Sex&theegg: l’arte perduta del sesso orale, guida non convenzionale al piacere

Tra chi lo adora, chi lo odia e chi si annoia.

Ci sono notti che ti cambiano la prospettiva su tutto. Quelle in cui scopri che il tuo corpo è capace di cose che non sapevi esistessero, e che certe tecniche che pensavi fossero solo leggenda metropolitana – come i coccodrilli nelle fogne di New York o gli uomini che chiamano quando dicono che lo faranno – in realtà esistono eccome. Nel mio caso è stato un pomeriggio, sabato, infatti, sono venuta tre volte. Tre. E una di queste grazie a una maestria che mi ha fatto ripensare completamente alla mia scala di valutazione delle performance maschili.
La mattina dopo, mentre cercavo di riprendermi e di capire se quello che era successo fosse reale o il frutto di un sogno particolarmente creativo, mi sono resa conto di una cosa: quando si parla di sesso orale, la nostra generazione si divide in fazioni più nette di quelle che scelgono tra “Team Edward” e “Team Jacob”. E tutte hanno le loro ragioni, le loro strategie, le loro filosofie di vita.

Il grande divario orale

Spinta dalla curiosità post-orgasmica multipla – e dal bisogno disperato di capire se fossi l’unica al mondo a considerare questa pratica più avvincente di una serie Netflix – ho iniziato a sondare il terreno tra le mie amiche. I risultati? Più vari di un menu fusion.

La prima chiamata è stata a Vittoria, che mi ha distrutto le illusioni con la sua consueta diplomazia: «Io non capisco perché gli uomini si accaniscano tanto con questa cosa. Sembrano ossessionati, come se fosse chissà che gusto di gelato al pistacchio della migliore gelateria di Palermo. Per me è noioso, dico no».

Elisabetta ha rincarato la dose il giorno dopo: «Rischio di addormentarmi, sul serio. Ogni tanto mi verrebbe voglia di accendermi una sigaretta per passare il tempo. E ricambiare? Mi annoia troppo, lo trovo faticoso».

Stavo iniziando a chiedermi se fossi finita per sbaglio nel club delle ninfomani anonimi – insomma la mia gente–, quando ho sentito Giulia. Lei il sesso orale lo usa come un’arma di distruzione di massa: o lo nega per creare tensione – tipo quando Netflix ti fa vedere i trailer ma non ti fa iniziare la serie – oppure si ferma proprio prima del gran finale per spingere il partner a prendere il controllo. Strategia geniale, devo ammettere. Con una postilla importante: l’igiene deve essere impeccabile, altrimenti nemmeno si avvicina. E chi potrebbe biasimarla?

Angelo preferisce le mani alla bocca – una scelta minimalista che rispetto, anche se è un po’ come dire che preferisci i messaggi vocali WhatsApp alle videochiamate. Funziona, ma ti perdi metà del divertimento.
Ma Sebastiano mi ha ridato fiducia nell’universo. «Per me il sesso orale è sesso a tutti gli effetti,» mi ha detto «molto spesso lo preferisco alla penetrazione perché lo trovo più spontaneo. Ed è essenziale per raggiungere l’orgasmo».
Poi ha aggiunto: «Nel mondo gay ci sono quelli che danno e ricevono con pari entusiasmo, e quelli che non lo farebbero neanche morti. Di solito sono i tizi che manco ti toccano. Tutti noi concordiamo nell’odiare questa categoria, perché se ricevi piacere devi anche darlo.»
Ecco, finalmente qualcuno che crede nella reciprocità. È come dividere il conto al ristorante: se mangi, paghi anche tu.
Samantha, come sempre, è una che ha capito tutto: «Mi piace da morire avere il controllo quando lo faccio. Sapere che il piacere dipende interamente da me. E non dimentico mai il rimming, perché è una zona troppo spesso trascurata».

L’epifania del labrador

Ripensando a tutte queste posizioni, mi sono resa conto che io appartengo a una categoria molto specifica: quella delle entusiaste bilaterali. Mi piace quando mi dedicano attenzione con entusiasmo, come se fossero dei labrador assetati sotto il sole d’agosto. E ricambiare? Beh, diciamo che ho sempre pensato che la reciprocità sia alla base di ogni rapporto civile, anche sotto le lenzuola.

Mi è capitato di stare con uomini a cui non piacesse praticarlo – e ancora oggi mi chiedo come vivano le loro fidanzate attuali. Forse si sono rassegnate? Forse hanno trovato soluzioni alternative? O forse si sono semplicemente accontentate di una vita sessuale dimezzata. Ma dai, si può davvero stare con uno che non pensa al tuo piacere? È come accettare un lavoro senza stipendio: teoricamente si può fare, ma perché dovresti?
D’altra parte, ammetto che mi è capitato anche di incontrare veri virtuosi. Uno in particolare aveva sviluppato una tecnica che prevedeva l’uso del naso come “sesto dito” – una trovata geniale che mi ha fatto rivalutare completamente l’importanza della creatività sotto le lenzuola. Quando l’anatomia incontra l’ingegno, nascono capolavori.
C’è qualcosa di incredibilmente gratificante nel vedere che il piacere di qualcuno dipende dalle tue capacità. È come essere un chef stellato che sa esattamente quale piatto preparare per far impazzire il cliente. E il gran finale? È la ciliegina sulla torta, il momento in cui capisci che hai davvero fatto un lavoro eccellente.

Quello che ho scoperto da questa piccola inchiesta informale è che il sesso orale è diventato il nuovo test del carattere. Non è più una questione di sì o no, ma di come, quando, perché e con quali condizioni al contorno. È come ordinare un caffè: c’è chi lo vuole lungo, chi corto, chi con la schiuma, chi senza, e chi direttamente preferisce il tè.
C’è chi lo vede come una perdita di tempo – le pragmatiche -, chi come un’arma strategica – le tattiche -, e chi come l’essenza stessa del piacere – le romantiche. Ma forse la cosa più interessante è che ognuna di queste posizioni racconta qualcosa di più profondo su come concepiamo l’intimità, il controllo, il piacere.

Le pragmatiche cercano l’efficienza: tempo minimo, risultato massimo. Le tattiche cercano il potere: ogni mossa è calcolata per ottenere il massimo vantaggio. Le romantiche, la connessione: ogni gesto deve significare qualcosa di più grande. Le igieniste cercano la perfezione: se non è pulito, non è divertente.

Alla fine, dopo tre orgasmi e infinite riflessioni, sono arrivata a una conclusione: il sesso orale è come il vino. C’è chi lo beve solo per accompagnare la cena, chi lo studia come fosse scienza, chi lo usa per impressionare gli ospiti, e chi, semplicemente, non lo sopporta. Ma quando trovi la persona giusta, quella che sa come trattare il tuo corpo come fosse un violino Stradivarius, allora capisci che tutto il resto sono solo chiacchiere.

E se sabato pomeriggio ho scoperto cosa significa essere suonata da un appassionato, beh, direi che la ricerca sul campo può continuare ancora per un po’. Per amore della scienza, ovviamente.
Nel grande manuale delle relazioni moderne, forse dovremmo aggiungere un capitolo sulle preferenze orali. Perché alla fine, che tu sia Team Entusiasta o Team Pragmatica, l’importante è essere onesti sui propri bisogni. E se questo significa ammettere che sì, a volte un orgasmo dato da una lingua esperta vale più di mille parole d’amore, beh, ben venga l’onestà. Almeno in questo caso, la verità è davvero liberatoria.

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