“Il bacio” di Gustav Klimt e la filosofia di Edith Stein: l’amore umano come lucente riflesso divino.

Gustav Klimt, con “Il bacio”, ha creato un’icona dell’amore romantico e fisico. Edith Stein, in “Essere finito ed essere eterno”, vede l’amore umano come riflesso dell’amore divino. Così, “Il bacio” diventa simbolo del legame tra umano e divino.
“Il bacio” di Klimt: un abbraccio dorato
“Il bacio” di Klimt è un dipinto realizzato tra il 1907 e il 1908, durante il periodo d’oro dell’artista, caratterizzato dall’uso di foglia d’oro, che dona alle sue opere un’aura mistica e sacrale. La coppia al centro del dipinto è avvolta in un abbraccio appassionato, i loro corpi quasi fusi insieme, uniti da un mantello ornato di motivi geometrici e floreali che suggeriscono un’unità armoniosa e trascendente.
La scelta del dorato, l’uso di linee sinuose e la fusione di elementi naturali e geometrici non sono solo scelte estetiche, ma anche simboliche. Il dorato evoca un senso di sacralità e eternità, suggerendo che l’amore raffigurato non è solo un evento temporaneo e fisico, ma ha una qualità eterna e divina. Le figure sembrano sospese in un momento fuori dal tempo, un attimo di perfezione e completezza. Gustav Klimt, con la sua opera “Il bacio”, ha creato un’icona dell’amore romantico e fisico che ha affascinato e catturato l’immaginazione di innumerevoli osservatori. Questo dipinto, con i suoi dorati abbracci e i corpi avvolti in un tenero e passionale intreccio, è un inno visivo all’amore umano nella sua forma più intensa e appagante. Ma cosa succede se mettiamo questo capolavoro in dialogo con le riflessioni filosofiche e teologiche di Edith Stein? Nella sua opera “Endliches und ewiges Sein” (“Essere finito ed essere eterno”), Stein esplora come l’amore umano possa essere un riflesso di un amore più grande e trascendente, radicato nell’amore divino. Attraverso questa lente, possiamo vedere “Il bacio” non solo come una celebrazione dell’amore terreno, ma anche come un simbolo del legame profondo tra l’umano e il divino.

Edith Stein e l’Amore Divino
Edith Stein (1891-1942), è stata una filosofa tedesca di origine ebraica, convertita al cattolicesimo, canonizzata come Santa Teresa Benedetta della Croce. Allieva di Edmund Husserl, contribuì significativamente alla fenomenologia, approfondendo temi di empatia e soggettività. Il suo lavoro filosofico include “Endliches und ewiges Sein” (“Essere finito ed essere eterno”): si tratta della sua Opera principale, dove esplora la natura dell’essere umano in relazione all’essere divino, integrando filosofia e teologia. Morì nel campo di concentramento di Auschwitz, vittima dell’Olocausto. In “Essere finito ed essere eterno” Stein esplora il concetto di amore come ponte tra l’umano e il divino. Per la filosofa, l’amore umano autentico è sempre radicato in un amore più grande e trascendente: l’amore di Dio.
Secondo Stein, l’amore umano è una partecipazione all’amore divino. Quando due persone si amano veramente, stanno riflettendo, in modo imperfetto ma reale, l’amore perfetto che esiste tra Dio e la creazione. L’amore umano, con tutte le sue imperfezioni e limiti, è una manifestazione dell’amore divino che sostiene e trascende ogni cosa. Questo amore divino è la fonte di ogni amore autentico e dona significato e profondità all’amore umano.

