Ecco perché i manganelli di Pisa e Firenze preconizzano l’idiotismo di massa dostoevskijano

La feroce repressione delle manifestazioni studentesche di venerdì 23 febbraio 2024 impone noi tutti ad una riflessione sulla democrazia odierna. Approcciamola insieme con l’aiuto de “L’Idiota” di Fëdor Dostoevskij.

Cos’hanno in comune gli studenti pro Palestina scesi in strada nel secolo corrente e il protagonista di un romanzo pubblicato nel 1869? Il principe Myškin, così descritto dal suo ideatore russo, possiede tante di quelle qualità affini ai manifestanti presi a manganellate dalla polizia la settimana passata. Ma in un mondo a rovescio come il nostro, si fa presto a scambiare dubbi ed inquietudini per insolenza e irrequietezza.

L’IDIOTA BUONO

Che idioti! Pensa che “disgraziati” nel manifestare pacificamente, così “folli,” al limite del “comico!”

Le citazioni tra virgolette sono tratte dal romanzo L’Idiota di Fëdor Dostoevskij (1821-1881) e rappresentano alcune tra le critiche più spesso mosse al principe Myškin, protagonista delle vicende narrate. Myškin ha un grande difetto che si evince già dal carteggio che precede la pubblicazione del romanzo: egli è “un uomo del tutto buono” [1]. Sono queste le parole che Dostoevskij sceglie per descrivere il suo personaggio alla nipote S.A. Ivanòva, dedicataria dell’opera.

L’assoluta bontà del soggetto narrato risulta scomoda al romanziere russo poiché, come egli stesso scrive, “non c’è nulla di più difficile al mondo, e specialmente adesso,” che raccontare una natura pienamente buona. È per questo motivo che Myškin verrà più e più volte additato come idiota da chi gli gravita intorno. Nonostante ciò, il principe aspira ad esistere come un vero e proprio russo, vicino ai suoi conterranei, desideroso di comprenderne la vita e d’alleviarne i problemi. La realtà esterna gli appare enigmatica mentre tenta d’esaminare nell’intimo della sua sensibilità le cause all’origine del suo modo d’essere. Egli vuole solo “fare il [suo] dovere con onestà e fermezza […] ed essere cortese e sincero con tutti” [2]. Dunque perché queste qualità dovrebbero essere annoverate come difetti?

GLI IDIOTI RIOTTOSI

Autenticità e determinazione sono state alla base delle manifestazioni studentesche pro Palestina di venerdì 23 febbraio 2024 a Pisa e Firenze. I cortei non erano autorizzati, c’è da dirlo, anche se il percorso tenutosi nel capoluogo toscano lo era in parte. Il dettaglio giuridico non costituisce tuttavia una scusante per l’assoluta barbarie commessa dagli agenti presenti che si sono fatti di fuoco, avventandosi contro i manifestanti, rispondendo con immonda furia alla chiamata alla carica dei loro superiori. La tendenza del governo Meloni alla repressione violenta del dissenso pacifico, cercando di zittire con la forza, fa venire in mente un passo del già menzionato romanzo di Dostoevskij durante il quale la vita del protagonista (epitome del buono e del bello, lo ricordo) subisce un attentato:

Gli occhi di R. scintillavano e un ghigno forsennato gli deformava il volto. Il suo braccio destro si sollevò e nella mano stringeva qualcosa che luccicava. Il principe non pensò neppure ad afferrare quella mano; gli parve soltanto, a quanto poi si ricordava, di aver gridato: “Parfèn, non ci credo!…”.

Un attimo dopo fu come se un velo gli si squarciasse improvvisamente davanti agli occhi e una straordinaria luce interiore gl’illuminò l’animo.

L’antagonista di Myškin si getta addosso al principe tentando di pugnalarlo per far fuori l’incarnazione di quella purezza d’animo così scomoda ai suoi interessi da sollevare in lui l’impeto omicida. R. è completamente sprovvisto della compassione che trabocca invece dal cuore del principe, similmente agli studenti scesi in strada contro le politiche militariste italiane a favore d’Israele, così umanitariamente buoni da essere scomodi e perciò tolti di mezzo.

L’IDIOTISMO DI MASSA

Anche se il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha liquidato i 18 ragazzi feriti come “casi isolati in corso di valutazione,” il disincanto che il gesto della polizia ha generato nella pubblica opinione costringe a soffermarci sul pervertimento della democrazia odierna che sembra essere interpellata a piacimento, solo quando fa comodo, come se ci fosse un modo giusto di essere democratici, curiosamente passivi e disimpegnati, ed uno sbagliato, contestatari ed opinion-muniti.

L’interesse del governo corrente nel prendere sottogamba gli avvenimenti di Pisa e Firenze ci costringe a restare in guardia nei confronti di quel labile confine tra l’autoconservazione dello Stato italiano e l’autodistruzione di esso.

Tuttavia, proprio come nel caso di Myškin, l’idiota dostoevskijano per antonomasia, a nulla serviranno ingiurie e vessazioni poiché non spaventano le manganellate, se pur indegne, a chi ha bontà nel cuore. Chiamateli pure idioti allora; gli idioti salveranno il mondo!

 

 

 

 

[1] in F.M. Dostoevskij, Lettere sulla creatività, Feltrinelli, Milano 1991.

[2] F.M. Dostoevskij, L’Idiota, Feltrinelli, Milano 2022.

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