Il progresso della tecnologia sta mettendo in crisi vari ambiti. Scopriamo come ridurne il danno grazie alle teorie di Asimov.

Isaac Asimov, conosciuto ai più per opere come “Io, robot”, è ritenuto il padre della fantascienza. Principalmente autore di racconti, ha però creato una saga, quella della “Fondazione”, in cui principalmente tratta di robot. Non si tratta di robot meccanici, ma di creature, delle sorte di golem, quasi senzienti. In particolare Asimov li chiama robot positronici, in quanto dotati di un cervello positronico, ovvero che risponde alle 3 leggi della robotica, ideate e scritte da Asimov in una raccolta di racconti sui robot.
Da queste leggi sia esperti di robotica, cibernetica, ma anche gli attuali ingegneri di intelligenze artificiali stanno prendendo spunto, per evitare un destino fantascientifico. Un destino che però, in qualche modo, abbiamo già avuto modo di vedere.
Le 3 leggi della robotica
Le leggi della robotica ideate da Asimov, in realtà, sono 4. Le tre leggi principali sono le più conosciute, ma ne esiste una quarta chiamata “legge zero”, in quanto è la legge più generale che i robot devono seguire e che include in senso lato le altre tre leggi.
Nel dettaglio le leggi sono:
- Prima legge: un robot non può recare danno ad un essere umano, né può permettere che, a causa di un suo mancato intervento, un umano riceva danno;
- Seconda legge: un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, a meno che questi ordini non contrastino con la prima legge;
- Terza legge: un robot deve salvaguardare le propria esistenza, a meno che questa non contrasti con le prime due leggi.
Queste leggi possono essere racchiuse nella legge più generale, ovvero la legge zero: un robot non può danneggiare l’umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’umanità riceva danno.
Seguendo queste leggi, è improbabile che ci sia una “rivolta delle macchine”, cosa che spaventa i catastrofisti. I robot di oggi sono parecchio maldestri se paragonati a quelli che ci immaginiamo uscire dalla fantascienza. Vengono impiegati, infatti, solamente braccia meccaniche e non veri robot umanoidi. In questo senso la prima legge viene rispettata.
Viene rispettata anche la seconda legge per ora. I robot, così come le intelligenze artificiali, che sarebbero il loro cervello, vengono programmati da esseri umani e, anche se in grado di imparare da soli, non vengono mai meno ai codici che li compongono. In tal senso, stanno sempre seguendo gli ordini impartiti dall’uomo.
Per quanto riguarda la terza legge, al momento i robot non sono in grado di eseguirla, in quanto ancora troppo maldestri e non in grado di compiti estranei a quelli per cui sono progettati.

Legge zero
La legge universale, che racchiude anche le altre tre leggi, paradossalmente non viene rispettata già oggi. I robot non sono ancora completi di cervello positronico e non sono autocoscienti, eppure qualche danno all’umanità l’hanno creato.
Partendo dalle cose più banali, l’arrivo di ChatGPT ha subito portato alla pigrizia mentale di certe persone. Dai ragazzi che si fanno fare i compiti dalla I.A. ad impiegati che si fanno scrivere le mail. In questo senso il danno è minimo, ma forse più pericoloso, in quanto non subito percettibile.
Andando però più a fondo, un grande problema c’è stato con le I.A. in grado di realizzare disegni da un semplice comando. Molti producono ancora degli errori, soprattutto anatomici, ma addirittura è stata creata una influencer che in realtà non esiste, ma viene pagata come un essere umano. Ma il punto è: come fanno delle intelligenze artificiali a disegnare? La risposta è che in realtà non disegnano affatto, ma fanno una sorta di copia e incolla sofisticato. Per insegnare loro come creare delle immagini, i programmatori hanno dovuto somministrare loro delle immagini, tantissime, prese in giro dal web. Le I.A. quindi copiano da queste immagini e ne creano di nuove, per pochi spiccioli, o a volte anche gratis. Perché mai, dunque, un’azienda dovrebbe scegliere un vero artista per creare un’immagine, quando l’I.A. è più veloce e costa mano? In realtà la risposta dovrebbe essere: perché l’I.A. quell’immagine l’ha rubata.
Una rivolta invece sicuramente più nota è quella degli sceneggiatori di Hollywood. Tra le altre varie ragioni che li hanno portati a scioperare, una è l’uso delle intelligenze artificiali, che potrebbe soppiantare il loro lavoro.
In generale, il mondo degli artisti sta passando una crisi in questi ultimi tempi, in quanto si vedono sostituiti da delle macchine, che di artistico non hanno nulla.
Umano e macchina
L’essere umano e la macchina, per quanto quest’ultima possa essere perfezionata, avranno sempre un rapporto di subordinazione, in cui la macchina è inferiore. La cosa che differenzia i due è la coscienza e/o l’autocoscienza. Una mente creativa, che non pensi solamente in binario, ma che vede le sfumature e riesce a pensare in maniera diversa.
La realtà è che quindi è forse l’uomo a sbagliare, quindi è l’uomo che calpesta i piedi agli altri uomini. Le macchine per ora stanno rispondendo alle tre leggi di Asimov. La legge zero non viene rispettata non per colpa delle macchine, o almeno non direttamente.
Per fortuna ci sono state lotte, scioperi, cause giudiziarie che hanno arginato il diffondersi eccessivo dell’uso delle macchine.
Se pensiamo che però anche i programmatori stessi potrebbero essere sostituiti dalle I.A., forse le macchine impareranno presto ad imparare da soli. In una visione di questo tipo dovrebbe sempre rimanere costante l’idea che c’è l’uomo dietro alla macchina e che quindi ne tira i fili.
Asimov ci ha avvisati, sta all’uomo seguire le indicazioni.