Robert Johnson e la sua vita enigmatica tra blues, patti col diavolo e maledizioni

Scopriamo insieme le origini del blues e i misteri che circondano la vita di uno dei suoi massimi esponenti.

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Cross Road Blues” e “Me and the devil blues”: canzoni figlie di un genio musicale estremamente amato e profondamente maledetto.

Le origini del genere

Avere i diavoli blu”: questo è il significato della frase “to have the blue devils” dalla quale nasce il nome di uno dei generi musicali più amati di sempre: il blues. Se fino al XVII secolo il termine “blues” veniva usato per indicare la particolare situazione psicologica dovuta all’astinenza da bevande alcoliche, a partire dallo storico scontro tra Nordisti e Sudisti questa parola venne usata per indicare l’animo malinconico di bevitori e non. Con l’avvicinarsi del così detto “secolo breve“, questo termine assunse una nuova sfumatura di significato, indispensabile per indicare un genere musicale attraverso il quale la comunità afro-americana cercava di “liberarsi” proprio da quella tristezza, quella malinconia causata da anni, secoli di soprusi e discriminazioni. Proprio per questa evoluzione etimologica, si pensa che il blues sia nato proprio nelle piantagioni delle ex colonie britanniche come espressione artistica del malcontento di un’intera categoria sociale. Inoltre, dopo l’effettiva abolizione della schiavitù nel Nuovo Mondo, molti ex schiavi iniziarono a diffondere tutta una serie di canzoni, la quale struttura ritmica e melodica può essere ritrovata in molte canzoni blues ascoltate e amate ancora oggi.

Robert Johnson e il Delta Blues

Come ogni altro genere musicale, anche il blues si è evoluto e ha dato vita a nuovi “sottogeneri”, così definiti per derivazione e non certamente per mancanza di originalità. Tra questi ricordiamo il Delta Blues che prende il nome proprio dai territori nord-occidentali dello stato del Mississippi. Qui si assiste anche alla nascita del jazz e del rock ‘n roll. Tra i massimi esponenti del Delta Blues non sarebbe possibile non includere Robert Leroy Johnson: uno dei cantautori americani più grandi di sempre. Ascoltando le sue canzoni ci si immagina proprio lì, in Mississippi, ad ascoltare field hollers: sintesi perfetta (si tratta, infatti, della ripetizione continua di pochissime battute) tra malinconia, disperazione e rassegnazione sociale. Vincitore del Grammy Award per “The Complete Studio Recordings” e di altri premi profondamente desiderati dai più, Robert Johnson ha dato vita a capolavori, come “Cross Road Blues” e “Me and the devil blues”.

Fama e mistero

Sarà forse un caso che alcune delle sue canzoni parlino proprio dell’incontro tra lo stesso Johnson e Satana in persona? Secondo molti, no. La leggenda narra che la sua immensa bravura non fosse solo il risultato di dedizione e duro lavoro. Al contrario, questo “dono” era frutto di un patto tramite il quale il cantautore vendette la sua anima al diavolo in cambio di una tecnica chitarristica invidiabile. Nonostante questa storia sembri essere uscita da un libro fantasy, molti sostengono che il cantautore sparì per un anno intero, prima di ritornare, a quanto pare, più forte che mai. I misteri sulla vita di Johnson non finiscono sicuramente qui. Il suo nome viene ritrovato nella lista di tutti quei musicisti sfortunati che rientrano nel noto “Club dei 27”. Musicisti dalla tecnica eccezionale, ma dal destino infausto. Tutti ventisettenni e accumunati da una “J” nelle proprie iniziali, troveranno la morte in circostanze misteriose. Tra i volti più noti ci sono sicuramente Jimi Hendrix e Jim Morrison. Un successo maledetto il loro, ma forse proprio per questo magnetico, ipnotico.

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