Un Illuminista ghanese in Germania

Ciò che più viene ricordato del diciassettesimo secolo è indubbiamente la spinta razionalizzante dal movimento illuminista europeo. Un intero secolo di avanzamento scientifico e traguardi sociali, attraverso la compilazione di enciclopedie, l’affluente circolazione di libri e la sempre crescente spinta accademica delle università di tutta Europa. In città come Parigi o Napoli, negli stati tedeschi e nella Gran Bretagna, innovazioni di stampo politico-sociale e scientifico venivano sperimentate e attualizzate da grandi riformisti e inventori. La Scozia vide la nascita del Wealth of the Nations di Adam Smith e dello scetticismo di David Hume; in Francia troviamo grandi uomini di lettere come Voltaire o Montesquieu, così come il padre della chimica moderna, Antoine-Laurent de Lavoisier; e in Italia abbiamo grandi uomini di scienza come Luigi Galvani e Alessandro Volta, il padre del diritto penale, Cesare Beccaria, e filosofi influenti come Giambattista Vico.

E così anche in Germania. I vari stati tedeschi hanno dato nascita a Goethe, Schiller, Bach, Mozart, Kant, e molti altri. Ma è in questa parte di Mitteleuropa che avviene uno degli eventi che più rispecchia il progressivismo illuminista di quegli anni. Nelle università di Halle, Wittemberg e Jena troviamo evidenza del passaggio del primo filosofo africano in Europa, dai tempi dell’Impero Romano.

Illuminista
Un movimento politico, sociale, culturale e filosofico. L’Illuminismo abbracciava tutta una serie di discipline con una spinta progressista che inondò l’Europa del XVIII secolo.

Dal Ghana in Sassonia, Amo e il suo pensiero

Nel 1703, ad Awukena, nella regione di Axim (nel Ghana odierno) nasce colui che verrà poi conosciuto come Anton Wilhelm Amo. Del suo arrivo in Europa, ad Amsterdam, abbiamo solo delle congetture. Le più accreditate sono quelle di una possibile prima schiavitù o di essere stato inviato dai missionari cristiani come predikant della Chiesa Riformata Olandese. Ma di certo sappiamo che fu presentato (anche se originariamente come regalo) al duca Anton Ulrich della casata tedesca Brunswick-Wolfenbüttel dalla Compagnia olandese delle Indie Occidentali. Il ragazzo fu trattato subito come uno di famiglia. Fu battezzato secondo rito cristiano e gli fu permesso da subito un’educazione nelle maggiori arti dell’epoca.

L’educazione permessagli dalla famiglia Brunswick-Wolfenbüttel lo portò nel 1727 all’università di Halle, uno dei centri dell’Illuminismo tedesco. Qui frequentò la facoltà di legge, dove pubblicò il suo primo lavoro accademico, la Dissertatio inauguralis de iure maurorum in Europa (Tesi inaugurale sul diritto dei mori in Europa). Anche se abbiamo perduto tracce della tesi, conosciamo parte del suo contenuto grazie alla compilazione di un sunto da parte del suo benefattore, Johann Peter von Ludewig.

Nella tesi, Amo sostiene che durante l’Impero Romano gli Africani che abitavano in uno stato vassallo dell’Impero avevano lo stesso diritto di non essere schiavizzati degli Europei. Da notare è che la natura della tesi è quella di un argomento accademico contrario alla schiavitù, non basato su sentimenti personali. Anzi, attaccava le stesse fondamenta della legalità dell’istituzione schiavista attraverso l’uso della legge. Per Amo, non riconoscere l’inviolabilità dell’individuo africano andava contro la stessa lex romana da cui i sovrani illuministi vantavano di discendere.

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Anton Wilhelm Amo Afer

L’ambiente clericale dell’università, purtroppo, non gli permise di ottenere il certificato di laurea. Dovette quindi trasferirsi all’Università di Wittemberg, dove, dopo la Magistrale in Filosofia e Arti Liberali, presenta una seconda tesi nel 1734. Ottenne così il dottorato in filosofia con la sua Dissertatio inauguralis de humanae mentis apatheia (Tesi inaugurale sull’apatia della mente umana), una critica al dualismo cartesiano. In breve, per Amo la res cogitans, la mente, non è capace di percepire i fenomeni materiali, compito che spetta invece alla res extensa, cioè al corpo. Ciò deriva dal fatto che le sensazioni percepite dall’uomo necessitano di un corpo passivo e materiale, poiché la mente (immateriale) non può fungere da recettore.

