I “Salons”: viaggio nel raffinato mondo delle expositions artistiques di Diderot

Un evento glam, un luogo di ritrovo dove arte, politica e storia si incontrano.

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In una Francia in cui il Re tenta di controllare anche il mondo dell’arte oltre quello della politica, un’Accademia nasce nel cuore di Parigi e con essa i famosi Salons.

Pensiero indipendente

“Conto su pochi lettori e ambisco a poche approvazioni. Se questi pensieri non piaceranno a nessuno non potranno che essere cattivi, ma se dovessero piacere a tutti, li troverei detestabili”. Non piacere a tutti, colpire pochi, ma dire sempre la verità. Con un perfetto spirito illuminista Diderot mette in luce, con poche e precise parole, il fine ultimo dei suoi scritti sui Salons settecenteschi: dire la propria opinione, metterla nero su bianco, commentare onestamente senza seguire né la massa né il mediocre amateur di turno.

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Immaginazione e mimesis

Nati nel corso del diciottesimo secolo su iniziativa dei membri de l’Académie Royale di Pittura e Scultura, i Salons della capitale francese diventano ben presto luoghi di ritrovo per artisti, aristocratici, intellettuali e amanti delle arti figurativi. Luoghi scintillanti, scrigni preziosi i cui tesori oggi arricchiscono libri di scuola, gallerie private e musei dalla fame globale, come lo stesso Louvre. È proprio da quest’ultimo che ha inizio questa storia. In particolar modo, da una delle sue sale, le Salon Carré, che a partire dal 1725 diventa il luogo per eccellenza delle diverse esposizioni, dando così il nome al genere letterario del “salon”. Ad ogni modo, non tutti potevano esporre le proprie opere durante le mostre organizzate dall’Académie: solo i membri dell’Académie stessa vantavano questo privilegio. Entrare a far parte di questa istituzione non era affatto semplice: l’artista in questione doveva essere approvato da una giuria di artisti già membri i quali avevano il compito non solo di valutarlo, ma anche di collocarlo a un particolare livello della rigida gerarchia dell’accademia. Tale organizzazione si basava su una divisione dei membri in quattro diverse categorie: pittura storica (sacra, profana o mitologica), ritratti, pittura di genere, per poi finire con paesaggi, nature morte e scene di caccia. Se la prima vantava una posizione privilegiata rispetto alle altre grazie alla prestigiosa capacità immaginativa richiesta al pittore, le altre erano considerate “inferiori” in quanto basate solo ed esclusivamente sul processo di mimesis.

Arte e non solo

Perché, però, parlare proprio dei “Salons” di Diderot? Cosa li distingue dai commenti degli amateur tanto in voga all’epoca? Oltre alla forma medizinrezeptfrei24.de epistolare e lo stile brillante dello stesso Diderot, i suoi scritti si presentano come originali recensioni delle diverse opere pittoriche. Scritti in cui il confine tra descrizione e giudizio è alquanto labile. Scritti che parlano non solo del dipinto in sé per sé, ma anche del suo creatore, della complessa organizzazione dei Salons e del loro rilevante ruolo sociale e politico in grado di andare ben al di là delle mura dello scintillante Salon Carré del Louvre.

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