Gli occhi sulla Libia ( e l’acquolina in bocca)
La Libia è di nuovo nel caos. I continui “cessate il fuoco” non vengono rispettati e Tripoli è sotto stato di emergenza. Questi nuovi assestamenti politici stanno puntando i riflettori delle più grandi potenze mondiali di nuovo sull’Oriente. Le forze del Governo di Accordo Nazionale di Fayez al Sanaj, il presidente dell’unico governo libico riconosciuto dall’Europa e dalle Nazioni Unite, si scontrano con quelle della Settima Brigata, fedele al generale Haftar, a Tripoli. Tutto subito prima delle nuove elezioni politiche, principale preoccupazione delle nazioni Occidentali, che sulla Libia hanno messo gli occhi per ottenere nuovi accordi petroliferi. Per ora il suolo è conteso tra due potenze legate da un odio amore che risale a tempi immemori: Italia e Francia.

La conferenza di Palermo: si decide sul futuro della Libia
È stata annunciata da Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Esteri, la conferenza di Palermo, prevista per il 12 e 13 novembre. Unico interesse del vertice: la Libia. La situazione è diventata molto più urgente da quando l’ambasciatore italiano Perrone è andato via da Tripoli, ancora non vi sembra essere l’intenzione di farlo ritornare. Nonostante l’ambasciata sia ancora “operativa”, l’uscita di scena del rappresentante è comunque un messaggio forte. La decisione è stata dettata da un surriscaldarsi del clima politico a seguito di una intervista rilasciata in arabo dello stesso Perrone. In questa, il politico avrebbe sostenuto come le nuove elezioni politiche, la cui data è da destinarsi, avrebbero dovuto essere precedute da una base costituzionale. Posizione che totalmente rispecchia le ideologie occidentali, ma che è stata considerata una intromissione indesiderata negli affari libici da parte di alcuni leader locali. Per “motivi di sicurezza“, dichiara Moavero, Perrone rimarrà lontano dalla capitale del paese del Vicino Oriente, che fino al 2011 era uno dei principali alleati italiani, tanto da essere stata dato rinominata la nostra ‘quarta sponda’ . Ora Khalifa Haftar stesso avrebbe dichiarato che Perrone non è più una persona grata sul suolo libico.
Conte inoltre ha annunciato che si terrà un incontro a Mosca per lo studio del dossier libico. Il prossimo lunedì 8 ottobre , Moavero si recherà in suolo russo per discutere con il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov. Secondo l’Huffpost, il benestare di Mosca sarebbe indispensabile per potersi presentare al vertice di novembre come una potenza in grado di controllare il destino del paese nordafricano. Ma all’orizzonte si rivela un contendente: la Franca di Macron sta già preparando le basi per poter prendere il posto del’Italia e diventare il nuovo interlocutore preferenziale della Libia con l’Unione Europea. “Parigi ha messo a segno un colpo importante, annunciando l’istituzione della nuova ambasciatrice. Beatrice le Fraper du Hellen, nuova rappresentante della diplomazia dell’Eliseo a Tripoli, ha presentato il primo giorno di ottobre ufficialmente le sue credenziali al capo del governo di accordo nazionale Fayez al- Sarraj.”, scrive l’Huffpost.

Francia versus Italia
La disputa sul controllo delle elezioni in Libia è iniziata il 29 maggio, quando Macron ha organizzato a Parigi un incontro con l’inviato ONU in Libia, Ghassan Salam, e altri diversi leader libici. Ma, al tavolo dell’Eliseo, hanno lasciato un paese senza sedia: l’Italia. Si gioca per il controllo delle risorse petrolifere della Nco (National Oil Corporation), il colosso petrolifero pubblico che detiene la produzione e la commercializzazione degli idrocarburi in tutto il territorio libico, da Est a Ovest, e anche del fondo sovrano libico, la Libyan investment authority (Lia), con un valore stimato almeno 32 miliardi di dollari.
Ancora una volta sembra di parlare di oggetti inanimati, di stati desertici e inabitati, quando in realtà il problema della Libia è che si trova in una crisi umanitaria perenne dal 2011, quando, in seguito alla primavera araba e alle azioni di alcuni paesi europei, i cui appetiti coloniali continuano a ricordare il nostro nefasto passaggio per quelle terre. La morte di Gheddafi ha fatto sprofondare il paese nelle vecchie divisioni settarie e tribali, e da allora la morte e la sofferenza sono dilaganti. Forse le grida si sentiranno molto più chiaramente a Palermo, più che a Parigi.
Al vertice di novembre si conferma la presenza si conferma la presenza di Russia, Unione Europea, Lega Araba, Egitto e delle tribù locali e milizie libiche che sono i principali attori sul suolo conteso. Momentaneamente si sta anche cercando di rendere possibile la partecipazione del discusso presidente americano: Donald Trump. Non c’è ancora garanzia della partecipazione del generale Haftar.
L’obiettivo della seduta sarà quello di “lavorare per la Libia, non sulla Libia. E di trovare una linea generale di azione per riportare l’ordine e la pace”.