“Sorella, ti credo”: come la narrazione della cronaca nera stia diventando sempre più rosa

Ad Ilaria Sula e Sara Campanella.

Due studentesse uccise i cui nomi si aggiungono ad una lista di vittime innocenti ma che, per alcuni, sarebbero colpevoli. La cronaca nera diventa rosa, perché la morbosa curiosità di un paio di lettori diventa tale da sentire il bisogno di scavare nella vita di due ventenni per partecipare ad un triste concorso di colpe.

ANATOMIA DI UN FEMMINICIDIO

Due femminicidi, un unico movente: il rifiuto. Di Sara Campanella, studentessa di 22 anni, abbiamo la sua fotografia scattata durante il tramonto che si sovrappone con la parola “sgozzata”. Perché sì, Sara è morta così. Stava rientrando a casa quando il suo stalker l’ha inseguita. A dircelo è stata lei stessa in un vocale inoltrato alle amiche, ma anche i colleghi di corso che già sapevano di quel ragazzo che, nella vita della sua vittima, non era mai stato accolto. Sara era l’ossessione di Stefano, anch’egli studente. L’idea di non poter essere al posto di Antonino, ragazzo di Sara, lo opprimeva a tal punto da cercare vendetta. Di Ilaria Sula abbiamo i suoi selfie, quelli che scatterebbe qualsiasi studentessa di 22 anni. Perché sì, anche Ilaria era una studentessa, anche lei aveva solo 22 anni. Era scomparsa da una settimana. Il tam tam social è terminato nell’ipotesi peggiore, ma che fin da subito si dimostrò essere la più credibile, come fu per Giulia Tramontano e Saman Abbas: il corpo di Ilaria è stato ritrovato all’interno di una valigia gettata in un bosco, una delle scenografie più cupe che abbiamo avuto modo di conoscere in precedenza con altri femminicidi: da Melania Rea fino a Giulia Cecchettin. Per l’omicidio e l’occultamento di cadavere è stato fermato Mark, l’ex fidanzato. Due femminicidi, stesso identico copione.

IL PECCATO ORIGINALE

In Italia, quando muori, diventi una stella. Sei famosa per essere morta, non per quello che hai fatto mentre eri in vita. Eppure se c’è una cosa che molti utenti fanno è proprio quella di spulciare nella vita del morto per trovare il peccato originale. C’è chi definisce la morte di Sara come una conseguenza del suo carattere, perché essere sempre disponibili con chiunque può portarti sulla strada di un peccatore, mentre tu diventi peccatrice. Ilaria ha lasciato Mark, ma Mark non aveva lasciato Ilaria. Il dito è stato puntato contro la studentessa per averlo incontrato nuovamente, anche se il peccato originale resta quello di aver lasciato Mark. Perché sappiamo questo? Perché quelle che erano le vite di Ilaria e Sara ora sono oggetto di dibattito, di scontro. Sono morte e basta, non hanno insegnato nulla. Mentre questo articolo viene letto c’è una donna con una taglia sulla sua testa. La mancanza di una lettura alternativa nelle tristi vicende di queste due studentesse non tramuta la loro morte in un sacrificio, ma in una morte e basta. Pagine e pagine d’inchiostro raccontano i retroscena delle loro vite private, mentre il carnefice si riduce a qualche epiteto come “assassino” o semplicemente “stronzo”.

ANATOMIA DI UN KILLER

Stefano e Mark non si conoscono: vivono in regioni diverse, studiano cose diverse. Eppure avrebbero molto su cui confrontarsi. Lo stesso vale per Filippo Turetta, Alessandro Impagniatiello e Giovanni Padovani; ma anche per Gianluca Molinaro,Ben Alaya Abdelkader e Dumitru Stratan. Ancor prima che le perizie psichiatriche venissero fatte nelle sedi opportune, già molti utenti sul web avevano ipotizzato una diagnosi per ognuno di loro. Mentre c’è chi invoca il patriarcato, alcuni si sono spinti ben oltre affinché si potesse arrivare davvero alla radice del male per estirparla una volta per tutte. La mancanza di educazione sentimentale – argomento declinabile sia al maschile che al femminile – riecheggia nell’aria ancor prima che colpisca la prossima vittima. Perché sì, ci sarà una prossima vittima. Un gioco crudele, tra chi è vittima a sua volta e rende vittime anche gli altri. Innocenza e colpevolezza si intrecciano su una sola strada che porta ad un vicolo cieco.

 

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