Dall’epica cavalleresca ai film Marvel: ecco perché ogni saga deve avere una fine

Con l’uscita del nuovo Captain America e di altri film dell’MCU, torna l’hype per i supereroi. Ma non sempre è un bene.

La Marvel Cinematic Universe esiste ormai da tantissimo tempo. Il primo film della saga, ovvero Iron Man, usciva nell’ormai lontano 2008. Prima di allora ci sono stati altri tentativi di lanciare un franchising cinematografico basato su mondi fumettistici, ma di respiro assai più ridotto. Parliamo di saghe come la trilogia di Spiderman firmato Raimi, oppure della trilogia di Batman targato Nolan. Se volessimo parlare si saghe più lunghe, ci sarebbero le varie trilogie riferite agli X-Men. In tutti questi casi, il denominatore comune è la conclusione. In tutti questi casi, nonostante ci siano spiragli per eventuali sequel, si è scelto di non allungare ulteriormente il brodo. Certo, da una parte c’è la possibilità di ulteriori introiti facili, ma d’altra parte c’è anche il rischio di far cadere nel baratro un franchise che funziona. Questo, probabilmente, sta capitando all’MCU negli ultimi anni.

Gli eroi come simboli

I primi eroi nascono per delle esigenze. Captain America nasce per portare avanti l’americanità, diventando simbolo di libertà e giustizia. Ogni eroi è caratterizzato da difetti e pregi che li racchiudono in una bolla. Talmente sono caratterizzati, che spesso perdono una descrizione a 360 gradi, diventando dei personaggi idealizzati, quasi degli idoli. Questo capitava anche nell’epica cavalleresca. Ogni personaggio delle varie saghe rappresentava uno o più caratteristiche dell’essere umano. Queste caratteristiche facevano sì che i personaggi fossero ben riconoscibili e fossero inseriti solo in contesti in cui fosse credibile che il personaggio agisse. Ad esempio, prima della pazzia, Orlando rappresenta il cavaliere nobile e razionale, mentre Rinaldo, al contrario, rappresenta un cavaliere che si lascia guidare dall’istinto. Allo stesso modo possiamo pensare che i personaggi fumettistici, anche se rappresentati al cinema, siano dei personaggi di questo tipo, ognuno con delle caratteristiche precise, alle quali non vengono meno.

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Estrapolati da tempo e spazio

Le vicende narrate nei film devono in qualche modo farci credere in atti di eroismo e coraggio. Per questo motivo le vicende avvengono in un mondo molto simile al nostro, ma che non è la realtà. La rappresentazione degli eroi in un contesto credibile fa sì che anche tutto il resto diventi tale. Così come avviene nell’epica cavalleresca, tutto quello che viene narrato avviene in un’ambientazione atemporale e simbolica. Sia nel contesto supereroistico e sia nell’epica, le vicende narrate risultano a metà tra realtà e fantasia, sospese temporalmente. Il tempo e lo spazio sembrano non mutare. Notte e giorno sembrano non essere conteggiabili, così come il tempo che passa sui personaggi. Tanto il tempo non è considerabile, in questi contesti, che l’invecchiamento di un personaggio è visto come un segno di svolta nel racconto della storia e non come processo naturale delle cose.
Queste caratteristiche sono apprezzate in un racconto sospeso come quelli che sono, ma i gusti sono variati e se l’epica cavalleresca ha avuto un declino, lo sta avendo anche il mondo supereroistico cinematografico.

Grandi storie finite

L’epica cavalleresca è stato un genere dominante per il suo tempo. Capolavori come l’”Orlando Furioso” di Ariosto o la “Gerusalemme Liberata” di Tasso sono giunti fino a noi proprio perché molto richiesti e quindi copiati (dai copisti). Poemi come la Gerusalemme Conquistata (1593) dello stesso Tasso, che cercava di conformarsi ai rigidi dettami della Controriforma, o l’Adone (1623) di Giovan Battista Marino, caratterizzato da uno stile barocco e sensuale, non ottennero lo stesso successo e furono progressivamente dimenticati, così come altri poemi minori. Il pubblico, ormai attratto da nuove forme narrative come il romanzo o la tragedia barocca, non trovava più nell’epica cavalleresca la stessa forza evocativa di un tempo. Così, queste opere minori finirono per essere trascurate, segnando il lento e malinconico tramonto di un genere che aveva dominato la letteratura europea per secoli. Lo stesso declino lo possiamo vedere con le ultime opere dell’MCU. Personaggi di spicco della saga sono morti oppure spariti dalla scena o peggio, resi ridicoli. Personaggi secondari stanno cercando di conquistare un pubblico che fa fatica ad apprezzarli. Si sta cercando di far piacere qualcosa che ormai è fuori dal tempo.

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