Quanta fatica costa il tuo telefono? Da Blood Diamond all’inferno delle miniere di coltan

Era il 2006 quando uscì nelle sale Blood Diamond, film diretto da Edward Zwick che racconta la storia dei ‘diamanti di sangue‘ in Africa, precisamente in Sierra Leone. Il protagonista è Danny Archer (Leonardo Dicaprio), un cinico mercenario di diamanti la cui storia si intreccia con quella di Solomon Vandy (Djimon Hounsou), un pescatore africano locale, separato dalla famiglia e deportato da un gruppo di ribelli in un campo diamantifero per prigionieri. La pellicola diede grande voce mediatica alla terribile situazione che negli anni 90′ affliggeva molti stati africani, tra cui Angola, Liberia, Costa d’Avorio e Congo, ossia ai loschi traffici delle multinazionali diamantifere, correlati da guerre civili interne e dallo sfruttamento delle popolazioni locali, costrette a cercare i diamanti in totale stato di schiavitù. Oggi il commercio dei diamanti è monitorato attraverso il Kimberley Process, un sistema di certificazioni a cui possono accedere tutti i paesi produttori di diamanti in grado di dimostrare la provenienza “conflict-free” delle pietre preziose. Grazie a questo processo e alla parziale risoluzione di alcuni conflitti africani, la produzione di diamanti ‘sporchi’ è calata, ma il problema oggi ha solo cambiato il proprio protagonista, interpretato da un minerale per certi aspetti anche più prezioso del diamante: il coltan.

Danny Archer (Leonardo di Caprio) e Solomon Vandy (Djimon Hounsou), immagine di cominsoon.it

Il coltan: tassello fondamentale dell’industria elettronica

Il termine ‘coltan‘ è usato colloquialmente in Africa per indicare la columbite-tantalite, una miscela complessa di columbite e tantalite, due minerali della classe degli ossidi che si trovano raramente come termini puri. Molto ricercata è la varietà di columbite-tantalite ad alto tenore di tantalio, un metallo la cui polvere nerastra è fondamentale nella produzione di componenti elettrici, soprattutto condensatori di dimensioni molto ridotte in rapporto alla loro capacità. Infatti risulta un ottimo conduttore e consente agli apparecchi una carica di batteria maggiore riducendone notevolmente il consumo di energia. Questi condensatori vengono impiegati in quasi tutti i dispositivi elettronici, come smartphone, computer portatili, lettori DVD, fotocamere e videocamere digitali ed elettronica per l’automobile. Per estrarre il coltan non servono fare costosi tunnel lunghi chilometri, perché è un minerale di superficie ed è quindi alla portata di scavi anche modesti. Questo spiega come il coltan possa essere paragonato a livello di interesse al diamante: è raro, facile da estrarre ed indispensabile per l’avanzamento dell’industria elettronica e dell’hi-tech, caratteristiche che lo rendono un bancomat appetibile a chi è pronto a impadronirsene con la violenza e lo sfruttamento.

Polvere nerastra di coltan, immagine di lantidiplomatico.it

Congo: il tantalio e i ‘Lords of war’

Proprio l’origine del nome del tantalio ci introduce alla drammatica situazione vissuta dalle popolazioni locali, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei pochi luoghi dove il metallo è presente. Il nome Tantalio fu coniato dal suo scopritore Anders Ekeberg e deriva dal personaggio mitico di Tantalo, padre di Niobe nella mitologia greca, che fu condannato dopo la sua morte a restare immerso nell’acqua fino alle ginocchia, mentre sopra di lui crescevano dei frutti perfetti che lo avrebbero tentato per l’eternità: se si chinava per bere, l’acqua si prosciugava e se alzava le braccia per cogliere i frutti, i rami che li reggevano si alzavano oltre la sua portata. L’impossibilità del raggiungimento di uno scopo era correlata alla resistenza agli acidi del tantalio, quasi impossibile da corrodere, ma rappresenta sorprendentemente bene anche l’attuale situazione d’inferno che lo stesso metallo ha portato alla luce molti anni dopo. Tutto nasce dal forte interesse delle multinazionali per questo elemento, le quali sono in contatto con i cosiddetti ‘lords of war‘, signori della guerra che solitamente sono poliziotti corrotti, colonnelli o guerriglieri. Questi formano degli eserciti privati, non diversi da quello del RUF (Fronte Unito Rivoluzionario) presente in Blood Diamond, utilizzati per recare violenza e minacciare le popolazioni locali, in modo da garantirsi la manodopera in miniera. C’è anche chi viene costretto ad entrare a far parte dell’esercito dei guerriglieri, col fenomeno dei bambini soldato che ritorna a fotocopia proprio come nella pellicola di Zwick, dove il figlio del pescatore Solomon viene rapito e costretto ad unirsi al RUF.

