Sanremo e le Grandi Dionisie dell’Atene classica hanno una storia in comune: scopriamo perché

Da un lato una competizione tra artisti, dall’altro pure. Da un lato una giuria che valuta le performances dei concorrenti, dall’altro pure. Da un lato un evento di caratura internazionale che catalizza il dibattito mediatico di un intero stato, dall’altro pure. Sanremo e le Grandi Dionisie ateniesi sono due eventi tra loro molto simili.

Amadeus e Teresa Mannino nella terza serata del Festival
Amadeus e Teresa Mannino nella terza serata del Festival (Fanpage)

Ogni febbraio il Festival della canzone italiana (aka Sanremo) rappresenta un vero fenomeno sociale e di costume che tocca più generazioni e, soprattutto, cattura l’interesse di milioni di italiani. Il Festival ha saputo, nel corso dei suoi 74 anni, diventare un appuntamento fisso del nostro Paese, tale da “bloccare” il dibattito pubblico ed essere considerato una forma espressiva della cultura italiana. La struttura del Festival, la sua organizzazione, l’hype che annualmente genera ricordano molto le caratteristiche di un altro contest: le Grandi Dionisie dell’Atene classica.

Le Grandi Dionisie: l’evento della polis

Quando parliamo del teatro greco antico dobbiamo necessariamente sottolineare il suo carattere agonale: i drammaturghi presentavano le loro opere in particolari competizioni organizzate dalla polis contendendosi la vittoria finale (abbiamo approfondito qui l’importanza della gara nel mondo antico). Nell’Atene classica gli agoni teatrali avevano luogo in specifici periodi dell’anno durante alcune feste religiose in onore del dio Dioniso. La più importante kermesse teatrale del tempo era costituita dalle Grandi Dionisie, ossia delle celebrazioni religiose della durata di cinque giorni in cui, tra i vari momenti rituali, s’inserivano le rappresentazioni teatrali. Queste feste si svolgevano nel periodo primaverile (marzo-aprile) ed erano una vera e propria vetrina propagandistica per Atene. La primavera, infatti, era il periodo ideale per riprendere la navigazione in mare e così, annualmente, migliaia di persone giungevano ad Atene per motivi commerciali o diplomatici e, in questo contesto, la città si animava organizzando feste e spettacoli teatrali a cui anche i non ateniesi potevano prendere parte. L’evento era così organizzato: nel primo giorno avevano luogo gli agoni ditirambici (canti rituali in onore di Dioniso); dal secondo al quarto giorno si svolgevano le rappresentazioni tragiche (con tre drammaturghi in gara); l’ultimo giorno si mettevano in scena le commedie (con tre o cinque commediografi).

Il Teatro di Epidauro (flickr)

Gli elementi dell’evento: Sanremo imita le Grandi Dionisie

Per decidere quali drammaturghi avrebbero partecipato alla competizione l’arconte eponimo (un magistrato ateniese chiamato così poiché gli anni dal calendario attico erano chiamati con il nome dell’arconte in carica) esaminava i testi e le trame delle opere in lizza per la gara e designava tre trageodiografi. Oggi i concorrenti del Festival sono scelti dal direttore artistico che, operando come un antico arconte, valuta le candidature e sceglie i competitors.

Il teatro attico, come del resto il Sanremo moderno, era una macchina ben oliata a cui lavoravano artigiani, scenografi, maestri di danza e di canto e, in generale, tutte le maestranze dello spettacolo. Per garantire il successo dell’evento era necessario uno sponsor: nell’Atene classica i cittadini facoltosi prendevano in carico interamente i costi delle rappresentazioni sceniche così procurarsi una grande fama in caso di vittoria finale del drammaturgo da loro finanziato (nel mondo antico non esisteva un sistema di tassazione come quello moderno: i cittadini abbienti pagavano determinate prestazioni pubbliche come gli agoni teatrali o l’allestimento di triremi). Oggi, non c’è bisogno neanche di dirlo, uno show come Sanremo mobilita una grandissima quantità di sponsor che con pubblicità e merchandising coprono le ingenti spese della kermesse.

