Attraverso le opere dei due autori analizziamo l’uso di un approccio efficace, utile ad illustrare le proprie idee, senza imporle al lettore.

Si penserebbe che per illustrare, difendere e corroborare una propria tesi sia più efficace scrivere un saggio a riguardo. Per la maggior parte dei casi questo è anche vero. Solitamente si tende verso quella direzione. Questo però è solo uno dei metodi che vengono utilizzati.
Nicolò Targhetta, autore che nasce su Facebook, ha cominciato, forse inconsapevolmente a utilizzare il dialogo come forma di comunicazione. Il desiderio di scrivere era probabilmente dettato dal desiderio di comunicare. Quale forma migliore di comunicazione esiste, quindi, migliore del dialogo? D’altronde, la forza di questo metodo l’aveva intuito già Pietro Bembo.
Non è successo niente
Nicolò Targhetta è uno scrittore che pubblica per la prima volta nel 2019. Esordisce con “Non è successo niente”, che è una raccolta di racconti-dialoghi, pubblicati sulla sua pagina Facebook (più qualche racconto inedito). La pagina omonima nasce dal suo desiderio di scrivere e dalla sua paura di non essere più in grado di scrivere. Scopre quindi di avere l’esigenza di comunicare e lo fa pubblicando una storia al giorno.
Le sue storie sono molto ironiche, anche satiriche. Sono costruite in modo che la lettura sia agevole e veloce. Quasi sempre senza una cornice, i personaggi agiscono poco, ma parlano molto. Ogni storia è un botta e risposta, dove le riflessioni si accavallano e il lettore viene immerso nel pensiero di chi parla, ragionando insieme a lui.
L’efficacia di questo metodo porta Nicolò a raggiungere anche Instagram, social dove le foto sono al centro della scena, eppure i suoi racconti riescono ad attirare dei followers.
Sempre secondo questo stile, nel 2021, pubblica anche “Dialoghi impossibili”.

Pietro Bembo
Considerata la quarta corona della letteratura italiana (dopo Dante, Boccaccio e Petrarca), Pietro Bembo è stato uno dei padri della lingua italiana. Non solamente difende la tesi per cui il fiorentino colto fosse la lingua da adottare per la lingua nazionale, ma insieme a Aldo Manuzio, un editore a stampa, mette le fondamenta anche per la grammatica e la punteggiatura dell’italiano.
Nella difesa della sua posizione sulla lingua da utilizzare, Bembo scrive “Prose della volgar lingua” (o per intero “Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua scritte al cardinale de Medici che poi è stato creato a sommo pontefice et detto papa Clemente settimo divise in tre libri“). Si è in presenza di un trattato, in cui vari personaggi discutono tra di loro, simulando quello che era effettivamente la discussione sulla lingua del 1500, a cui Bembo prende parte. Nel dialogo fittizio che scrive, però, lui si astiene e affida la sua posizione a diversi personaggi realmente esistiti.
In questo modo non sembra imporre la sua visione al lettore, ma tramite i ragionamenti che i vari personaggi offrono, il lettore entra nella prospettiva dell’autore, riuscendo a comprendere a pieno la posizione di chi parla. Questo metodo è derivato dai dialoghi di Platone, che incentrava i suoi ragionamenti proprio su questo metodo.
Prose dell’attual lingua
Accostare qualcuno a una delle corone risulta sempre rischioso e troppo azzardato. In questo contesto non è tanto accostare l’importanza, ma quanto il metodo.
Il metodo utilizzato è effettivamente molto simile e anche Targhetta ci pone davanti a delle situazioni in cui non è immediato il ragionamento della persona che parla. Parla di attualità, di ragionamenti che coinvolgono le situazioni odierne, di quello che gli capita. Ma nel pensarci, anche la questione della lingua era una cosa attuale a Bembo. Probabilmente la questione fondamentale è che al giorno d’oggi le cose di cui parlare sono alquanto effimere se non ci si ragiona col dovuto impegno e tempo. Grazie ai dialoghi di Targhetta, nello scrollare quotidiano, ci si può fermare per qualche minuto in più, leggere e al contempo ragionare insieme ai suoi personaggi. Non importa che l’argomento in questione sia più o meno importante. La cosa veramente efficace è che ci sia ancora la possibilità di immergersi nell’altro, con uno strumento così banale eppure così efficace, come il dialogo.
