Questo è il primo articolo della rubrica incentrata sul concept album The Dark Side of the Moon firmato Pink Floyd. La rubrica ha l’intento di analizzarne il contenuto, spaziando dai testi ai suoi suoni innovativi fino ad arrivare ai motivi che hanno portato uno dei gruppi rock più importanti della musica moderna a realizzare un capolavoro che ha segnato lo scenario musicale per sempre. Ogni settimana mi soffermerò sull’analisi di uno o più testi, in modo tale da realizzare un quadro completo dell’album.
The Dark Side Of The Moon fu registrato negli studi di Londra della EMI tra il giugno 1972 e il febbraio 1973. Pubblicato dalla Capitol Records negli Stati Uniti il 10 marzo del 1973, e dalla Harvest Records in Gran Bretagna il 23 marzo dello stesso anno, conquistò un successo immediato, mantendo la vetta delle classifiche per 741 settimane consecutive dal 1973 al 1988, superando le 50 milioni di copie vendute.
“E’ un album veramente eccellente –ha sottolineato Rick Wright– Io non so come mai continui a vendere e vendere, non lo so. È come se avesse toccato un nervo scoperto. Sembra che tutti stessero aspettando quest’album, o meglio, che qualcuno facesse un album come questo”. Nella piena rivoluzione della controcultura, tra avanguardia, crisi economica, guerra in Vietnam, rock progressivo e droghe nasce The Dark Side Of The Moon, un concept album dal tema filosofico-antropologico che si inserisce in un mondo rock ancora giovane che necessita di cambiamento. Cambiamento che arriva con Dark Side e i suoi legami con il genitore psichedelico, che predilige temi sociologici o politici utilizzando testi brutali e diretti.
Il gruppo (Roger Waters al basso, David Gilmour alla chitarra, Richard Wright alle tastiere e Nick Mason alla batteria) faceva tesoro di quanto di sperimentale aveva prodotto precedentemente, ma decise di proporre un concept-album, con un punto di vista alienante sul mondo moderno. L’album è una terrificante descrizione della malattia mentale e degli abusi del capitalismo. “Era una lotta tra il desiderio di estendere i nostri confini e il bisogno di avanzare in modo sperimentale, e contemporaneamente restare melodici” (David Gilmour). A muovere il gruppo era però una urgenza espressiva, la volontà di realizzare l’idea di musica che lo animava.
“Noi tutti –afferma Waters– combattiamo piccole battaglie tra il positivo e il negativo nelle nostre vite quotidiane, e io sono ossessionato dalla verità e da quanto la futile corsa per le cose materiali oscuri il nostro cammino verso un’esistenza. Ecco di cosa parla The Dark Side Of The Moon”. Waters si focalizza sul senso del vivere, spostandosi dalla contemplazione del cielo alle esperienze del mondo reale. Non è un caso che l’album più rappresentativo dei Pink Floyd sia dedicato proprio all’esplorazione di questo percorso di costruzione dell’identità che poi non è altro che la vita stessa, infatti le crescite personali dei singoli (Waters, Gilmour, Wright, Mason) hanno contribuito, con le loro dinamiche, all’identità della band. “The Dark Side of the Moon” costituisce un punto di non ritorno, che proietterà la band verso il successo, ma contribuirà anche ad avviare un processo disgregativo che intaccherà gli equilibri interni del gruppo.
La copertina per quanto minimalista, riesce a catturare l’attenzione e a intrigare chiunque. Il celeberrimo prisma trafitto da un raggio di luce bianca è stato ideato nel 1973 da George Hardie del design team Hipgnosis. Sul fronte c’è un triangolo, un prisma stilizzato, su sfondo nero, che, illuminato a sinistra da un sottile raggio di luce libera sulla destra un arcobaleno (si noti che nello spettro dei raggi colorati del prisma ci sono sei colori e non sette, non c’è l’indaco, per amplificare il design) che prosegue sul retro della confezione fondendo i colori sprigionati in una linea che si muove come un’elettrocardiogramma.

Le linee di colore invadono anche il retro della copertina dove entrano in un altro prisma rovesciato dal quale usciranno come un raggio di luce bianca, che prosegue fino a ricongiungersi con quello sul fronte. Quest’immagine è carica di significato, il raggio di luce bianca simboleggia la vita, che inonda il prisma, ovvero l’uomo (i cui bordi infatti si illuminano) che elabora con la sua naturale ricerca sulla realtà questo dono, restituendo come conclusioni le sue molteplici idee e azioni che non sono altro se non le proiezioni dello stesso individuo. Come suggerisce, il libretto in allegato all’album assegnando un colore a ogni traccia, ognuna di queste è legato ad un tema.
Ottavo album del gruppo, Dark Side è l’opera della maturità dei Pink Floyd, quello in cui per la prima volta i Floyd lavorarono relativamente senza pressioni, avendo a disposizione tempo, studi e mezzi tecnici all’epoca all’avanguardia tra cui l’utilizzo dei sintetizzatori, la registrazione multitraccia e i nastri magnetici in loop. Inoltre è diffuso è l’utilizzo di rumori d’ambiente e di frammenti parlati che si inseriscono perfettamente all’interno del concetto filosofico dell’opera. La novità sta anche nell’associazione di ogni sequenza di note a un concetto o a un’emozione da suscitare nell’ascoltatore. Questa catena di suoni genera un lavoro che ha senso solo se ascoltato e suonato in sequenza e per intero, infatti ogni lato del disco costituisce un’opera musicale continua. Le cinque tracce di ognuno dei due lati del disco rappresentano vari stadi della vita umana.
A mercoledì prossimo il nuovo appuntamento con la rubrica in cui si inizierà ad assaporare la vera essenza di The Dark Side Of The Moon.
Isabella Amalia Di Pasquale