Nella mente di Abraham Simpson: la memoria positiva e la senilità

La senilità: una fase della vita che accomuna tutti noi.

Il diventare anziani è inevitabile ed è, paradossalmente, molto importante soprattutto per la nostra mente, poiché attua degli stratagemmi che sono fondamentali, affinché il nostro cervello possa accompagnare noi stessi verso la fine della vita.

Chi di voi non ha mai conosciuto il simpatico ma altrettanto rompiscatole Abraham Simpson, o meglio nonno Simpson. Irriverente, a volte noioso, ma molto profondo nel suo personaggio. Nonno Simpson, ammorba continuamente i propri famigliari con storie sulla guerra, sbalzi di memoria e battute banali.

Cosa c’ è di importante nella sua forma mentis?

La senilità psicologica è caratterizzata, come detto in precedenza, da accorgimenti e modificazioni nel pensiero. Una di queste è quella che il professor Nicola Mammarella, docente dell’ università “Gabriele D’Annunzio” definisce “memoria positiva“, ossia la strategia di rafforzare i ricordi più belli che hanno riempito la vita dell’ individuo fino ad ora e indebolendo quelli brutti.

In questo modo, la senilità è più scorrevole e noi ci sentiamo più soddisfatti di noi stessi e abbiamo l’ opportunità di tramandare bellissime tappe vitali ai posteri. Altra fetta della “memoria positiva”, è quella che riguarda l’ autostima: vi siete mai chiesti perché se chiediamo ad un ragazzo tra i 20 e i 30 anni cosa ha da fare ci risponde con una carrellata di stressors da far spavento? Presto detto: la vita di un uomo ancora nella giovinezza è piena di impegni che mettono alla prova la sua capacità di gestione.

E se lo chiedessimo a nonno Abe cosa direbbe?

“Sì sì, mi piacerebbe fare delle cose, ma ormai sono vecchio, sto bene così!”.

Questo perché le persone anziane vedono la propria vita compiuta, per questo sono soddisfatti di quello fatto fin’ora e non hanno remore per il proprio passato. Questo è lo spettacolo dell’ ultima fase della vita che ci accomuna tutti; volta al farci star bene e dire: “In questa vita sono stato qualcuno”. Solo un fantasma, o meglio uno spettro ci allontana dalla normalità: il morbo di Alzheimer. Un mostro che cancella la memoria autobiografica, nella quale abbiamo tutta la nostra vita. Speriamo la ricerca continui a combattere questa orribile patologia, in modo da rendere la nostra memoria “positiva”.

Mattia Mancini

 

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