Le tragedie e le commedie antiche venivano valutate da un’apposita giuria popolare, designata per sorteggio dalle dieci tribù ateniesi, che votava il drammaturgo vincitore (anche sulla scorta del gradimento del pubblico manifestato durante la performance teatrale). A Sanremo, oltre al voto della sala stampa e delle radio, ha un ruolo preponderante il televoto che chiama in causa in singoli cittadini dando loro facoltà di scegliere il loro cantante preferito. L’elemento demoscopico, quindi, affonda le sue radici nell’Atene di 2500 anni fa.

Il Festival di Sanremo, immancabilmente, genera polemica politica, ora a destra, ora a sinistra. Memorabile l’edizione del 2013 in cui il comico Maurizio Crozza venne contestato dal pubblico per alcuni sketches in cui metteva alla berlina alcuni politici. Il teatro antico era un teatro politico (aggettivo inteso in senso etimologico perché intresecamente legato alla polis) e bersagliava gli esponenti dell’amministrazione cittadina che – è bene sottolinearlo -, presenti alle rappresentazioni, erano fatti oggetto di satira e quindi scherniti dall’intero pubblico. Durante la settimana del moderno Festival alcune gag o monologhi, di norma, finiscono in pasto al dibattito politico e, talvolta, i parlamentari portano in aula episodi avvenuti all’Ariston trasformando un momento d’intrattenimento in un caso nazionale. Anche ad Atene la satira e i temi portati sulla scena dalla commedia infastidivano i politici a tal punto che, durante la Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) venne emanato un decreto di censura per impedire ai comici di prendersi beffe dei politici, stante la difficile situazione in cui versava Atene.

Uno spettacolo al teatro greco di Siracusa (flickr)

Il pubblico e i vincitori

Il teatro ateniese era aperto a tutti i cittadini residenti in città (c’è qualche dubbio sulla presenza femminile). Il Festival, oggi, ha una copertura televisiva internazionale e lo share per serata supera costantemente il 60% (vale a dire più di 10 milioni di italiani incollati al televisore). Gli spettacoli chiamavano a raccolta l’intero corpus civico che condizionava con il suo gradimento il voto finale dei giudici. I drammaturghi antichi, esattamente come i cantanti sanremesi, cercavano di assecondare i gusti popolari proponendo soggetti che avrebbero incontrato il plauso del pubblico. Non mancarono però, come possiamo immaginare, anche clamorosi fiaschi a cui andarono incontro alcuni autori antichi che, pur di perseguire i propri progetti drammatici, portarono sulla scena opere che si rivelarono un insuccesso. Ancora oggi, gli artisti di Sanremo propongono canzoni che, in linea di massima, combaciano con il volere popolare sia dal punto di vista tematico sia musicale.

Nei concorsi drammatici venivano assegnati diversi premi: al miglior drammaturgo, al corego vincitore (ossia allo sponsor) e al migliore attore. A Sanremo, oltre al vincitore dell’evento, vengono consegnati premi al miglior testo, alla miglior cover, alla carriera, per il gradimento presso la sala stampa e numerosi altri. Il vincitore degli agoni teatrali veniva insignito di un premio simbolico (una corona d’edera sul modello dei giochi sportivi) e di un premio in denaro; in seguito, venivano stilati dei resoconti che riportavano la classifica finale dei drammi in concorso con il nome degli operatori teatrali: esattamente la stessa cosa che avviene oggi con la compilazione dell’Albo d’oro del Festival di Sanremo.

Alla luce delle molte somiglianze tra i due eventi, potremmo concludere modificando leggermente l’iconico slogan del Festival: perchè Sanremo è Sanremo, ma anche un po’ le Grandi Dionisie“.

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