Pungolati dalla fretta del secolo corrente, l’autore scozzese esorta a soffermarci sull’importanza dei luoghi di quiete.

Tom Gauld ritorna edito per Mondadori con “La vendetta dei bibliotecari” (traduzione di Francesca Crescentini), un’esilarante raccolta di momenti introspettivi utili a qualsiasi bibliofilo incline all’autocritica. Come omaggio al titolo, segue sotto una breve storia dell’apertura al pubblico di quei luoghi di culto pagani dove i dedicatari del libro passano la maggior parte delle loro giornate: le biblioteche.
I BIBLIOTECARI DI GAULD
È da poco uscito il nuovo libro del fumettista Tom Gauld, un compendio di centosettantasei tavole che raccontano con secco umorismo il grappolo di persone che ruota intorno ai libri: gli autori, gli editori, i critici, i lettori, i librai ed i bibliotecari. Proprio per quest’ultimi è riservato un occhio di riguardo, come lo stesso Gauld non si trattiene dal sottolineare, affermando che
il mondo sarebbe migliore se i bibliotecari fossero al potere
Non posso che mostrare la mia vicinanza a questa presa di posizione favorevolmente disposta nei confronti di coloro che ritengo essere vigili guardiani dell’erudizione omnicomprensiva; funzionari-vascello universalmente dediti al sapere cartaceo. Certo è che riflettendo sul momento storico in cui la figura del bibliotecario divenne pubblicamente tale (XVIII secolo), vien da sé un certo sdegno verso quel sapere decisamente poco ‘comprensivo,’ e assai meno ‘universale,’ del quale stavano a guardia.

LE BIBLIOTECHE SETTECENTESCHE
Di fatti, l’evidenza storica dimostra come durante la prima metà del Settecento le biblioteche fossero principalmente private, e quindi elitarie, oppure canoniche, e quindi riservate al clero (che sarebbe come dire elitarie). I maggiori ostacoli per l’apertura delle biblioteche provenivano dalle università e dalle municipalità locali riluttanti ad ammettere il pubblico nei propri archivi. In realtà non è che quest’ultimi fossero così consistenti come quelli di oggi, soprattutto perché i libri che vi si trovavano rispecchiavano unicamente la filosofia ontologica o la tradizione religiosa a cui le istituzioni responsabili sostenevano di aderire. Lo storico britannico Jonathan I. Israel sostiene che furono Gabriel Naudé (1600-53) e Gottfried Wilhelm von Leibniz (1646-1716) ad essere i primi letterati ad ampiamente promuovere un nuovo concetto di biblioteca aperta; soprattutto il primo, sosteneva come sia “l’universalità piuttosto che la specificità teologica ad essere il vero principio cardine per una biblioteca di spessore.” (Israel, Jonathan. A Revolution of the Mind: Radical Enlightenment and the Intellectual Origins of Modern Democracy. Princeton University Press, 2010. N.d.R.)
LE BIBLIOTECHE DI NAUDE
Gabriel Naudé, un bibliotecario francese, riteneva che le biblioteche fossero luoghi essenziali per lo scambio d’idee poiché gli accademici potevano sfruttarle come luogo sicuro per espandere la propria conoscenza, ampliandola ben oltre la tradizione universitaria della loro nazione d’origine. Non stupisce allora l’importanza che Naudé riservava alla pratica della traduzione letteraria, considerata come un mezzo per veicolare la circolazione di nozioni di diverse (e divergenti) scuole di pensiero. Ciascuno di questi scritti sarebbe dovuto poi essere riposto logicamente, in base alla disciplina di rilevanza, su uno scaffale bibliotecario, così da essere più facilmente accessibile da coloro che volessero usufruirne. Il compito di questa azione spettava dunque al funzionario del luogo che necessitava di un’adeguata istruzione, abbastanza esaustiva da poter consentire una ragionata catalogazione. Proprio il già citato Leibniz fu tra i primi ad esortare la comunità accademica a creare dei cataloghi di consultazione per ottimizzare il tempo trascorso in biblioteca. Nonostante ciò, l’apertura al pubblico delle biblioteche fu incredibilmente lenta, e fu solo alla fine del Settecento che essere andarono a colmare il divario tra i precettori privati al servizio delle famiglie nobili e la fondazione di centri di studio specializzati.