Un viaggio chiamato vita: cosa vuol dire veramente viaggiare

Il viaggio coincide con la vita, né più né meno‘… Questo scriveva Todorov. Ancora troviamo Magris a sostenere che ‘oggi più che mai vivere significa viaggiare‘. Da quanto si può intendere dalle parole di questi due autori, il viaggio sarebbe dunque sinonimo di vita. Bensì secondo il dizionario di lingua italiana Treccani esso è -con precisione-: ‘sostantivo maschile L’andare da un luogo ad un altro luogo, per lo più distante, per diporto o per necessità, con un mezzo di trasporto privato o pubblico’. Inoltre quante volte si sente definire la Divina Commedia come “il viaggio di Dante”?

Tutte queste definizioni, addirittura alcune nettamente contrastanti tra loro, non fanno altro che complicare il filo logico delle conoscenze. Verrebbe naturale chiedersi: ma quindi, cosa rappresenta davvero questo concetto? Un essere astratto, figurativo, addirittura simbolico o spirituale oppure un puro e semplice spostamento fisico, solo fine a se stesso ed esclusivamente in grado di dar piacere agli occhi? Ma se il viaggio, quello vero, non fosse nulla di tutto ciò? Sebbene Todorov e Magris si avvicinino molto al vero significato di questo termine, esso comunque continua a nascondere milioni di diverse sfaccettature e sfumature.

Cosa vuol dire viaggiare?

Il  viaggio è prima di tutto esperienza di sé e successivamente esperienza dell’altro. Viaggiare significa maturare grazie ad un’analisi interiore, ma anche grazie alla conoscenza di quello che ci circonda in cui piano piano ci riconosciamo e del quale tendiamo ad assorbire i dettagli che più scopriamo appartenerci. Questo significa conoscerci attraverso la conoscenza esterna, spaziare nel turbinio del mondo guidati solo dalla curiosità, da quel ‘non domato spirito’ di cui parlava Saba nel suo Ulisse. Viaggiare è portare il mondo dentro di noi e portare noi, finalmente coscienti, dentro il mondo.

 

Il viaggio di Pirandello

Non c’è da stupirsi che nel grande universo della letteratura, il viaggio sia uno dei temi più trattati ed amati. I suoi effetti sull’animo umano interessano le più grandi menti di tutti i secoli. Ma anche il viaggio stesso, nella sua essenza, si è visto protagonista in prima persona di intere opere letterarie. Luigi Pirandello, per esempio, ne fece una vera e propria vocazione.

Il siciliano era riuscito a cogliere l’essenza stessa di quel termine, e proprio del viaggio nel “guazzabuglio del cuore umano” ne aveva fatto un’arte. Lui, una figura eclettica e versatile capace di trasmettere tematiche infinite e riflessioni illimitate, in grado di catturare la pura e semplice naturalità delle cose e trasformarla in poesia e armonia. Era in grado di elevare l’ordinario a straordinario, analizzando la figura umana, spogliandola dalle sue innumerevoli maschere e rappresentandola come essa realmente è: corpo in cerca di forma, in cerca di vita, come anima in crisi alla continua ricerca del suo essere.

Luigi Pirandello

Nei suoi scritti, Pirandello si interroga maggiormente sul cosa succede quando un uomo o una donna, improvvisamente, si rendono conto di non star vivendo. Quando, senza che lo avessero programmato, sentono il bisogno di prendere in mano la propria vita, sentendo un fischio lontano che li sprona ad andare. Non importa dove, non importa come. Ma andare. Secondo il maestro, semplicemente si comincia a vivere, ad esplorare, sia con l’immaginazione che in modo fisico e materiale. Si cerca di conoscere il proprio mondo interiore il più possibile con lo scopo poi di custodire in modo quasi geloso le proprie scoperte; ora si comincia a sentire l’essenza di una nuova vita aleggiare nei sogni e nasce il desiderio irrefrenabile di renderla nostra.

 

Un viaggio in treno

Il pensiero pirandelliano è reso con la figura del treno. Quel fischio che gli uomini sentono, è infatti il suo. Un treno che chiama a raccolta i viaggiatori e li porta lontano, a scoprire se stessi ed il mondo. Le metafore tra la vita ed un viaggio in treno sono infinite. La stazione di partenza è la routine quotidiana costituita dalle certezze di ognuno. Quelle che non si vogliono lasciare perché sono l’utopia di vivere una situazione perfetta e già completa.

Il treno come metafora di vita

E poi, finalmente, c’è il fischio. Una partenza annunciata per una meta sconosciuta. Ecco come partono i treni: con un fischio, con un rumore netto che segna il momento di stacco tra la pace dello stare e l’avventura del divenire. Il momento in cui ci si rende conto che quell’utopia ormai non basta più, che manca qualcosa. Non è possibile, però, generalizzare l’evento scatenante, così come non è possibile generalizzare la partenza di un treno: l’ora, la meta, il percorso, ciò che può accadere nel mezzo… tutte variabili incalcolabili in precedenza che rendono unico ogni viaggio. L’unico vero dettaglio che accomuna il tutto è la lentezza della partenza. Anche se una volta assaporato il gusto del mondo, non si rallenta più.

Inoltre, i cambiamenti che contraddistinguono l’animo sono tutti da contestualizzare in una realtà presente, cioè la nostra società. Esattamente come un treno viaggia su rotaie fisse e non modificabili, senza le quali deraglierebbe, non è possibile estraniarsi del tutto da essa in modo totale. Ogni radicalizzazione dell’essere è dettata da un’evoluzione della società, da nuovi bisogni che si vengono a creare.

Alla fine, nella marcia ci si prende quasi gusto nel lasciarsi cullare dal dolce andare del treno, lasciando liberi di vagare solo i pensieri e le paure più profonde. Il movimento è ormai constatabile solo dall’ambiente sfocato e confuso che si nota dando rapidi sguardi fuori dai finestrini. Qui, in questo ammasso di forme e colori (una volta esseri solidi), ci si immedesima, fino a perdersi guardando fuori, ma non vedendo nulla. L’unione quasi spirituale con quell’esterna confusione vede l’animo diventare un insieme liquido, capace di adattarsi a qualsiasi forma gli venga offerta dal nuovo mondo che si troverà ad affrontare. Una forma però oramai diventata incapace di trattenere tutte le conoscenze apprese, incapace di celare ancora per molto la vita. Quella vera.