L’Amore come atto creativo: arte e filosofia
Mettere “Il bacio” di Klimt in dialogo con le riflessioni di Edith Stein apre una prospettiva affascinante su entrambe le opere. Il dipinto di Klimt, con il suo calore dorato e il suo abbraccio appassionato, può essere visto come una rappresentazione visiva dell’idea steiniana che l’amore umano è un riflesso dell’amore divino. L’abbraccio dei due amanti, che sembra trascendere il tempo e lo spazio, può essere interpretato come un simbolo dell’unione tra il finito e l’eterno.
Nell’opera di Klimt, i due amanti sono raffigurati in una posizione che suggerisce un’elevazione, un sollevarsi dal mondo terreno verso una dimensione più alta e spirituale. Questo sollevamento può essere letto come un movimento verso l’amore divino, un trascendere la realtà fisica per partecipare a una realtà più profonda e significativa. La fusione dei loro corpi e la ricchezza dei motivi decorativi evocano un senso di unità e armonia che rispecchia l’unione perfetta dell’amore divino.
Per Stein, l’amore è anche un atto creativo. Quando amiamo, partecipiamo all’atto creativo di Dio. Questo atto d’amore non è solo una risposta ai bisogni dell’altro, ma è anche una forma di auto-donazione che riflette la generosità e la gratuità dell’amore divino. In questo senso, “Il bacio” di Klimt può essere visto come una celebrazione dell’amore come atto creativo. I due amanti, nel loro abbraccio, creano un momento di bellezza e di sacralità che trascende la loro individualità e li unisce in una realtà più grande.
La decorazione intricata e dorata che avvolge la coppia nel dipinto di Klimt può essere interpretata come una manifestazione visiva di questa creatività. I motivi floreali e geometrici suggeriscono un giardino paradisiaco, un luogo di perfezione e di bellezza che è il frutto dell’amore. Questo giardino può essere visto come una rappresentazione simbolica del paradiso, il luogo dell’amore perfetto e della comunione con il divino.
Stein vede l’amore umano come una via privilegiata verso la trascendenza. Quando amiamo veramente, siamo portati oltre noi stessi, i nostri schemi mentali, le nostre paure, le nostre ferite: verso l’altro e, in ultima analisi, verso Dio. L’amore ci spinge a uscire dai nostri limiti e a cercare una comunione più profonda con l’altro e con il divino. In questo senso, “Il bacio” di Klimt può essere interpretato come un’immagine di questa via verso la trascendenza. Gli amanti, nel loro abbraccio, sembrano essere sollevati in una dimensione oltre il tempo e lo spazio, uniti in un momento di perfezione che riflette l’amore eterno di Dio.
La posizione dei corpi e l’espressione dei volti nel dipinto suggeriscono un abbandono totale e una fiducia reciproca che sono essenziali per l’amore autentico. Questo abbandono e questa fiducia sono anche elementi fondamentali della relazione con Dio, secondo Stein. Amare significa fidarsi dell’altro e aprirsi a lui, così come amare Dio significa fidarsi di Lui e aprirsi alla Sua volontà. In questo senso, l’amore umano diventa una scuola di amore divino, un modo per imparare a donarsi e a fidarsi.
Un altro elemento centrale nella riflessione di Stein è il mistero dell’amore. L’amore autentico è sempre un mistero, qualcosa che non può essere completamente compreso o spiegato. Questo mistero è radicato nella natura trascendente dell’amore divino, che è al di là della comprensione umana. In questo contesto, “Il bacio” di Klimt può essere visto come una rappresentazione visiva di questo mistero. Il dipinto cattura un momento di intimità e di bellezza che sembra sfuggire a qualsiasi tentativo di spiegazione razionale. L’uso del dorato e la fusione dei corpi suggeriscono una dimensione misteriosa e sacra che trascende la realtà quotidiana.
Stein sottolinea anche l’aspetto del dono nell’amore. Amare significa donarsi all’altro, senza aspettative o condizioni. Questo dono di sé è un riflesso dell’amore di Dio, che è un dono puro e gratuito. In “Il bacio” di Klimt, possiamo vedere questo dono di sé nell’abbraccio dei due amanti. La loro fusione e la loro intimità suggeriscono un dono reciproco che è totale e incondizionato. Questo dono di sé è reso visivamente attraverso la ricchezza dei dettagli e la bellezza del dipinto, che evocano un senso di abbondanza e di generosità.
Attraverso questa lente, possiamo vedere “Il bacio” non solo come una celebrazione dell’amore terreno, ma anche come una finestra sull’amore divino. Il dipinto ci invita a vedere l’amore umano nella sua bellezza e nella sua profondità come una partecipazione all’amore creativo e generoso di Dio. L’abbraccio dorato dei due amanti diventa un’immagine dell’unione tra il finito e l’eterno, un riflesso dell’amore divino che sostiene e trascende ogni cosa.
