Scopriamo il collegamento tra le “Prigioni” di Michelangelo e il concetto di anankephobia

Oggi conosceremo le sculture “Prigioni” di Michelangelo, l’anankephobia e l’epicureismo, troviamo il nesso tra questi tre elementi. 

Le sculture “Prigioni” di Michelangelo raffigurano diversi gradi di prigionia, oggi paragoneremo queste al concetto di anankephobia e alla corrente filosofica dell’epicureismo; parleremo di diversi tipi di gabbia che possono tenere un uomo in trappola.

Le “Prigioni” di Michelangelo

Questo gruppo di quattro sculture risale alla prima metà del ‘500, ma i nomi furono dati solo nell’800, e sono: “Schiavo che si desta”, “Lo schiavo giovane”, “Schiavo barbuto” e “Atlante”. La tecnica che viene utilizzata è quella del non-finito; Vasari ci dice Michelangelo, prima di cominciare la sua opera, creava una piccola copia in cera e la immergeva in acqua, vedendo quali parti emergevano in modo da ottenere un effetto realistico anche nella sua scultura. Possiamo percepire la tensione e il movimento, questa lotta simboleggia per Michelangelo una similitudine tra la scultura che esce dal marmo e lo spirito che cerca di uscire dalla carne. Questa tecnica però può indicare anche l’imperfezione umana; ma possiamo andare oltre e vedere un altro tipo di prigione dell’anima umana, i sentimenti. Possiamo fare questo paragone immaginando la pietra come la raffigurazione dei sentimenti, che spesso risultano pesanti, come una prigione, che non ci permette di vivere bene; quindi vediamo in queste sculture un uomo che cerca di evadere dai propri sentimenti, che lo fanno sentire come rinchiuso in un blocco di marmo. Adesso però vediamo il concetto di anankephobia.

L’anankephobia

Il concetto di anankephobia è un composto di ananke e phobia, il primo termine significa destino e il secondo paura, ma adesso vedremo più nello specifico il primo termine. Nella religione dell’antica Grecia, Ananke era la dea del fatto, ma la parola significa anche costrizione e inevitabilità, dobbiamo ricordare che il fato nella religione dell’antica Grecia stava al di sopra degli dei ed era inevitabilmente scritto. Viene descritta da vari autori, infatti secondo Damascio ed Empedocle nasce dall’unione tra Terra e Acqua e avvolta dal Tempo; secondo Apollonio Rodio fu generata dal Chaos primordiale assieme al tempo, invece Platone la ritiene madre delle Moire. Il concetto di anankephobia quindi indica la paura del destino, ma anche la paura di non avere il controllo dato che Ananke è il fato inevitabile. La paura del destino e di qualcosa di inevitabile può simboleggiare anche la paura di essere imprigionati in qualcosa di prestabilito, che in questo caso è un destino già scritto. Adesso passiamo alla corrente filosofica dell’epicureismo.

L’epicureismo

Epicuro è un importante filosofo dell’antica Grecia vissuto tra il 341 a.C. e il 270 a.C., fondatore della scuola dell’epicureismo. Questa corrente filosofica si concentra sulla ricerca della felicità attraverso il piacere e l’assenza di dolore. Per Epicuro la filosofia serve alla felicità, ma questa è bloccata da 4 problemi: la paura degli dei, la paura della morte, il dolore, l’assenza del piacere; la filosofia serve proprio a guarire tutti questi mali. Secondo Epicuro l’anima è la sede di ogni sensazione, quindi tutto quello che sentiamo, lo sentiamo grazie all’anima; l’amica è composta da aromi e dunque anche l’anima muore. Secondo questa filosofia molto uomini temono la morte o la bramano per porre fine ai loro mali, però non dovrebbero dato che la morte non è nulla, è qualcosa che non può fare male. L’epicureismo dunque va contro il concetto di anankephobia, perché come libera l’uomo dalla paura della morte, lo può liberare anche dalla paura di qualcosa di predestinato.

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