Il Festival di Sanremo 2024 è l’inizio della censura governativa della Rai

Il Festival di Sanremo fa sempre parlare di sé, ma mai come questa 74esima edizione: questioni sociali, censura, schieramenti, silenzi assordanti.Da pochissimi giorni ci siamo lasciati alle spalle il Festival di Sanremo e, come di consueto, se ne parlerà ancora per qualche settimana. Ma questa 74esima edizione della kermesse ci fa pensare e discutere più del solito (o almeno, è quello che speriamo noi della redazione). Sono state cinque serate all’insegna della musica, che sicuramente resterà nei nostri cuori, ma anche di temi sociali, di polemiche, di silenzi, di censure. Capiamo un po’ meglio cosa è accaduto di così grave.

Le esibizioni incriminate

Dargen D’Amico, al termine della sua esibizione durante la prima serata del Festival, ha pronunciato “Cessate il fuoco“. Unendo quest’affermazione al testo del suo brano Onda alta, che evidenzia la situazione drammatica degli immigrati, il casus belli è fatto e finito. A niente serve la puntualizzazione del giorno successivo, dove l’artista afferma di non aver detto niente di politico. In secundis, abbiamo Ghali, con la sua Casa mia. Il rapper, nel brano, fa un chiaro riferimento al conflitto israelo-palestinese. Non solo: subito dopo la sua esibizione della serata finale della kermesse, afferma “Stop al genocidio“. Tre parole che non sono piaciute a molte persone, tra cui proprio mamma Rai e alcuni personaggi di spicco.

Domenica In gate

Ma il peggio deve ancora venire. Come da tradizione, la domenica della settimana santa sanremese è riservata al programma di Mara Venier Domenica In, dove tutti gli artisti in gara si esibiscono e chiacchierano con l’host e i giornalisti in studio. Fra i trenta, ci sono ovviamente anche Dargen e Ghali. Dopo la performance del primo, un giornalista gli chiede di raccontare un po’ meglio Onda alta e, al suo accenno alla condizione degli immigrati, Venier lo ferma, adducendo come scusa che “è un tema troppo serio“. Ci potevamo pure credere, se solo non fossero venuti fuori i video del fuorionda, dove la presentatrice si avvicina ai giornalisti, intimandoli di non fare più domande del genere, perché “così mi mettete in imbarazzo“. Poi arriva Ghali, che risponde in diretta a un post su X dell’ambasciatore israeliano in Italia, Ben Altar. Quest’ultimo lo aveva criticato per aver diffuso odio sul palco di Sanremo, ma il rapper non ci sta. Afferma che ci sia una politica del terrore: la gente non si vuole schierare più, perché ha paura delle reazioni. E la Rai non perde tempo per disocciarsi: l’amministratore delegato manda un comunicato da far leggere durante la trasmissione, con il quale esterna il proprio sostegno a Israele.

Censura e media

Come sappiamo, la censura è stata abolita in Italia alla fine del regime fascista, anche se alcune piccole eccezioni continuano a esistere, come quella per le opere cinematografiche (per stabilire i limiti alla visione dei minori). La censura per la stampa viene vietata all’art. 21 della nostra Costituzione, che afferma il diritto di cronaca: tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Non ci possono essere quindi controlli preventivi sulla carta stampata e online, ma al massimo è possibile il sequestro delle pubblicazioni (se queste sono lesive di gravi diritti altrui) dietro atto motivato dell’autorità giudiziaria. Lo Stato quindi entra in gioco solo per sanzionare gravi mancanze di rispetto, che sfociano nel reato di diffamazione, nei confronti di terzi. Ma se questa è la situazione attuale della Rai, la televisione di Stato espressione del governo, cosa ci dobbiamo aspettare per il futuro?

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