La Notte della Taranta: l’evento che unisce musica, folklore e terapia

Scopriamo insieme le origini di uno dei Festival più amati di tutta Europa.

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Tamburi, gonne e foulard: tutto pronto per l’evento che ogni anno fa tremare il tacco del nostro stivale!

Ritmo e terapia

Dopo il consueto Festival Itinerante, gli animi si fanno più incandescenti e i piedi più irrequieti per l’attesissimo Concertone finale di Melpignano che si terrà oggi, 24 Agosto 2024 nel piccolo comune salentino. Diretto dal Maestro Shablo, il Concertone ospiterà voci note del panorama musicale popolare e nazionale come Angelina Mango, Stefania Morciano, Geolier, Antonio Amato, Ste ed Enza Pagliara. L’evento arriverà a contare ben centocinquanta mila spettatori che tra un passo di danza e un altro si lasceranno trasportare dal ritmo incalzante di una delle danze più terapeutiche di sempre. Terapeutiche, sì, perché anche se oggi la taranta viene banalmente associata alle feste di paese nelle piazze del sud Italia, in passato era una medicina, una cura per quelle famiglie contadine che non conoscevano giorni di tregua lontani dal rovente sole pugliese. Così, in un’epoca in cui l’ignoranza regnava sovrana, quelli che potevano essere i sintomi di una cattiva e scarsa nutrizione venivano visti come effetti collaterali di un morso di ragno, di tarantola. Da qui l’espressione “tarantolati”, ossia “morsi dalla tarantola”. Dolori addominali, deliri e movimenti ripetitivi accompagnavano questi poveri sfortunati che entravano in uno stato di trance irreversibile secondo le conoscenze mediche del tempo. Le vittime, quindi, potevano aggrapparsi alla sola speranza che il ritmo cadenzato dei tamburi potesse portar loro qualche beneficio e liberarle definitamente da quella che appariva come una vera e propria condanna.

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Mitologia nella Grecia Salentina

Secondo numerosi studiosi, le origini del ballo della taranta sono da ricercare nel mondo della mitologia. La figura del ragno torna, infatti, ancora una volta nel mito di Aracne. Figlia di Idmone e sorella di Falance, la ragazza eccelle nell’arte della tessitura, al punto da decidere di sfidare la stessa dea Atena. La dea, maestra d’ingegno e astuzia, non ci pensò due volte a trasformare la fanciulla in ragno, condannandola a tessere per il resto della sua vita. Un lavoro infinito, ripetitivo, come quello dei musicisti che accompagnano il fruscio delle gonne delle tarantolate.

La cura

Non ci resta, quindi, che aspettare che la notte arrivi, che le luci si accendano per illuminare la magica piazza di Melpignano. Aspettare che la musica si faccia via via più intensa, che il ritmo dei tamburi diventi quasi nauseante. Solo allora, il ragno comincerà ad aggirarsi tra il pubblico, a mordere i passanti. A quel punto ballare sarà necessario, indispensabile. La musica ci entrerà nelle vene, diventerà sangue, aria, terra, vita. Si farà medicina, cura, guarigione.

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