Oggi vedremo quattro autori e i loro componimenti dedicati alla persona amata, vediamo come cambia l’espressione dell’amore.

Scopriamo come viene trasportato sulla carta l’amore grazie a Elton John con “Your Song”, Catullo con il suo “Odi et amo”, Shakespeare con il “Sonetto 18” e Montale con “Ho sceso dandoti il braccio”.
“Your Song”, Elton John
“Your Song” è una canzone del 1970 composta e interpretata da Elton John, contenuta nel suo album “Elton John”. Questa è forse una delle canzoni più famose di Elton John e ci descrive l’amore spontaneo di un uomo per una donna, la canzone è stata scritta da Bernie Tupin, uno dei migliori amici di Elton John.
Passiamo adesso al corpo vero è proprio della canzone e vediamo il testo. Vediamo un uomo che vuole fare qualcosa per la sua donna, vuole darle qualcosa, ma quello che può fare è dedicarle questa canzone e dice “my gift is my song, and this one′s for you, and you can tell everybody, this is your song” (il mio regalo è la mia canzone e questa è per te e tu potrai dire a tutti che questa è la tua canzone). Continua poi quasi scusandosi di aver messo per iscritto questo sentimento, e dice “it may be quite simple, but now that it’s done, I hope you don′t mind, I hope you don’t mind, that I put down in the words, how wonderful life is while you′re in the world” (può essere molto semplice, ma ora che è finita spero non ti dispiaccia, spero non ti dispiaccia, che abbia descritto in parole quanto meravigliosa sia la vita mentre ci sei tu nel mondo); sembra quasi che si scusi di essere così innamorato. Pochi versi più avanti leggiamo “so excuse me forgetting, but these things I do, you see I’ve forgotten, if they′re green or they′re blue, anyway the thing is, what I really mean, yours are the sweetest eyes I’ve ever seen” (quindi scusami se ho dimenticato le cose che ho fatto, vedi, ho dimenticato se fossero verdi o blu, ad ogni modo quello che voglio realmente dire è che i tuoi sono gli occhi più belli che abbia mai visto). Questa canzone trasmette a chi l’ascolta tutto l’amore di quest’uomo nei confronti di questa donna, è sicuramente difficile esprimerlo attraverso le parole ma noi lo comprendiamo; tutta l’intensità, la semplicità con cui si può amare qualcuno dal profondo del cuore, si vede quando ripete “how wonderful life is while you′re in the world” (quanto meravigliosa sia la vita mentre ci sei tu nel mondo).
Adesso vediamo come altri poeti, in epoche storiche precedenti, hanno messo per iscritto i loro sentimenti per la persona amata; il primo che vedremo è Catullo.
“Odi et amo”, Catullo
“Odi et amo” è un’opera di Catullo, anche conosciuta come “Carme 85”; è un distico elegiaco. Notiamo come Catullo usa il proprio vissuto sentimentale per scrivere le sue opere.
Il testo è “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris? Nescio, sed fieri sentio et excrucior” (Odio e amo. Forse ti chiedi perché io lo faccia? Non lo so, ma sento che succede e me ne tormento). Possiamo vedere come l’autore riesce a trasmettere con grande maestria l’intensità dei suoi sentimenti. Vediamo subito un’antitesi, trasmessa già dalle prime parole; “odi et amo” (odio e amo), come si può odiare e amare al contempo? Se lo chiede anche l’autore, infatti anticipa la probabile domanda del lettore e dà anche una risposta dicendo “nescio, sed fieri sentio et excrucior” (non lo so, ma sento che succede e me ne tormento).
Cosa prova Catullo davvero? Odia la donna che ama o odia il fatto di amarla e non riuscire a smettere? È difficile capire a fondo un componimento breve, ma attraverso queste parole vediamo quando possa essere profondo il sentimento e con quale intensità l’autore dedica queste sensazioni così contrastanti alla donna a cui si rivolge. Adesso facciamo un salto temporale in avanti e vediamo Shakespeare.
