Un colloquio telefonico tra Putin e Trump definisce i negoziati per la pace in Ucraina

Scendere a compromessi con Zelensky sembra sempre più difficile dopo le ultime dichiarazioni del Presidente russo
La telefonata
Può un unico colloquio telefonico mettere in discussione mesi di trattative diplomatiche e un’alleanza quasi definibile amicale? Dallo stato emotivo del Presidente Trump desunto da un’intervista lasciata alla NBC, sembrerebbe effettivamente di sì.
Trump si definisce “molto arrabbiato” con il suo omologo russo Vladimir Putin in seguito a delle posizioni riguardo la guerra in Ucraina che il Presidente russo avrebbe dichiarato dopo una telefonata avvenuta qualche giorno fa tra i due, nella quale sembrava che la parte russa fosse aperta a “possibili modi di risolvere il conflitto”. Un segno di debolezza nell’alleanza con la Russia potrebbe comportare per Trump non solo la perdita di un rapporto politico strategico, ma anche una significativa perdita di credibilità soprattutto dopo aver ribadito più volte in campagna elettorale che, grazie alla sua presunta influenza su Putin, avrebbe trovato “in 24 ore” un compromesso per il cessate il fuoco in Ucraina, cosa che con molta evidenza sembra impiegare più tempo del previsto.
Il confronto
Dopo un’ora e mezza di chiamata, diversi risultati erano stati raggiunti da entrambe le parti: Putin aveva acconsentito ad un cessate il fuoco di trenta giorni, ma solo per gli attacchi contro le infrastrutture energetiche, mentre Trump avrebbe dovuto permettere l’interruzione “degli aiuti militari occidentali e della fornitura di intelligence a Kiev”. Quello che però non riesce a mettere d’accordo Russia e USA è stabilire quando e come mettere fine alla guerra. Rifiutare infatti la proposta americana di un cessate il fuoco totale rivela la strategia di Mosca, che preferisce prendere tempo, trascinare le trattative, piuttosto che aprire un vero dialogo per la pace. Inoltre le ultime dichiarazioni di Putin che delegittimano il Presidente Zelensky e il governo ucraino, insinuando la necessità di nuovo elezioni controllate dalle Nazioni Unite prima di qualsiasi tipo di negoziato, trovano la ferma opposizione di Trump che vede il cambio di leadership come un ostacolo al raggiungimento di un accordo e minaccia la russia di dazi al 25 percento se la riterrà responsabile del fallimento dei negoziati con l’Ucraina.
La posizione di Trump
La rabbia del Presidente americano per le dichiarazioni russe è quasi paradossale pensando a un’altra intervista rilasciata dallo stesso non molto tempo fa, sempre alla NBC, in cui definiva Zelensky un “dittatore illegittimo” e quindi perdendo di nuovo credibilità come difensore dell’Ucraina; per non dimenticare il colloquio-scontro avvenuto alla Casa Bianca tra i due presidenti in cui Trump ha assunto un atteggiamento minaccioso e poco diplomatico nei confronti del Presidente ucraino. Non volendo generare ulteriori contrasti, Putin e Trump non sembrano per ora sul punto di chiudere il loro rapporto “privilegiato”, nonostante l’atteggiamento ambivalente del Presidente americano, che minaccia dazi a chiunque non condivida le sue condizioni o non si pieghi alla sua influenza, anche presunta.