La scrittura in evoluzione: una minaccia di ieri è la speranza di oggi

Come la rovina di ieri si presenta soluzione nell’epoca contemporanea, la doppia faccia del progresso: come è cambiata la scrittura da Platone ai giorni nostri.

person holding ballpoint pen writing on notebook

Quando ha iniziato a diffondersi la scrittura veniva percepita dai contemporanei come un pericolo per l’integrità della conoscenza, in che termini si relaziona oggi alle nuove tecnologie?

La nascita della tradizione scritta

Nel V sec a. C. si verifica un declino della cultura orale e ad Atene inizia a diffondersi la comunicazione tramite la scrittura. Platone è una figura dominante nell’ambito della filosofia e cultura greca; introduce la scissione anima-corpo come fondamento interpretativo della natura umana e teorizza due piani dell’essere: il piano fenomenico e il piano intellegibile. Nel contesto in cui si afferma la civiltà della scrittura, Platone è un autore paradossale: critica l’ambiguità e i limiti della scrittura, ma la utilizza per la diffusione della propria filosofia. Nel Mito di Theuth, all’interno del Fedro, ne argomenta la propria concezione. A partire dagli insegnamenti del maestro Socrate, sottolinea che la verità può essere raggiunta solamente attraverso il dialogo; dunque l’impossibilità di dialogare con un testo scritto lo rende per natura inadatto alla filosofia. Inoltre, l’opera scritta in quanto tale è rivolta ad un pubblico indeterminato di singoli, che possono fraintendere o interpretare in maniera sbagliata il senso originale del brano, estrapolandone dei  frammenti. Tramite questa riflessione, Platone illustra la natura ingannevole della scrittura. In ultima analisi, attraverso la figura di Socrate, presenta l’influenza di questo cambiamento radicale nell’apprendimento. Riconosce il ruolo prezioso della sapienza che perde valore alla luce di questo allontanamento: l’uomo possiede in sé come conoscenza qualcosa che ha interiorizzato, che riconosce come proprio senza dover ricorrere a strumenti esterni per richiamarlo alla mente. L’affidamento che era sempre stato riposto nella memoria, viene gradualmente ceduto ai papiri, segnando il passaggio della conoscenza dall’anima al materiale esterno all’individuo. Platone ha tentato di riprodurre il processo dinamico verso la verità, chiave della maieutica socratica, inaugurando il genere dialogico e provvedendo così ad adattare la forma scritta alle tematiche filosofiche. Per questa ragione, la maggior parte dei suoi dialoghi giovanili terminano con una questione aporetica irrisolta: riconosce come fine ultimo del proprio lavoro la discussione collettiva sopra ogni esposizione didascalica.

L’essenza del conoscere

Resta invece insoluto l’interrogativo sulla conoscenza: si può dire che la scrittura, concepita dalla società odierna come strumento cardine dell’apprendimento, ne sia invece ostacolo? Per rispondere a questo, bisogna riflettere sul significato che attribuiamo alla conoscenza. In ambito platonico, può essere intesa come l’acquisizione di un concetto da parte di un individuo: un’idea, inizialmente esterna a lui, che diventa un possesso con la memoria e che partecipa dell’anima dell’individuo stesso. In quest’ottica la scrittura allontana fisicamente la conoscenza dal singolo, che si riconosce nella fonte materiale e mantiene esterni a sé i concetti, impedendosi di esserne davvero possessore. Eppure lo sviluppo della tradizione scritta è stato fondamentale per l’accrescimento socio-culturale dell’uomo: ha permesso di tramandare in maniera accurata l’evoluzione del pensiero e la fusione di culture diverse. La tracciabilità del progresso ha portato alla nascita di un vero e unico filone evolutivo europeo, oltre che del genere letterario come identità autonoma.

Apprendimento e tecnologia

Oggi viviamo nell’era delle nuove tecnologie, smarphone ed AI sono alla portata di tutti, fanno parte della nostra quotidianità e ci rendono iperconnessi. Una lunga serie di dispositivi elettronici ha sconvolto l’identità sociale mondiale e probabilmente irreversibilmente mutato l’impostazione relazionale fra esseri umani. La scrittura ormai viene guardata in chiave romantica, come il nostalgico tentativo di ripristinare una forma pura di conoscenza in una società che ha progressivamente abbandonato ogni forma di interiorità autonoma. Sembra paradossale come l’arma della corruzione dell’uomo del V sec. a. C. sia mutata nell’ultima concreta speranza in cui riporre una forma di integrità conoscitiva. L’efficienza della tecnologia si è rapidamente sostituita ai libri di testo, agli appunti scolastici, al pensiero. La possibilità di accedere con estrema facilità ad innumerevoli informazioni è senz’altro una risorsa preziosa; ma si presenta anche come un’arma a doppio taglio, in quanto si tratta di un reperibile ed allettante sostituto a tutto lo sforzo accademico che dovrebbe gradualmente formare una coscienza. L’istruzione è probabilmente l’ambito che ha risentito maggiormente delle innovazioni tecnologiche: ogni strumento di mediazione fra l’individuo e il suo oggetto di studio, nonostante si presenti come una facilitazione, non fa altro che ampliare ulteriormente la distanza fra i due. Queste rivoluzionarie invenzioni sono l’emblema delle vette che il pensiero umano puó raggiungere, eppure proprio queste hanno portato all’estinzione graduale del “possesso interiore” tanto perseguito e tutelato nell’Antica Grecia. Queste circostanze portano a chiedersi se si tratti semplicemente di una delle tante dimostrazioni della genialità umana, o se, lasciandosi sostituire, l’uomo stia creando l’unico strumento che sarà in grado di limitarlo, privandolo della propria identità di pensiero.

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