A Palazzo Buontalenti di Pistoia la grande mostra curata da Walter Guadagnini ’60 Pop Art Italia’.

Si tratta di un vero e proprio viaggio in quelle città come Roma, Milano, Torino, Venezia, che hanno visto il proliferare della cultura Pop
Di cosa si tratta?
Nel percorso sono ricostruite le vicende del movimento in Italia, attraverso 60 opere e i suoi maggiori esponenti, da Schifano a Festa, da Rotella a Pascali, fino a Titina Maselli e Giosetta Fioroni. La mostra è un viaggio in Italia ai tempi della Pop art, quindi si trovano gli artisti, con opere straordinarie, ma si trovano anche le città, come Roma, Milano e Torino: un racconto completo fatto dai grandi autori, da Schifano a Rotella e anche qualche straniero da Rauschenberg a Andy Warhol, che chiude in maniera esplosiva la mostra”. “È una mostra importante, con prestiti importanti – sottolinea la direttrice di Fondazione Pistoia Musei .Una mostra che ha un suo senso specialmente a Pistoia, una città davvero importante per la Pop art italiana e qui sono esposte opere importanti dei protagonisti della ‘scuola di Pistoia’, come Roberto Barni, Umberto Buscioni, Gianni Ruffi, Adolfo Natalini.

La Pop Art in Italia
Il movimento Pop Art ha avuto un impatto significativo anche in Italia, ma spesso viene associato principalmente agli Stati Uniti e al Regno Unito. Negli anni ’60, alcuni artisti italiani hanno adottato le tematiche della Pop Art, reinterpretandole in modo unico e riflettendo le specificità della cultura italiana. Uno degli artisti più importanti associati alla Pop Art italiana è stato Mimmo Rotella. Rotella ha sviluppato un’originale tecnica che consisteva nello strappare manifesti pubblicitari dalle strade e poi ri-assemblarli o modificare i pezzi strappati per creare opere d’arte. Questa pratica rifletteva sia l’estetica della cultura pop che una critica sociale implicita. Mimmo Rotella è conosciuto per la tecnica del décollage, in cui diversi manifesti pubblicitari sono strappati ed incollati uno sopra l’altro. I manifesti scelti sono in gran parte locandine dei classici del cinema, dove lo spettatore riesce a riconoscere i nomi e i volti delle star di hollywood. Molti di questi suoi decollage sono ancora acquistabili online e vengono venduti ogni anno.

La Pop Art come ribellione
La Pop Art è nata negli Stati Uniti negli anni ’50 e ’60 come una sorta di ribellione contro l’astrazione espressionista dominante all’epoca. Gli artisti della Pop Art hanno abbracciato la cultura di massa e i simboli popolari, incorporando immagini di oggetti comuni e icone popolare nelle loro opere d’arte. Questi oggetti spaziavano dai prodotti di consumo alle celebrità, dai fumetti alla pubblicità. Il contrasto con l’astrattismo fu evidente, dato che queste due correnti artistiche hanno dei presupposti teoretici e ideologici diametralmente opposti. L’arte astratta rappresenta processi mentali dell’artista, non lasciando più spazio al concreto, all’empirico. Con la Pop Art invece avviene il contrario. Tra gli artisti più noti associati alla Pop Art americana ricordiamo ovviamente il più celebre e pop: Andy Warhol. Egli è noto a tutti per le sue ripetizioni di immagini di celebrità come Marilyn Monroe e le sue rappresentazioni di beni di consumo come le scatole di zuppa Campbell’s. Andy Warhol sceglie come soggetto la diva americana Marilyn Monroe. La star viene trasformata da Warhol in icona della cultura di massa e della società americana. La distanza tra lo spettatore e la diva viene annullata e ora quest’ultimo può collezionare le sue icone all’interno della propria abitazione, proprio come un tempo si ricercavano le icone religiose. Nella contemporanea società americana prevale dunque il collezionismo tattile.