Scopriamo come il film “Inkheart” mostra al pubblico l’importanza della parola scritta e letta

Il film “Inkheart” mostra la parola come creatrice di realtà, vediamo come si collega alla teoria Sapir-Whorf. 

In questo film vediamo come un uomo dotato di un potere particolare riesce a portare nella realtà i personaggi dei libri, invece la teoria Sapir-Whorf ci parla di come la lingua vada a creare la realtà; vediamo questo collegamento.

“Inkheart – La leggenda di cuore d’inchiostro” 

“Inkheart – La leggenda di cuore d’inchiostro” è un film diretto da Ian Softley del 2008; è basato sul romanzo “Cuore di inchiostro” di Cornelia Funke. I protagonisti del film sono Mortimer Folchart e la figlia Meggie, vediamo i due impegnati nella ricerca di un libro intitolato “Inkheart”, ma il padre inizialmente non spiega il motivo di questa ricerca. Mortimer riesce a trovare una copia di questo libro e si trova davanti uno dei suoi personaggi, il mangiafuoco Dita di Polvere, che gli chiede di aiutarlo a tornare nel libro e lo avvisa che Capricorno, un personaggio cattivo dello stesso libro, lo sta cercando. Adesso capiamo cosa succede, infatti scopriamo che Mortimer ha un dono particolare, ovvero rendere realtà le parole che legge. Una notte di molti anni prima, mentre Mortimer leggeva, sua moglie Theresa sparì, da quel momento Mortimer non lesse più ad alta voce. Mortimer porta sua figlia in Italia, da una zia, ma viene raggiunto da Dita di Polvere e Capricorno. Da questo momento iniziano varie peripezie per trovare un’altra copia del libro e cercare di fare uscire Theresa da lì. Saltiamo velocemente alla conclusione per una riflessione importante, infatti alla fine del film scopriamo che anche Meggie ha lo stesso dono del padre; lei nelle ulime scene riscrive il finale del libro per salvare la sua famiglia, appena ricongiunta, e tutti i personaggi della storia. Le parole hanno un potere che mai capiremo del tutto, possono confortare e possono ferire, hanno il potere di sconvolgere vite, è vero che non capiterà mai nella realtà di leggere cappuccetto rosso e vedere comparire il lupo, ma potrebbe capitare di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato e da qui creare una realtà del tutto nuova; adesso parliamo dell’ipotesi Sapir-Whorf.

L’ipotesi Sapir-Whorf

L’ipotesi Sapir-Whorf riguarda i legami tra lingua e cultura. Benjamin Whorf nota che nella lingua degli indiani Hopi non c’erano i tempi verbali passato e imperfetto, quindi lo studioso pensa che le unità di tempo non formano un’entità oggettiva; allora Whorf dice che la lingua determina il pensiero. Sapir ci dice che il mondo reale viene costruito inconsciamente sulle abitudini linguistiche del gruppo, quindi la struttura linguistica produce diverse visioni del mondo. Ogni cultura viene qui considerata come un blocco unico, che modella gli uomini che ne fanno parte; la lingua in questa prospettiva modella la realtà, perché crea delle categorie mentali che portano le persone a vedere la realtà in un certo modo. La lingua crea nella nostra mente delle categorie che ci permettono di classificare le cose in simili e diverse. Negli ultimi anni possiamo anche notare l’utilizzo di determinate parole invece di altre che potrebbero risultare offensive, come la parola “cieco” sostituita con “non vedente”, o “ritirata dell’esercito” sostituita da “riorganizzazione strategica”. La lingua viene anche usata nelle rivendicazioni nazionaliste. La lingua è un simbolo forte della solidarietà sociale, infatti vediamo anche che ogni gruppo o sottogruppo ha delle particolarità linguistiche. Adesso vediamo l’importanza dell’unità linguistica in Italia.

La diffusione dell’italiano dopo l’Unità d’Italia

Dopo l’Unità d’Italia nel 1861 si pose un problema importante: trovare una lingua unica per tutto il regno; fino a quel periodo infatti ogni regno della penisola italiana parlava un proprio dialetto e non sempre erano del tutto comprensibili tra loro. In quel periodo allora fu creata una commissione per la diffusione della lingua italiana, a capo della quale fu messo Alessandro Manzoni; lui pensò che i modi migliori per diffondere la lingua fossero i dizionari e il teatro. Una domanda però resta: quale lingua diffondere in modo che tutti potessero comprenderla? La risposta di Manzoni fu quella di utilizzare il fiorentino parlato dal popolo. Manzoni è molto famoso per essere l’autore dei “Promessi Sposi”, quest’opera è importante proprio per la lingua utilizzata, infatti ne vengono fatte ben 3 edizioni; Manzoni era lombardo, ma per lui era fondamentale usare una lingua che fosse comprensibile a tutti, per questo nella seconda edizione cambia alcuni termini e poi per la terza di trasferisce a Firenze e compie la “risciacquatura dei panni in Arno” (metaforicamente indica la ripulitura la lingua dai rimanenti termini lombardi). La lingua è un elemento fondamentale, uno di quelli che serve per dare unità ad un popolo, uno di quelli che innalziamo a simbolo di uno Stato; è importante conoscere questo suo significato e saperlo gestire in determinati contesti.

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