Il 14 Febbraio 2024 è uscito nelle sale italiane il film “Past Lives” della regista sudcoreana-canadese Celine Song. Attraverso il film possiamo accostare la filosofia di Eraclito.

Il film ha avuto un debutto notevole, classificandosi al primo posto dopo solo il primo weekend. Si tratta di un film con caratteristiche sia asiatiche che americane, uniformate in una ricetta che la regista ha saputo gestire bene. Non si tratta della solita storia d’amore, ma piuttosto di una storia di vite. Sono vite che si intrecciano e si snodano e portano persone vicine ad allontanarsi e persone lontane ad avvicinarsi o riavvicinarsi. Senza fare spoiler, si tratta di una storia narrata in maniera circolare, che porta lo spettatore ad immedesimarsi in tre possibili punti di vista. Alla fine, però, tutti i punti di vista si allineano in una morale della storia alquanto triste, ovvero che le persone nel tempo sono cambiate e i bambini che una volta conoscevamo non esistono più, sono diventati degli adulti completamente diversi.
Vite passate
Il titolo della pellicola rimanda ad una parola coreana che viene spesso utilizzata all’interno della storia. La parola è In-Yun. Si tratta di una di quelle parole che esistono in una lingua, ma che è difficile da tradurre. Nel film ci viene spiegato come “provvidenza” o “fato”, ma è contestuale alla relazione tra le persone. La parola ha origine nel buddismo, in particolare nella credenza alla reincarnazione. Ci viene spiegato che anche se due sconosciuti, camminando per strada, si sfiorano, si tratta di In-Yun, perché vuol dire che tra loro c’è stato un qualche tipo di connessione in una o più delle vite precedenti. Se due persone si sposano è perché nel corso delle vite precedenti hanno accumulato 8000 strati di In-Yun.
Si tratta di un tema ricorrente all’interno del film. Viene utilizzato anche da parte dei diversi personaggi per giustificare alcune loro paure o per convincersi a compiere alcune azioni. Alla fine, però, non è qualcosa che si può prevedere o forzare, perché non è qualcosa di noto. Essendo fato o provvidenza, bisognerà che le cose facciano il loro corso e per quanto uno si sforzi, non può agire sull’In-Yun.

La vita corrente
Il titolo però non si riferisce solo all’uso ricorrente della nozione di In-Yun. La protagonista è una bambina nata in Corea del sud, che da bambina, a 12 anni, si trasferisce negli Stati Uniti con la famiglia. In Corea lascia il suo migliore amico, un pseudo-fidanzatino delle medie. Il loro saluto è stato molto spento, perché nessuno dei due aveva forse idea di cosa sarebbe significato un trasferimento così lontano. Nel corso del tempo, lei si ambienta in Occidente, lui continua la sua vita in Corea. Lei si trasferisce in varie altre città, lui prosegue con la leva militare, gli studi e trova un lavoro nella media. Lei nel frattempo sta inseguendo i suoi sogni, con incessante ambizione. Tramite questo percorso conosce persone diverse, tra cui anche suo marito. Ha preso tanto dall’occidente, tanto che la sua parte coreana si è ridotta. In un certo senso, quella bambina che era innamorata di quel bambino non esiste più. Si tratta, anche quella, di una vita precedente.
Il fatto che lui sia in costante ricerca di lei fa capire che le cose sono cambiate in tempi diversi. Durante gli anni dell’università lei era in una fase mista di cambiamento, ma successivamente è andata avanti, non volendosi arenare in un contesto di pura nostalgia. Andando avanti col tempo sposa sempre di più la sua parte americana, sia nella pratica, quindi ottenendo la Green card tramite il matrimonio, ma anche un po’ mentalmente, tanto da intaccare il suo coreano parlato.
Tutto scorre
“Non puoi entrare due volte nello stesso fiume”
Con queste parole di Eraclito si vuole portare l’esempio di come le cose, anche se sembrano rimanere uguali, in realtà sono in costante cambiamento. Il fiume ci sembra sempre uguale, ma in realtà, l’acqua in cui ci siamo immersi una prima volta è già andata avanti e il letto del fiume si è riempito di acqua diversa. Questa filosofia si può riassumere in due parole del greco antico: panta rhei. Queste parole indicano proprio il cambiamento incessante delle cose. Tutto scorre. Tutto cambia in modo continuo, anche se non ce ne accorgiamo. La stessa persona che vediamo ora, tra un minuto sarà una persona diversa. I bambini che eravamo non sono le stesse persone che siamo noi oggi.
In questo senso, nel film, si sottolinea come le vite da bambini che avevano i due protagonisti coreani sono vite passate. Questo perché ormai sono adulti. Nonostante abbiano vissuto dei bei momenti e se li ricordino con piacevole nostalgia, loro non sono più quelle persone, sono cambiati e con loro anche la visione del mondo e i loro desideri. Lei l’ha capito prima di lui ed è andata avanti. Lui non l’ha capito finché non è stata lei a fargli fare un percorso mentale.
Non serve tanto capire quanti strati di In-Yun abbiamo accumulato con le persone nelle vite precedenti, perché non potremo mai saperlo. Possiamo però capire come le persone nel tempo possono cambiare e cambiano sempre. È necessario capire come una persona sia cambiata e non rispecchi più i nostri ricordi. Perché ricordare è bello, piacevole, ma ancorarsi ad essi non è sano.