Nichilismo attivo e passivo : da Nietzsche e Cioran al pensiero di Galimberti

Nietzsche: Dio è morto

Nell’aforisma 125 della sua opera filosofica “ La Gaia Scienza ” il filosofo tedesco Friedrich
Wilhelm Nietzsche afferma che “ Dio è morto ” nel tentativo di descrivere la condizione di puro nichilismo in cui la società di fine ottocento è sprofondata. Quella di Nietzsche non è però, adifferenza di quello che si potrebbe pensare, un’affermazione del proprio ateismo ma una semplice constatazione attraverso la quale il filosofo critica il crollo dei principi, dei valori, delle fondamenta della società a causa delle ipotesi metafisiche e religiose.
Secondo Nietzsche l’uomo deve smettere di cercare le risposte alle proprie necessità nel duplice mondo, in quella dimensione lontana ed ipoteticamente migliore della Terra. Il filosofo, infatti, si scaglia contro la casta dei sacerdoti ai quali addita la colpa di aver illuso gli uomini facendogli credere che oltre alla propria realtà fisica ci fosse una realtà metafisica, superiore a quella umana. Da questo momento, l’uomo nutrito dalla religione e dalla metafisica ha smesso di valorizzare la Terra, di cercare risposte nelle cose semplici che lo circondando ed ha iniziato a guardare al cielo in cerca di quella realtà ideale ed idilliaca dipinta dalla religione . Questo ha portato, però , ad una condizione di trasvalutazione, dove gli individui non vivono più in armonia con la Madre Terra dove, a causa della nascita del senso di colpa e del peccato, l’uomo perde il suo spirito vitalistico raggelandosi nei principi del cristianesimo. Ma la vera tragedia è che l’individuo, come avrebbe suggerito prima Kierkegaard, ha rimesso la propria vita interamente nelle mani di Dio facendo affidamento solo ed esclusivamente a quest’ultimo : l’uomo non cerca più di migliorare la propria esistenza, si convince che il loro destino sia già stato scritto e che, essendo nelle mani di Dio, non è lui l’artefice della propria vita, rassegnandosi ad essere un passivo spettatore di eventi. E’ per questa ragione che Nietzsche proclama la morte di Dio : l’uomo deve smettere di sperare che un entità superiore lo salvi ed adoperarsi, invece, affinché possa riscattarsi da solo, con le proprie forze. Se la Gaia Scienza viene definita uno degli “ scritti del vomere ” Così parlò Zarathrustra , invece, è uno degli scritti del “ GRANDE MERIGGIO ” dove quanto affermato nelle opere precedenti prende forma dando adito alla famosa FILOSOFIA DELL’OLTRE UOMO (Übermensch). L’Oltre uomo, meglio conosciuto come Superuomo, è il personaggio principale della filosofia di Nietzsche, costituisce la soluzione al nichilismo (l’assenza di valori ) che affligge la società, è l’esatto contrario dell’uomo moderno poiché quest’ultimo sarà in grado di liberarsi dalla metafisica e dai vincoli imposti dalla religione. L’Oltre uomo è colui che assapora appieno la vita accettandola nella sua integrità, dolore e gioia, affrontando coraggiosamente ogni sua sfumatura, egli non cerca di scappare dalla Terra nel tentativo di raggiungere l’altro anzi, la pone al centro della propria esistenza trasformandola nella sua unica certezza. L’Oltre uomo è, dunque, l’avventuriero, l’uomo audace, forte, tenace, capace di far fronte alle avversità e alle beffe del destino senza perdersi d’animo ma continuando a cercare in sé stesso l’energia necessaria per condurre la propria vita : è l’artefice del proprio destino. Proprio per questa svolta ottimista, il nichilismo affrontato da Nieztsche è di tipo attivo, poiché la constatazione della realtà circostante non serve al filosofo per affermare la negatività della vita umana, rassegnandosi ad essa. Nietzsche non parla di una condizione di vuoto perenne bensì temporanea che può essere superata attraverso le soluzioni che egli stesso ha voluto dare.

