“Volevo essere il giovane Holden”: ecco come Lucio Corsi ci salva dalla normalità

Il 75° festival di Sanremo ha subito dato notevole visibilità al cantautore maremmano: prima sconosciuto e ora amatissimo.

Tra i 29(+1) artisti in gara all’appena terminato festival della canzone italiana, ci sono alcuni artisti che non erano tra i più popolari. Tra questi spicca il nome di Lucio Corsi. Un ragazzo semplice, che proviene dalla maremma toscana e che, tra le altre tappe della sua vita, aveva già collaborato con altri artisti, quali Carlo Verdone e lo stesso Brunori Sas. Anche quest’ultimo, considerato un underdog del festival, conquista un posto sul podio della finale. In questo senso, il festival ha permesso a voci poco conosciute di farsi sentire dal grande pubblico italiano. Questa edizione, in particolare, ha fatto scoprire alla penisola una voce che più di altre ha qualcosa da raccontare. Lo fa in modo sognante, pacato, con leggerezza unica, come ancora bambino.

Volevo essere un duro

La canzone di Lucio Corsi è un inno contro la figura “normale” del maschio alpha. Va contro agli stereotipi di genere, che vuole l’uomo forte, con un bel fisico e che fa uso della forza per ottenere ciò che vuole. In un’ottica anche autobiografica, Lucio ci assicura che va bene essere solo se stessi. L’eccellenza non è qualcosa che deve essere raggiunta per forza, ma l’importante è riuscire a mettere tutto l’impegno in ciò che si fa.

“Parla del fatto che questo mondo ci vorrebbe infallibili, solidi come pietre e perfetti come fiori, senza dirci che i fiori sono appesi a un filo. E poi anche del fatto che, spesso, è facile anche non divenire ciò che si sognava. Sono poche le persone che possono dire di essere diventate ciò che sognavano da piccoli o ciò che il mondo vorrebbe farci essere. Poi, magari, a volte non è nemmeno la via giusta. Ci capita di sognare cose che, alla fine, non sono così tanto meglio di ciò che siamo.”

La norma non esiste

Così come Lucio Corsi ci invita a non volere ciò che vediamo perfetto, perché la perfezione non esiste, già un altro personaggio, in passato, aveva provato ad avvertirci. In uno dei più celebri romanzi di J.D. Salinger, il giovane Holden Caulfield andava alla ricerca dell’autenticità. Viene però subito deluso dalla falsità della società moderna. Nulla di ciò che è presente nella società adulta è autentica. Non esiste nulla di genuino e tutto è superficiale e costruito. Non solo le istituzioni sono fatte così, ma anche le persone. Dal momento in cui si entra nell’età adulta, sembra inevitabile andare in contro a convenzioni vuote, imposte da una società che non sa vedere oltre. Per questo, il sogno di Holden è quello di diventare il cacciatore o il prenditore nel campo di segale. Si tratta di una figura che vuole salvare i giovani, prima che entrino nella fase adulta della vita. Vuole salvarli dalla convenzione e far sì che possano rimanere autentici e fedeli a se stessi. In un mondo in cui l’apparenza e le convenzioni governano qualsiasi aspetto della vita, Holden vorrebbe salvarsi e salvare i giovani, spingendo sulla via della genuinità.

Non è un gioco da ragazzi

Alla pari di Holden Caulfield, Lucio Corsi ci salva con una canzone inaspettata. A dirla tutta, tutte le sue esibizioni sono un po’ inaspettate. In un palco che storicamente norma tutto, lui riesce a portare la sua poetica genuina. Ci dice che il mondo esiste anche per persone che non corrispondono agli standard di perfezione e che nonostante tutto possono riuscire ad essere se stessi. Chiaro è che la perfezione non può esistere, ma c’è qualcosa di più grande che aspirare a qualcosa di esternamente dettato. Sarebbe importante capire, per ogni singola persona, che cosa può essere la perfezione. Si va allora in quella direzione, ma rendersi conto, anche, che a volte si è già qualcosa, senza dover arrivare ad essere quello che sognavamo (o quello che altri sognavano per noi). In questo senso, vivere la vita non è proprio un gioco da ragazzi, come dice lui. Lo è solo nel momento in cui ci scrolliamo di dosso le aspettative degli altri e iniziamo a vivere la nostra vita come propria. Tolti tutti gli accessori della società, rimanendo con la propria genuinità, allora tutto è un po’ più leggero. Anche da adulti, quindi, potremo accettare di cantare con dei pupazzi, se è ciò che ci rende felici. Anche da adulti, non saremo disprezzati dal giovane Holden.

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