“1883”: storia di una famiglia di pionieri in viaggio verso il West

A cavallo tra Oregon e Montana alla ricerca di una vita migliore al di là della Frontiera.

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Saccheggiamenti, sparatorie improvvise e notti stellate per un gruppo di sognatori nelle Grandi Pianure americane.

Mors tua, vita mea

Prequel dell’acclamata serie televisiva statunitense “Yellowstone”, “1883” racconta la storia degli antenati di John e Beth Dutton che a fine XIX secolo intrapresero un viaggio estenuante alla ricerca di territori fertili nel quali stabilirsi. Un viaggio logorante che è anche paradigma del percorso di crescita della protagonista di questa stessa miniserie: Elsa Dutton. Personaggio esuberante e coraggio, il suo, interpretato dalla luminosa Isabel May che è anche voce narrante non solo di questa storia ma anche delle sfortunate quanto avvincenti peripezie che interesseranno le future generazioni della famiglia Dutton, raccontate nello spin-off “1923”. Storie, queste, di una natura incontaminata, di una terra abitata da popoli diversi che per il controllo delle sue stesse praterie e dei suoi boschi si scontrano selvaggiamente lasciando poco spazio alla tanto osannata compassione cristiana. Storie che potrebbero essere semplicemente riassunte dall’espressione “mors tua, vita mea”.

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Verso Ovest

Le vicende narrate sono frutto della penna di Taylor Sheridan, regista e sceneggiatore statunitense che ha deciso di portare sul piccolo schermo la natura mozzafiato e il passato spietato della sua stessa terra natia: il Far West. Deserti, praterie, grandi pianure e passi montuosi lasciati nelle mani dei nativi americani fino all’indipendenza delle tredici ex colonie britanniche le quali si interessarono alla conquista dei territori dell’America occidentale per soddisfare la crescente richiesta di viveri e lavoro dovuta all’aumento della popolazione. Sarà proprio tramite questo processo di espansione e colonizzazione che a fine XIX secolo l’America settentrionale contava ben quarantacinque States. Non più tredici.

Resilienza e distruzione

E i nativi? Cosa accadde a quei popoli che erano riusciti a sopravvivere ai massacri e alle malattie portate dai primissimi colonizzatori europei? In un certo senso si potrebbe dire che anche loro intrapresero un viaggio verso Ovest. Se, però, i pionieri erano mossi da ambizioni personali e dal desiderio di una vita agiata, di una vita migliore, i natavi emigrarono per paura che la morte dalle bianche mani potesse coglierli improvvisamente in una tenda o su un carro. Così, pensando di essere giunti a un giusto compromesso con gli invasori, i “pellerossa” decisero di vivere nelle riserve, luoghi creati dopo l’Indian Appropriation Act del 1851 e l’Indian Act del 1867.  Ad ogni modo, per i Sioux, i Cherokee, i Comanche e per moltissime altre tribù le riserve non furono la loro destinazione finale. Anche questi luoghi, infatti, vennero condannati dai bianchi, i quali si sentivano offesi dalla limitazione territoriale delle zone di caccia o di pascolo. Offesi perché la loro sete di potere potesse essere limitata dal diritto degli altri popoli di esistere.

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