La storia di una famiglia che a cavallo tra Ottocento e Novecento cambiò il suo destino e il futuro della sua terra, infrangendo le norme sociali dell’epoca.

“I leoni di Sicilia”, romanzo di Stefania Auci e adesso serie televisiva diretta da Paolo Genovese, racconta come una famiglia di commercianti ha stravolto la Sicilia del passato con idee innovative e rivoluzionarie, incantando lettori e spettatori.
Il romanzo e la serie
Pubblicato per la prima volta nel maggio 2019, il romanzo della Auci ha saputo farsi largo tra le grandi storie ottocentesche, al punto che nel solo primo mese d’uscita ha visto ben sette volte la ristampa. Il successo dell’opera ha portato non solo alla stesura e pubblicazione del suo seguito “L’inverno dei Leoni”, ma anche alla creazione di una serie tv di otto episodi disponibili in streaming su Disney+ a partire dal 25 ottobre di quest’anno. La serie vede quello che il “Cosmopolitan” ha definito “un cast eccezionale” con interpreti come Michele Riondino, Miriam Leone, Eduardo Scarpetta e Donatella Finocchiaro che hanno saputo dar voce a una storia che valeva la pena raccontare.

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La vera storia
Molti non sanno che il romanzo “I leoni di Sicilia” è ispirato a fatti realmente accaduti. Grazie alla sua scrittura precisa e ricca di dettagli, la Auci ridà voce a una storia di lavoro e voglia di cambiamento. Una storia incalzante piena di vittorie e traguardi, ma anche di sacrifici e soprusi. Per comprendere al meglio le vicende di questa famiglia, rispondiamo alla domanda della moglie del protagonista assoluto di questa prima stagione, Giulia Portalupi, interpretata da una meravigliosa Miriam Leone: “Che uomo è Vincenzo Florio?“.
Vincenzo Florio nasce nel 1799 a Bagnara Calabra, paese che lascia con i suoi genitori, Paolo Florio e Giuseppina Saffiotti, per stabilirsi a Palermo dove cresce nella piccola, ma fiorente “putia” di famiglia. Dopo la morte del padre e dello zio Ignazio, Vincenzo eredita l’impresa paterna e dà inizio a tutta una serie di progetti imprenditoriali che porteranno alto il nome dei Florio per decenni: avvia una produzione di marsala, fonda una società di battelli a vapore e si dedica al rivoluzionario inscatolamento del tonno a partire dal 1841. Sposa Giulia Portalupi dalla quale avrà tre figli: Angelina, Giuseppina e Ignazio. Potrebbe sembrare la vita di un uomo di successo come tanti altri, ma la vera rivoluzione sta nella battaglia di questo visionario contro l’ideologia dell’epoca: una lotta necessaria affinché le cose potessero davvero cambiare.
Il cambiamento
La rivoluzione di questa famiglia è tutta racchiusa nella frase “Loro hanno il titolo e noi abbiamo i piccioli” pronunciata da Ester Pantano che interpreta la premurosa e dura madre di Vincenzo. Prima del XX secolo, tutti coloro che gestivano e maneggiavano denaro non erano visti di buon occhio. Tra questi, i commercianti hanno aspettato a lungo prima che l’aristocrazia potesse effettivamente riconoscerli come persone degne di rispetto. Per quanto riguarda Vincenzo Florio, il suo disprezzo per la nobiltà è chiaro nell’opera di Genovese dove l’imprenditore rifiuta, una dopo l’altra, tutte le contessine e baronessine che sarebbero disposte a sposarlo, soprattutto per risollevare la posizione delle proprie famiglie ormai cadute in rovina. Vincenzo finirà, poi, per innamorarsi di Giulia: donna colta, ma figlia di un industriale, senza la quale questo ricco imprenditore capisce di non poter vivere. Nonostante alcuni comportamenti dell’uomo d’affari interpretato da Michele Riondino siano altamente discutibili, non si può negare che con la sua fermezza, intraprendenza e charme questo personaggio ci ha decisamente colpito al cuore.