“Shall I compare thee to a summer’s day”, Shakespeare
“Shall I compare thee to a summer’s day” è un’opera di Shakespeare, anche conosciuta come “Sonetto 18”. La raccolta di “Sonnets” è composta da 154 sonetti e un poemetto ed è stata pubblicata nel 1609, anche se i componimenti sono stati composti tra il 1593 e il 1595.
In quest’opera Shakespeare parla di un suo amico (che alcuni studiosi hanno definito solo un amico e altri un amore); inizia dicendo “shall I compare thee to a summer’s day?” (Dovrei paragonati ad un giorno d’estate?) e dopo qualche verso “and summer’s lease hath all too short a date” (e il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine); passiamo poi rapidamente agli ultimi verso in cui l’autore dice “but thy eternal summer shall not fade […] So long as men can breathe or eyes can see, so long lives this and this gives life to thee” (ma la tua eterna estate non dovrà svanire […] Finché gli uomini respireranno o gli occhi potranno vedere, queste parole vivranno, e daranno vita a te). Qui possiamo vedere un nuovo interesse da parte dell’autore, non solo parlare della persona a cui è rivolto il sonetto, ma anche ricordare questa persona, renderla immortale tramite le sue parole, infatti ci dice che il suo ricordo vivrà fin quando le sue parole saranno lette. Vediamo la volontà di trasmettere un sentimento (di qualunque natura esso sia) e di volerlo tramandare ai posteri insieme al ricordo del destinatario di queste parole.
Spostiamoci di nuovo nel tempo e avviciniamoci ai giorni nostri grazie a Montale.
“Ho sceso dandoti il braccio”, Montale
“Ho sceso dandoti il braccio” è una poesia molto famosa di Eugenio Montale, è nella raccolta “Satura” ed è formata da versi liberi, con poche rime e la presenza dell’assonanza. L’opera è scritta dopo la morte della moglie dell’autore, Drusilla Tanzi, a cui queste parole sono dedicate.
L’autore inizia scrivendo “ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale, e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino”; le scale indicano la vita, hanno percorso un tratto di scale/vita insieme, durante la quale lui accompagnava fisicamente lei (dato che la donna aveva un problema alla vista) e lei accompagnava spiritualmente lui. Vediamo subito il senso di mancanza e solitudine che il poeta ci trasmette, adesso che lei non c’è più sente “il vuoto ad ogni gradino”; la vita non sembra avere più un senso ma deve viverla ugualmente, lo dice scrivendo “anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tutt’ora”. Negli ultimi versi leggiamo “ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue”; qui capiamo appieno la funziona di guida che Montale attribuisce alla moglie, nonostante il problema alla vista era lei a guidare il marito in questo percorso delle scale che rappresenta la vita.
Come si può continuare questa scalinata senza la persona che ci ha guidato fino ad ora? Il poeta implicitamente se lo chiede, perché il suo viaggio continua nonostante non lo condivida più con la moglie, considerando anche che tra i due era lei che possedeva “le sole vere pupille”; anche se è difficile l’idea di continuare il proprio viaggio da soli, si deve fare.
Andando in ordine cronologico abbiamo visto come Catullo ci trasmette la rabbia causata dal forte amore che prova per Lesbia, Shakespeare ci parla del desiderio di non far finire mai “l’eterna estate” del ragazzo a cui si rivolge grazie alle sue parole, Montale ci parla del dolore di aver perso la persona amata che considerava una guida in questa vita; Elton John, mettendo in musica le parole di un suo caro amico, ci racconta questa storia d’amore in cui lui scrive una canzone per lei (perché può fare questo), ci dice che lei ha “gli occhi più dolci che abbia mai visto” e che questa è la sua canzone. Nei secoli l’uomo è riuscito a trovare il modo di trasmettere i suoi sentimenti, di metterli per iscritto e dedicarli alla persona amata; grazie a questo oggi noi possiamo leggere parole che sono state belle e significative nel proprio tempo.