“Curarsi è bene, non curarsi è meglio”: il SSN è ancora in grado di garantire il diritto alle cure dei suoi cittadini?

Liste d’attesa lunghissime, Pronto Soccorso sovraffollati, sperperi nel pubblico. Sono queste le keywords all’ordine del giorno per la Sanità. Eppure, nel 2018 si sono registrati circa 400.00 nuovi casi di cancro al seno, circa 150.000 i nuovi casi di HIV. Si trascura l’unico bene, quello salute, che non è acquistabile, ma solo migliorabile in termini di qualità della vita. 

Il “cronicizzarsi” dei problema.

In Italia una persona su tre è affetta da una patologia cronica-degenerativa. Ciò significa che la complessità delle cure richiede spesso la presa in carico da parte di più specialisti per un percorso che durerà all-life-long. O comunque fino a quando il paziente non lo interromperà per altri motivi. Perché è questo quello che spesso succede: le persone smettono di curarsi perché non hanno più soldi per farlo o perché i tempi di attesa per questa o quella visita sono troppo lunghi. Così, i soldi dei contribuenti finiscono inevitabilmente nelle casse delle strutture sanitarie accreditate perché, a parità di prezzo, la stessa prestazione viene erogata in pochi giorni. E se questo, da una parte, aumenta il grado di soddisfazione del paziente, dall’altro fa emergere il più grosso dei problemi della nostra sanità: le liste d’attesa.

Dal Pubblico al Privato.

Negli ultimi anni si è assistito ad un processo di “privatizzazione”. Perché costa meno, perché si abbattono i tempi d’attesa. Come se tacitamente lo Stato Italiano avesse accettato che le aziende sanitarie private nascano per “sostituire” il SSN. Un Sistema Sanitario (Nazionale) che non è evidentemente in grado di rispondere ai bisogni di salute della sua popolazione. Tutto ciò non fa altro che aumentare la sfiducia dei cittadini italiani che, per “referenzialità”, usano recarsi da specialisti privati consigliati dai rispettivi MMG o amici di famiglia. Che cosa significa? Che, volontariamente, una persona decide di pagare la stessa prestazione con un costo maggiorato basandosi sulla sola esperienza personale di una persona di loro fiducia. In buona sostanza, si sono privatizzati gli utili e socializzate le perdite (economiche).

Art. 32 della Costituzione Italiana

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività [..]”

Tutto ciò non fa altro che aumentare l’insoddisfazione del cliente, che paga la prestazione e spesso ne rimane deluso in termini di “qualità attesa/percepita”. Ecco che l’operatore sanitario, inquadrato come carnefice anziché vittima, diventa oggetto di violenze verbali e talvolta fisiche da parte degli utenti. In Italia, “se ammalarsi resta una follia, è non morire la vera favola”, da una semicitazione di Gramellini. Siamo ancora sicuri che il Sistema Sanitario Nazionale, culla e madre di tutta la Sanità Italiana, sia ancora in grado di tener botta a quel Padre Padrone del Dio Denaro?

Francesco Fascia

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