Scopriamo cinque donne, cinque storie e cinque voci che, in silenzio, hanno fatto la storia.

“In piedi, signori, davanti ad una donna” scriveva Shakespeare, perché da “quel cielo alto dove la sua anima vive […] non la strapperete mai”. Diciamolo, la storia non è stata molto gentile con le donne, rinchiuse in categorie umane quali madre, moglie o figlia, troppo piccole per voci così grandi. Ebbene, è da queste voci che tutto nasce, così è sempre stato e per sempre sarà.
IPAZIA D’ALESSANDRIA
Intellettuale, filosofa, Sapiente e dotta, Ipazia d’Alessandra è stata una figura centrale nel dibattito culturale che ha animato la capitale egiziana dell’epoca. Figlia d’arte, raccoglieva l’eredità intellettuale del padre, Teone, matematico e astronomo attivo presso il Museo di Alessandria dal quale ha imparato i trucchi del mestiere. Come scrisse Filostorgio però, «Imparò da suo padre le scienze matematiche, ma divenne di gran lunga migliore del maestro, soprattutto nel campo dell’osservazione degli astri», testimonianza che, assieme ad altre, hanno permesso ai moderni di assegnarle il titolo di prima matematica della storia. Vicina alle corti pagane e neoplatoniche, Ipazia è stata una vera e propria visionaria, colei che per prima ha progettato strumenti quali l’astrolabio (che tra le altre cose permette di misurare l’altezza delle stelle, della luna o del sole), il planisfero e l’idroscopio (strumento per esplorare i fondali marini). Insomma, ha anticipato di moltissimi anni le geniali scoperte dei maschietti che l’hanno succeduta. Purtroppo la morte della donna non fu gloriosa come la sua vita: nel 415 una folla di fanatici religiosi la rinchiuse nel Caesarion, la trascinò per le vie della città fino al suo ultimo respiro ed infine ne bruciò il corpo.

ADA LOVELACE BYRON
Augusta Ada Lovelace contessa di Byron, fu una nobile e matematica britannica nata nel 1815. Figlia illegittima del poeta Lord Byron non conobbe mai il padre e sin dalla tenera età si avvicinò allo studio delle scienze matematiche, sue fedeli compagne di vita; le posizione sociale permisero alla giovane donna di legarsi ad alcune delle grandi menti dell’epoca quali Sir. David Brewster, Michael Faraday, Charles Dickens e Charles Babbage. Il nome di quest’ultimo era già molto noto tra le file dei matematici: inventore della macchina differenziale (strumento utile per l’intavolazione delle funzioni polmonari) e della macchina analitica (il primo prototipo del computer), prese sotto la sua ala la giovane Ada, l’ “incantatrice di Numeri” come la chiamava lui, che aveva già iniziato a studiare il materiale su cui su fondava il lavoro del matematico. Dopo un viaggio in Italia, conosce il futuro primo ministro Menabrea con il quale inizia una corrispondenza epistolare spesso incentrata sui possibili sviluppi delle scienze. Da queste basi nascerà l’articolo che la giovane pubblicò nel 1843, incentrato sulla possibilità di programmazione delle macchine analitiche, profetizzando il concetto di intelligenza artificiale. Morì nel 1852 di tumore ma, nonostante la sua breve vita, ha regalato all’intera umanità tesori immortali quali la descrizione di un computer dotato di software e lo sviluppo di un algoritmo in grado di calcolare i numeri di Bernoulli, scoperta che le valse il titolo di prima programmatrice della storia.