Bambini soldato in Congo, immagine di corriere.it

Condizioni di lavoro e la ‘catena di montaggio’

Va peggio però a chi lavora in miniera, dove persone di ogni età passano intere giornate a scavare con pale e picconi nei depositi alluvionali, negli alvei e anche su ripide colline, composte da rocce fragili, che spesso tendono a sbriciolarsi provocando frane e incidenti continui. Le principali vittime sono anche qui i bambini, che per le loro piccole dimensioni, vengono fatti calare nelle buche più strette scavate nel terreno, col fine di recuperare le pietre da spaccare. La loro salute è messa a dura prova dai ritmi di lavoro pesantissimi, inoltre il tantalio è anche parzialmente radioattivo poiché contiene una parte di uranio e di conseguenza la sua estrazione continua a mani nude può provocare tumori al sistema linfatico o altre patologie che portano a una morte prematura. Da qui prende il via una sorta di ‘catena di montaggio‘ dove i minatori danno le pietre a donne e bambini che le setacciano a mano con l’acqua, gli stessi poi ne trasportano numerosi chili al mediatore più vicino, che talvolta si trova anche a due giorni di cammino nella giungla. Il mediatore, un signore della guerra, vende quindi il materiale alle multinazionali, soprattutto in Oriente, prendendo una tangente e arricchendosi sulla miseria altrui, o ricevendo in cambio armi per aumentare il monopolio dei giacimenti, alimentando la guerriglia tra eserciti opposti. I minatori sono pagati poco più di 5 dollari al giorno, le donne e i trasportatori 2 e i bambini anche meno. Sembrano e sono salari ridicoli, ma la paga è enorme rispetto a un lavoratore medio congolese che guadagna 10 dollari al mese. Questo fa addirittura accorrere schiavi volontari, visto che in Congo il cibo costa molto e la gente accorre per garantirsi un guadagno e non morire di fame. Spesso sono gli stessi signori della guerra che danno da mangiare alla popolazione, riprendendosi quei pochi spiccioli che hanno dato come salario. Senza contare le consuete violenze e stupri nei confronti delle donne di qualunque età da parte dei ‘soldati’.

Miniera di coltan in Congo, immagine di repubblica.it

I dati, le alternative e il silenzio

L‘International Rescue Committee parla di almeno 5,4 milioni di morti legati a questo business, mentre il New York Times ne stima 6,9, in una situazione in cui è anche difficile stabilire un censimento attendibile. In diverse aree del paese il livello di emergenza ha raggiunto il livello 3, il più alto del sistema di classificazione nazionale. 0,18 euro è ciò che i minatori percepiscono al chilo di coltan estratto, mentre il prezzo di mercato negli anni ha raggiunto anche i 600 euro al chilo. Sono solo alcuni dei dati struggenti che ci appaiono meno distanti se pensiamo a dove state leggendo questo stesso articolo, ora che sapete cosa è stato necessario per permettere il funzionamento dello schermo che avete davanti. Negli anni diverse aziende multinazionali sono state accusate di contribuire a tale traffico, fino ad arrivare a forme di certificazione della provenienza. Ora molte Ong e aziende private si adoperano per contrastare questo processo di sfruttamento che attanaglia la popolazione Congolese. L’azienda olandese Fairphone ad esempio dal 2011 si impegna a vendere smartphone android costruiti con materiali provenienti esclusivamente da miniere non controllate dai signori della guerra e in cui ai lavoratori sono garantiti i diritti sindacali. Rimane però il problema di molte società minori cinesi e kazake, il cui unico scopo è entrare in possesso del minerale indipendentemente dalla sua provenienza, visto che il mercato offre un’immensa fonte di guadagno, data l’incessante richiesta di smartphone e di settori in crescita come anche l’industria aerospaziale. Senza contare che il prezzo di estrazione per le aziende di produzione risulta praticamente nullo. Malgrado i milioni di morti causati dai conflitti, le ampie violazioni dei diritti umani riscontrate e il coinvolgimento del settore delle nuove tecnologie, la questione ha trovato finora scarso spazio sui media, se non con qualche sporadico intervento finito nel dimenticatoio subito dopo, a conferma di come ai piani alti non ci sia alla fine questo grande interesse di porre un rimedio.

Vi lascio con questi video, il primo del danese Frank Piasecki Poulsen che già nel 2010 mostrava le condizioni in cui versano queste popolazioni. Il secondo riguardante la situazione in Colombia, con molti dati interessanti anche sul Congo.

                    –Thomas Ardieli

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