Emil Cioran: Al culmine della disperazione

A differenza di Nietzsche, Emil Cioran noto filosofo rumeno coltiva un tipo di nichilismo completamente diverso, non attivo bensì profondamente negativo.
I cardini della sua filosofia si basano sul tema del Nulla che lui accosta a Dio e, soprattutto, sul suicidio un tema onnipresente sia nei sue scritti che nella sua vita privata. Cioran è attratto dal tema del vuoto, il vuoto della vita e la sua totale mancanza di significato che non può essere ricercato né in Dio come per Kierkgaard, né tanto meno in sé stessi come per Nietzsche. Le sue opere più importanti “ Al culmine della disperazione ” , “ L’inconveniente di essere nati ” ed il “ Il funesto demiurgo ” esplorano il suo pessimismo radicale attraverso affermazioni come “ Tutto ha l’aria di esistere, e non c’è niente che esista ” ed ancora “Abbiamo perduto nascendo quanto perderemo morendo. Tutto.” . Per il filosofo il mondo è intaccato dal male alla radice ed è, per questo, privo di ogni valore di per sé positivo: la vita stessa gli appare un dono avvelenato. Nonostante molti si ostinino a voler leggere Cioran sotto la lente di Nietzsche, il suo pensiero è molto più tragico e pessimista e culmina in quello che può facilmente essere definito un nichilismo estremo, che non porta al concetto dell’Oltre uomo e alla sua volontà di potenza, bensì all’idea dell’uomo maledetto, disperato poiché infinitamente condannato alle sofferenze della vita. Se Nietzsche esaltava la vita, Cioran l’aggredisce criticandola, così come Leopardi, di non curarsi degli esseri umani, delle loro pene e sofferenze. La vita è per Cioran un concetto assurdo : essa è priva di significato “ Non mi perdono di essere nato ” afferma, ciononostante rivela anche che “nascere mi appare una calamità che sarei inconsolabile di non aver conosciuto.” L’assurdità o forse la crudeltà della vita è proprio questa : una volta nati non si può fare a meno di restare vivi poiché la vita, malvagia, attira l’uomo con le esperienze che potrebbe offrirgli. E’ un errore, però, pensare che il filosofo avesse un’attitudine positiva nei confronti dell’esistenza umana poiché questa, infatti, si basa sul puro Nulla, l’unico principio in cui il filosofo crede. Nonostante Cioran condivida l’idea di trasvalutazione di Nietzsche, non crede che questa condizione di nichilismo possa essere momentanea e che l’uomo possa superarla costruendo nuovi valori: questi non sono mai esistiti così come non è mai esistito un senso alla vita . Il filosofo afferma, infatti, che “ Non c’è nulla che giustifichi il fatto di vivere” è inutile, dunque, cercare di trovare valori per darle un senso poiché l’universo sarà sempre dominato dal “ Solido Nulla” ossia dalla sua vacuità e profonda nullità. Molti hanno confuso il principio del Nulla che domina il mondo, con la volontà del filosofo di sostituire Dio ma Cioran, nonostante trascorra tutta la sua vita interrogandosi sull’esistenza di Dio, non arriverà mai a proclamare la certezza della sua esistenza. Non sarebbe giusto, però, affermare che Cioran non credeva assolutamente a Dio bensì egli non credeva nel Dio della religione cristiana, per Cioran Dio non è buono, onnipotente e misericordioso ma demoniaco e dispotico. Il Dio di Cioran non è “ morto ” ma ha abbandonato l’uomo e l’universo; nelle sue opere, infatti, il filosofo si scaglia contro Dio in quella che è stata definita una “ preghiera arrogante ”. Cioran sa che Dio ha consegnato all’uomo una croce pesantissima, un destino tragico che accomuna tutti gli esseri umani, non si tratta della morte poiché questa è vista solo come l’ultimo aspetto del vero dramma esistenziale : la vita. Questa è la croce, la grande tragedia umana :la vita. Ciononostante Cioran si è sempre definito agnostico, in quanto, dichiara che la vita poiché sofferenza porta l’uomo ad inventare e a credere in un Essere immaginario (Dio), su questa line di pensiero Cioran può essere accomunato a Feuerbach il quale parla dell’uomo come “ coscienza infelice ” costretto a rivolgersi ad un entità superiore essendo questa l’ultimo appiglio per sfuggire alla propria angoscia.Nonostante la sua avversione per l’esistenza, però, Cioran non arriverà mai al suicidio; anche se questo pensiero sarà, come per Pavese, la sua più grandeossessione. Perché non togliersi la vita? “ Perché non mi suicido? Perché la morte mi disgusta tanto quanto la vita.” il solo suicidio che merita di essere considerato è, per Cioran, quello senza apparente motivo, senza ragione alcuna. Coloro che si suicidano per il dolore della vita umana sono, infatti, vittime di quest’ultima poiché, uccidendosi confermerebbero solo la propria miseria. Non bisogna suicidarsi perchè si hanno delle ragioni, in quanto, nel momento in cui ci fosse un’alternativa si arginerebbe l’idea della morte e si continuerebbe a vivere. L’idea del suicidio deve nascere da un odio disinteressato nei confronti della vita non condizionato, cioè, da fattori esterni ma solo dalla propria lucida coscienza : che la vita non vale a niente. Infatti, Cioran nonostante abbia sempre ribadito l’assenza di valori di ogni ordine ( sociale, morale, estetico) non ha mai pensato che una soluzione potesse essere quella di ricostruirli, come per Nietzsche, bensì dimenticarli aggrappandosi all’irrazionalità “come salvarla(la vita) ancora dal nulla? Vi si può riuscire solo aggrappandosi all’assurdo, all’inutilità assoluta, a qualcosa, cioè, che non ha alcuna consistenza, ma la cui finzione può creare un illusione di vita.”

