Il referendum cittadinanza si è tenuto nelle giornate dell’8-9 giugno in tutta Italia.

Si è registrata una drammatica sconfitta per i lavoratori, gli stranieri senza cittadinanza italiana e il futuro dei giovani studenti italiani. Un referendum lottato: voluto dalla sinistra per modificare alcuni atti del precedente Jobs Act e ostacolato dalla destra poiché reputato incoerente vederlo proposto dall’opposizione, che precedentemente aveva proposto il medesimo testo di legge, ha fatto parlare molto di sé e ha registrato posizioni molto diverse tra loro nella popolazione.
Il primo referendum della storia
L’Italia è una Repubblica grazie al primo e più importante referendum della storia italiana, quello del 2 giugno 1946. Per la prima volta le donne ottennero il diritto di voto e si andò a votare a suffragio universale. La scelta fu tra monarchia e repubblica, e il 54% della popolazione si mostrò favorevole alla scelta repubblicana per lo Stato italiano appena sconfitto dalla guerra, e liberato dagli americani.
Il primo referendum fu quello per abolire la possibilità di divorzio nel 1974, ma (per fortuna) la maggioranza non volle abrogare la legge in oggetto, e dunque si mantenne il testo di legge.
Dal 1946 ad oggi si sono tenuti 78 referendum su scala nazionale, e la quasi totalità di queste sono stati abrogativi. Le consultazioni abrogative prevedono il quorum (deve votare più del 50% degli aventi diritto), che in molti casi, così come in questo, non è stato raggiunto.
Dal 1997, nessun referendum abrogativo ha raggiunto il quorum, con l’eccezione dei quattro quesiti del 2011 a proposito dell’acqua pubblica.

I 5 quesiti
Nelle giornate dell’8-9 giugno in Italia è stato svolto il referendum cittadinanza con il fine di andare a modificare 4 parti del testo del Jobs Act, e dimezzare gli anni di attesa della cittadinanza da parte degli stranieri che devono attraversare una lunghissima trafila di anni e burocrazia per accedervi.
Il Jobs Act indica una riforma del diritto del lavoro in Italia, volta a flessibilizzare il mercato del lavoro. Promossa e attuata dal governo Renzi attraverso l’emanazione di diversi provvedimenti legislativi, è stata completata nel 2016. I quattro quesiti sul lavoro sono stati promossi dalla CGIL e da altre associazioni della società civile, mentre il quinto è stato proposto dal partito Piu Europa con il sostegno di Possibile, PSI, Radicali Italiani e Rifondazione Comunista. I 5 quesiti sottoposti al referendum sono stati:
- Licenziamenti illegittimi e contratto a tutele crescenti: Veniva proposta l’abrogazione di uno dei decreti del Jobs act che riguarda il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. L’obiettivo di tale abrogazione è quello di ripristinare la possibilità di reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro, in tutti i casi di licenziamento illegittimo.
- Indennità per licenziamenti nelle piccole imprese: Questo quesito mirava ad eliminare il tetto massimo all’indennità per licenziamenti illegittimi nelle aziende con meno di 15 dipendenti, consentendo al giudice di determinare l’importo senza limiti predefiniti.
- Contratti a termine: Si proponeva l’abrogazione di alcune norme contenute nel Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81, che regolano la possibilità di instaurare contratti a tempo determinato e le condizioni per le proroghe e i rinnovi.
- Responsabilità solidale negli appalti: Il quesito chiede l’abrogazione della norma che esclude la responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore, per gli infortuni sul lavoro derivanti da rischi specifici dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.
Cittadinanza italiana per stranieri: Si propone di dimezzare da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale in Italia richiesto agli stranieri extracomunitari maggiorenni per poter richiedere la cittadinanza italiana.

I risultati del referendum in dettaglio
Il referendum non è andato come sperato dai moltissimi sostenitori, poiché il quorum non è stato raggiunto, ma vediamo in dettaglio quali sono le province e regioni italiane che hanno ancora acceso un forte spirito politico.
La provincia più vicina a raggiungere il quorum è stata Firenze, dove ha votato il 46% degli aventi diritto, la più lontana invece Bolzano dove solo il 15,9% degli elettori è andato a votare. L’affluenza è stata maggiore nei comuni più popolosi, con più stranieri e con più laureati. Solo il 30% è stato raggiunto, segnando uno dei referendum con l’affluenza più bassa degli ultimi anni.
I risultati dei 4 quesiti sul lavoro hanno visto una coerenza dell’88% concordi all’abolizione di alcuni dei testi del Jobs Act, invece il quesito della cittadinanza ha riservato meno stacco tra il sì e il no. Infatti, il 65,3% ha votato sì, un dato ben inferiore ai sì registrati per i primi quesiti. La Sardegna è stata la regione in cui più persone hanno votato a favore del “Sì”, mentre la regione con la percentuale più bassa è stata il Trentino-Alto Adige. Addirittura in provincia di Bolzano sono stati più i voti per il “No”, 32.068 pari al 52,1 per cento del totale.
Attualmente è poca la fiducia e la speranza riposta dai giovani che hanno provato ad essere più partecipi, con la speranza di poter essere parte del cambiamento. I meno giovani, confusi dalla politica e dalla propaganda che spingeva a votare o a non votare in base a dove si guardava e a chi si ascoltava, hanno preferito astenersi, portando così il referendum ad essere una buona (mancata) proposta per il futuro.