A influenzare il pensiero di Amo furono sicuramente anche i suoi studi di medicina. Nella Vollständige Historie der Gelehrte di Gundlings troviamo che, all’epoca, vi erano due fazioni nel campo della medicina: i Meccanisti e gli Stahliani. I primi credevano che le funzioni vitali del corpo erano dipendenti dallo stato di salute o di malattia della materia, cioè da processi corporali ‘meccanici’. L’anima aveva, quindi, un’influenza minima sullo stato di benessere del paziente. I secondi invece, rifacendosi alla filosofia di Georg Ernst Stahl, credevano il contrario. È l’anima ad essere la matrice prima del corpo, che è solo un suo strumento mobile. I medicamenti servivano solo a stimolare i movimenti dell’anima, senza effetti sul corpo materiale. Le posizioni meccaniste di Amo e la sua tesi di dottorato lo posero in conflitto con la sfera clericale, la cui filosofia si muoveva su posizioni più spirituali.

Il ritorno in Ghana

Due anni dopo il suo dottorato Amo torna ad Halle per insegnare filosofia. In questi anni conclude il suo Tractatus de arte sobrie et accurate philosophandi (Trattato sull’arte del sobrio e accurato filosofare), che lo porterà a un diverbio con il rettore dell’università, per gli stessi motivi di matrice clericale, e lo costringerà a spostarsi a Jena nel 1739. In questi anni avviene, però, la morte del suo amico e benefattore von Ludewig, gettandolo nello sconforto personale e professionale.

Senza la protezione del suo mecenate la sua posizione accademica è sempre più a rischio, così come la sua situazione finanziaria. L’ultima testimonianza della sua vita a Halle è, poi, una commedia satirica del 1747: “A Comic student, the false academic virgin and Magister Amo’s proposal”. Nella commedia, il personaggio di Amo si innamora di una studentessa che, infine, rifiuta le sue avances. L’anno della commedia suggerisce che Amo risiedette in Germania almeno fino al 1747, quando decise di ritornare ad Axim. La data della sua morte ci è sconosciuta. Sappiamo solo che è avvenuta in un qualche anno dopo il 1753.

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La regione natale di Amo, Axim, nell’odierno Ghana.

Un esempio di vero Illuminismo

Interessante è che Amo, negli ultimi anni della sua vita in Germania, adottò il secondo cognome di Afer, nome comune per gli abitanti del Nord Africa durante l’Impero Romano. Oltre la Dissertatio inauguralis de iure maurorum in Europa non vengono più riportati scritti riguardanti argomenti razziali e la sua personale origine Nzema, ma questa era estremamente sentita dal filosofo. Con i suoi successi, i suoi relatori celebrarono la sua eredità africana, così come i suoi critici la usarono contro di lui. In particolare Martin Gotthelf Loescher, scrisse un’appendice alla sua tesi di dottorato, in qualità di relatore, lodando la sua terra natia e la sua eredità genetica.

Esempi come il contributo filosofico di Amo erano estremamente in linea con il progressivismo sociale dell’Illuminismo. Anche per questo Anton Ulric, sostenitore del movimento, gli permise di affrontare gli studi, non curandosi del colore della sua pelle. Un’esperienza simile è anche quella di Abram Petrovich Gannibal, generale russo di origine africana presentato dapprima come regalo a Pietro I il Grande, poi divenuto nobile alla corte della figlia Elisabetta (e nonno del famosissimo Puskin).

Trovo sia dovuto notare che un episodio come quello di Amo sia successo nello stesso paese che due secoli dopo avrebbe abboccato all’amo nazista. E che ciò serva a dimostrare come il pregiudizio razzista sia solo un’infondata discriminazione. Non è dimostrato da nessuna parte che la società africana precoloniale fosse formata solo da tribù e da selvaggi. Anzi, grandi imperi come il Mali sotto Musa I, il Regno di Aksum o l’Impero Songhai, sono brillanti esempi di civilizzazione nel continente. Grandi filosofi e uomini di cultura come Amo, Alexandre Dumas (sia padre che figlio) o Phillis Wheatley, dimostrano invece che non c’è nessun fondamento scientifico nel discriminare in base alla razza il carattere intellettuale di una persona.

Come troviamo in Don’t Be a Sucker!, filmato educazionale del 1943 pubblicato dal Department of War degli USA: “In ogni razza troviamo lo stesso intervallo di potenzialità. Troviamo idioti e geni, criminali e filantropi. Dobbiamo valutare ognuno di loro come un individuo e non dal colore della sua pelle, o dei suoi occhi, o dalla lunghezza del suo naso”

Marco Rossi