Umberto Galimberti : L’ospite Inquietante

L’ospite Inquietante” è un libro pubblicato da Galimberti nel 2007. Nel libro l’autore s’interroga sullo stato di analfabetismo emotivo provato dai giovani, dove il nichilismo ha invaso la loro vita come un “ospite” inatteso, non invitato e che, apparentemente, fatica ad andare via. Per Galimberti, però, non si tratta di un nichilismo esistenziale ma socio-culturale, il nichilismo non colpisce solo i giovani ma tocca tutta la società e , purtroppo, non ha una chiara soluzione da fornire. Le cause di quest’ “ospite inquietante” possono essere svariate, la prima fra tutte è senz’altro la tecnica vista come l’ambiente che ci circonda: media, scuola, genitori… . Per Galimberti, infatti, i giovani non hanno alcuno stimolo al futuro che si presenta loro come una minaccia spaventosa che procura ansie e paure. Anche la scuola, gli insegnanti ed i genitori sono da incolpare visto che nessuno di loro sa come “approcciare” i giovani e come sollevarli dalla loro apatia, i “media” che spingono i giovani al fenomeno dell’ esibizionismo, dell’apparire, del doversi necessariamente omologare alla società. Inoltre, l’autore analizza le possibili conseguenze di tale nichilismo, come la violenza, gli omicidi “gratuiti” compiuti dagli adolescenti o il suicidio giovanile, per  il 90% delle volte evitabile . Anche questa volte Galimberti sottolinea come si inutile l’intervento di psicologi, di terapie e annessi, in quanto il problema non sia individuale ma sia scaturito da un’atmosfera collettiva che va cambiata con l’intervento di tutte le singole parti. Purtroppo, però, l’autore non riesce ad arrivare ad una conclusione sincera o esauriente.

Ariana Ciraci

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