Giornata internazionale della lingua madre: ecco come sta cambiando il nostro modo di “fare lingua”

Lingua alias storia e tradizioni.

 

21 febbraio 1952: le milizie Pakistane massacrano diversi studenti bengalesi dell’Università di Dacca durante una manifestazione pacifica organizzata per incoraggiare il riconoscimento del bengalese come lingua ufficiale. Quarant’anni più tardi è proprio il Bangladesh a proporre l’istituzione di una giornata durante la quale celebrare e promuovere la lingua madre intesa come bagaglio culturale e sociale di un popolo.

Al di là dell’analisi grammaticale

Riconosciuta nel 2007 dall’Assemblea generale dell’ONU, la giornata internazionale della lingua madre viene ormai onorata da anni con seminari, dibattiti e conferenze. E no, questi dibattiti non sono incentrati su sterili concetti grammaticali come il genitivo sassone o il complemento di modo. Articoli e preposizioni, sostantivi e aggettivi non avrebbero alcun senso se non fossero ben inseriti in frasi cristallizzate dal tempo e dall’esperienza. Proprio per questo, gli eventi organizzati il 21 febbraio di ogni anno non sono delle noiose analisi grammaticali di gruppo. Sono seminari che sottolineano quanto cultura, quanta tradizione sia nascosta in comunissimi slang, modi di dire e proverbi. Sono conferenze che celebrano la nostra storia, il nostro passato: tutto ciò che ha portato alla nascita di alcune espressioni e alla loro successiva diffusione.

Multilinguismo contemporaneo

In questa giornata un occhio di riguardo va senza alcun dubbio al mondo della traduzione: vero punto di incontro tra popoli lontani e culture diverse. È proprio per questa sua importanza sociale che la giornata internazionale della lingua madre celebra anche il multilinguismo e promuovere progetti di educazione linguistica in svariati contesti. A tal proposito, studiosi e ricercatori oggi più che mai stanno traendo un’infinità di benefici da strumenti tecnologici di ultima generazione. Versioni digitali di grandi classici della letteratura francese, ipertesti di opere shakespeariane e immensi corpus linguistici ci permettono non solo di vedere quanto e come alcune parole siano state utilizzate nel corso dei decenni e dei secoli, ma anche di capire come il nostro modo di parlare, scrivere e concepire la lettura sia cambiato con l’avvento dell’era digitale.

Cambia-menti

Recenti studi hanno evidenziato la nostra predilezione quotidiana per frasi brevi, spesso uguali per ritmo e numero di elementi. Ciò non avviene solo in lingue per loro natura più pragmatiche come l’inglese, ma anche in lingue neolatine note per la loro ricchezza sintattica e lessicale. Un modo di scrivere molto più schematico, quindi, che mette in evidenza in modo sconcertante come il funzionamento del nostro cervello stia diventando sempre più simile a quello di un moderno computer. A tal proposito, diverse ricerche hanno anche sottolineato come negli ultimi venti anni il nostro cervello sia davvero cambiato da un punto di vista neurologico in termini di gestione delle informazioni, in modo da riuscire a far fronte all’infinità di pop-up, link e post con i quali veniamo giornalmente bombardati. Cresce, quindi, la curiosità su ciò che ci attende, su come cambierà il nostro modo di comunicare, leggere e scrivere nei prossimi anni. Non ci resta che rimanere sintonizzati per scoprirlo! Sintonizzati nel senso letterale del termine, ovviamente.

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