Se vuoi ricordare qualcosa, non la fotografare

Ipotizza di trovarti ad una festa, il locale è bellissimo, decorato in modo impeccabile, ti colpisce, così decidi di fotografarlo. Se un tuo amico ti chiedesse perché lo stai fotografando, cosa risponderesti? Oppure, stai facendo una passeggiata, dopo una salita arrivi in un punto panoramico che si apre davanti i tuoi occhi. Il panorama è bellissimo, così decidi di fotografarlo. Anche qui, se qualcuno ti chiedesse il motivo del tuo fotografare, cosa risponderesti?

La trappola delle foto “ricordo”

Probabilmente, se qualcuno ti chiedesse davvero perché tu stia fotografando quel posto, quel panorama, o qualsiasi altra cosa, tu risponderesti che lo fai per ricordo. Altra risposta plausibile, che potresti dare è: “per postarla su Instagram” o Facebook, o qualsiasi altro social network. In realtà, potresti dare anche una qualsiasi altra risposta, la situazione sarebbe sempre la stessa. Inoltre, quasi mai si scatta una sola foto. Al contrario, spaziosissime memorie virtuali e accessori come il cellulare – che è sempre con noi – ci permettono di fotografare più e più volte, anche un solo piatto da portata di un ristorante. Il punto è che, l’ansia di accumulare immagini spesso indirizzate ai social network, ha modificato molto del nostro vissuto, in particolare, nei ricordi.

Tu stesso potresti accorgerti della differenza, spiando minuziosamente nella tua memoria dopo un periodo di prova di detox da foto, ma se non ne avessi voglia – o fossi troppo scettico per farlo – c’è chi lo ha già fatto (scientificamente) per te.

Lo studio e gli incredibili risultati

Il Journal of Social Psychology, ci comunica di un interessantissimo studio dello statunitense Dartmouth College. Tra gli autori dello studio, la psicologa ricercatrice Emma Templeton. Nella ricerca, ad una serie di volontari è stato proposto di cimentarsi in diverse attività. Mentre ad alcuni partecipanti è stato comunicato che avrebbero potuto registrare, fotografare e postare quanto facessero o vedessero, altri partecipanti sono stati invitati a non farlo. Dopo questo primo step, la dottoressa Templeton, ha somministrato a tutti i partecipanti, dei test di memoria, dei test sul coinvolgimento emotivo e altri test che valutassero il grado di contentezza e soddisfazione degli esaminati. In totale, gli studi sono stati tre. Il risultato paradossale è stato che, in tutti e tre gli studi, i volontari che non avevano scattato fotografie e utilizzato media, avevano un ricordo molto più nitido dell’esperienza che avevano vissuto, rispetto ai volontari che, al contrario, avevano passato diverso tempo a postare foto, fotografare e riprendere.

Nello specifico, in una di queste attività si è proposto ai volontari di visitare la famosa Stanford Memorial Church, in California. Un gruppo di volontari, ha visitato la chiesa scattando liberamente foto da poter successivamente postare o stampare, l’altro gruppo – invece – ha visitato la chiesa evitando di scattare foto. Un quiz a sorpresa, proposto ad entrambi i gruppi una settimana dopo la visita in chiesa, indagò sui loro ricordi riguardo ciò che avevano visto. I risultati evidenziarono che, gli esaminati che non avevano utilizzato dispositivi per registrare o fotografare, riuscivano a rispondere correttamente a sette risposte su dieci. Il secondo gruppo, formato dai volontari che avevano scattato foto, riusciva a dare meno di sei risposte esatte. Anche se la differenza sembra piccola, in realtà non lo è.

Perché succede? E come devo fare per avere più ricordi riguardo ciò che vivo?

La dottoressa Templeton, non ha fornito solo dati sui risultati dello studio, di cui è stata coautrice, ma ha fornito anche una spiegazione del fenomeno. “Il solo scattare foto, in generale, è abbastanza per far abbassare il punteggio nel test di memoria” – ha dichiarato la Templeton. Ma il motivo di questo fenomeno, qual è? “Il motivo? Probabilmente la distrazione. Potrebbe essere che quando usiamo i nostri dispositivi, ci distraiamo dall’esperienza che stiamo vivendo e, a causa di questa distrazione, non ricordiamo le cose a cui crediamo di prestare attenzione.”

E perché ci distraiamo così facilmente? La dottoressa, riferendosi agli smartphone, afferma: “Questo perché, abbiamo inserito nelle nostre vite una potenziale gigantesca fonte di distrazione“. Effettivamente, l’utilizzo dello smartphone è decisamente alto. E’ sempre con noi, e viene utilizzato per moltissime ragioni diverse, grazie anche alle numerosissime app disponibili sul mercato. Oltre che, naturalmente, per scattare fotografie.

Un altro motivo, per il quale vivere i momenti senza fotografare o riprendere, rende i nostri ricordi più nitidi, è legato alle emozioni. Le emozioni ci fanno ricordare di più un dato evento, una vista, o un momento. Perciò, prendere un dispositivo e cominciare ad usarlo, in qualche modo spezza il nostro vissuto emotivo. Questo, perché la mente si concentra nel far altro.

Il paradosso, quindi è svelato: se vuoi davvero ricordare un evento, vivilo. Metti da parte lo smartphone ed evita di scattare decine di foto – magari, tutte alla stessa piazza, nella ricerca disperata di uno “scatto buono” da postare.

Ora sai quindi, che ogni volta che farai raffiche di foto, credendo di agevolare un “ricordo” di quel momento, non sarai del tutto giustificato.

Serena Vitale

 

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