AMELIA EARHART
Nata nel 1897 in un piccolo paesino del Kansas, Amelia Earhart è stata la prima persona nella storia ad aver attraversato in solitaria l’oceano Atlantico. Dopo aver ricoperto il ruolo di infermiera durante la prima guerra mondiale, si recò a Long Beach con il padre dove, per soli due dollari, salì per la prima volta su un biplano che in soli dieci minuti la fece innamorare. Dopo questa esperienza rivelatrice, la giovane iniziò a prendere lezioni di volo distinguendosi per bravura da tutte le sue compagne che, in un solo anno, videro Amelia battere il record femminile volando con il suo biplano giallo ad un’altitudine di 4.300 metri. L’eco elle sue imprese arrivò sino alle orecchie del capitano Hilton Railey che offrì ad Amelia la possibilità di diventare la prima donna ad attraversare l’Atlantico: il 17 giugno 1928 con il piota Stultz al comando, la donna partì a bordo di un Fokker F.VII arrivando in Galles in ventuno ore. Nonostante durante il viaggio dovette occuparsi solo di poche funzioni marginali, la traversata costituì la sua consacrazione. Negli anni seguenti il suo nome iniziava a brillare sempre più: nel 1931 stabilisce il record mondiale di altitudine volando a 5.613 metri e l’anno successivo, diventa la prima persona nella storia ad effettuare in solitaria la traversata dell’Atlantico, impegnando quattordici ore e cinquantasei minuti per raggiungere l’Irlanda del Nord partendo da Terranova. Nel 1936 la Lockheed Aircraft Corpration, seguendo le direttive di Amelia, costruì per lei in monoplano bimotore, utile alla realizzazione della più gloriosa delle sue imprese: il giro del mondo. Dopo il fallimento di un paio di tentativi, partì nel 1937 per quell’ultimo e glorioso viaggio da cui non farà mai ritorno; sulla sua morte ci sono diverse teorie ( dell’incidente e affondamento o l’ipotesi di Gardner Island) che non siamo in grado di stabilire se e in quale misura si avvicinino al vero. È certo però che quella donna nata in un piccolo paesino del Kansas ha portato il proprio nome in alto nel cielo, mettendo la firma su una porzione di mondo non ritenuta adatta ad una donna.

HEDY LAMARR
Considerata uno dei volti più belli del mondo, Hedwing Eva Maria Kiesler è stata una mente straordinaria, oltre che un’attrice austriaca. Nata nel 1914 e morta nel 2000, manifestò sin dalla tenera età interesse per le scienze matematiche, in virtù del quale decise di iscriversi alla facoltà di ingegneria che, però, non era il suo unico interesse. Intorno al 1930 infatti, si iscrive ad un corso di recitazione e, poco dopo, arriva la prima scrittura per il film di Jacoby: da quel momento la sua vita non sarebbe più stata la stessa. In breve tempo conquistò Hollywood con la sua bravura e la sua bellezza, doti naturali accompagnate dalla straordinaria intelligenza che ebbe modo di gridare al mondo durante la triste parentesi della seconda grande guerra. La donna aveva iniziato ad elaborare un piano in grado di contrastare i segnali radio nemici al fine di interrompere il telecontrollo a distanza, ad esempio, di una torpedine. In poche parole, la diva di Hollywood aveva messo a punto la tecnologica che oggi è alla base di wifi e GPS. Una volta terminato nel giugno 1941, Heidi e il suo collaboratore George Antheil presentarono il progetto dal nome Secret Communication System, all’ufficio brevetti. L’anno successivo fu approvato il brevetto 2.292.387 ma, essendo lei una stella del cinema e lui un compositore, la marina militare statunitense preferì utilizzare mezzi collaudati da chi “per davvero” faceva lo scienziato. Il risultato? La bomba atomica.

MALALA YOUSAFZAI
Giovane donna Pakistana nata nel 1997, Malala è una delle voci più forti attualmente presenti nel panorama mondiale. Più giovane vincitrice di un premio Nobel per la pace, da anni sta portando avanti una battaglia in favore dei diritti delle donne e delle bambine, con particolare attenzione al diritto all’istruzione. Nel 2012 è rimasta gravemente ferita alla testa durante un atto terroristico ad opera di alcuni talebani saliti armati su uno scuolabus e, in seguito ad un intervento chirurgico , la giovane non ha avuto timore di dichiarare i colpevoli di quell’atto. Ad ogni azione però, corrisponde una conseguenza e quegli uomini dal capo coperto e il fucile sempre in mano conoscono molto bene questa regola. Non tardano infatti ad arrivare minacce di morte, l’eco delle quali giunse sino a Buckingham Palace dove la Regina Elisabetta stava preparando il trasferimento della giovane presso l’ospedale di Birmingham. Lontana da odio violenza, Malala ha tutt’oggi la possibilità di denunciare l’urgenza della condizione delle sue concittadine e sorelle, vittime di un regime che non garantisce diritti e si fonda su paura, violenza e morte.
