Non è roba da donne! “La portalettere” e le protagoniste della letteratura avrebbero da ridire

Francesca Giannone, autrice del romanzo, ha creato una realtà declinata al femminile, dando a tutti i suoi personaggi forza e tridimensionalità.
Nel romanzo La portalettere, edito nel 2023, l’autrice affronta dei temi che sono caldi ancora oggi: emancipazione femminile, possibilità di scelta, autonomia e forza. A tratti con forza, a tratti con delicatezza, la Giannone scrive un’opera specchio di realtà.

Anna la forestiera

“La forestiera”, così veniva soprannominata la protagonista dell’incredibile romanzo La portalettere. Anna, la donna intorno al quale si snoda tutto il libro, si trasferisce dal nord, dalla Liguria, in Puglia, a Lizzanello in provincia di Lecce, per amore.

Ma no, questa non è una storia d’amore come ci si potrebbe aspettare: è una storia di forza, di determinazione, di riscatto e poi, d’amore. L’amore in tutte le sue forme, quello reale, quotidiano, pieno di complessità e sfaccettature, anche quello per se stesse.

Tranquilli, non aggiungerò altro da questo punto di vista.

Il romanzo segue la storia di una famiglia, la famiglia Greco, in un ventennio che si snoda tra il 1930 e il 1950. Tutta la famiglia, analizzata e tinteggiata perfettamente dall’autrice Francesca Giannone, gravita intorno a una figura portante che, con forza centripeta, li attira tutti a sé: quella di Anna.

Anna non è una donna normale, non è una moglie e una mamma normale, o meglio, non lo è per un paesino della Puglia della prima metà del Novecento.

È una donna consapevole del suo potere come essere umano, è conscia di poter essere tutto ciò che nessuno si aspetterebbe da una donna e, per questo, fin da subito sembra meritarsi l’appellativo di “forestiera”, come a significare: “non è come noi” – grazie al cielo, aggiungerei ma potrei suonare un po’ anacronistica.

Anna la portalettere

Senza addentrarmi nel racconto della trama, aggiungerei che la vera forza di questa donna è la sua capacità di far ragionare: non solo noi, distanti nel tempo e nello spazio, bensì le sue compaesane, quelle che la trovano strana e diversa. È grazie ai suoi atteggiamenti e alle sue decisioni stravaganti per l’epoca, che Anna cambierà la sua vita e quella delle sue compaesane: non sarà un’azione diretta ma di riflesso. Se Anna può, perché noi, le altre, non possiamo? In alcune rimarrà un dubbio senza risposta, per altre una soluzione e un cambiamento.

Un piccolo esempio, senza spoiler prometto: dal titolo del libro, La portalettere, e dalle poche pennellate con cui ho descritto Anna, si potrà facilmente dedurre che il personaggio e la professione siano in quale modo collegate.

“È un mestiere da uomo”, “ma non puoi farla tu il portalettere”, “ma perché è faticoso”, queste e tante altre le frasi che la nostra protagonista si è sentita ripetere alla decisione di candidarsi come portalettere nel paese. Inutile aggiungere che sarà il suo mestiere per tutta la durata della storia. Questa scelta la porterà verso strade nuove, diverse, verso altre scelte, tutte possibili e la forza di questo romanzo risiede proprio qui: non è il luogo, non è il tempo, non è la famiglia o le tradizioni che stabiliscono ciò che si è, non è una strada già segnata. Lungi da me essere forzatamente anacronistica: in un contesto del genere situazioni come quella di Anna la portalettere non se ne vedono ogni giorno, ma ci sono, nascoste, e celano in loro il seme del cambiamento.

Possibilità di scelta

Ne sono un esempio perfetto tutte le donne della nostra letteratura. E sottolineo tutte. In ognuna di loro bruciava qualcosa che andava alimentato – e a ragion veduta, aggiungerei, visti i risultati. Nonostante questo, però, nessuna di loro è stata risparmiata dagli stereotipi di genere e dai dubbi che non fossero capaci, non come gli uomini almeno.

Capaci lo erano e molto, direi.

Elsa Morante, penna di indiscussa capacità, a lungo è stata relegata nell’ombra del marito Alberto Moravia, fino a quando non ha deciso di uscirne e tentare di ottenere ciò che era suo di diritto: essere riconosciuta per come scriveva e per quello che la sua testa pensava, non perché era la terza figura del trio formato dalle penne di Morante, Pasolini, Moravia.

E ancora: Amelia Rosselli era ritenuta isterica e nessuno, eccetto Pasolini, aveva tentato di capire almeno un po’ quei testi così complessi, così crudi, così veri.

E poi Sibilla Aleramo: sapeva che il suo destino non era quello di essere madre e moglie, così lascia tutto a Civitanova Marche e si trasferisce a Roma dove sarà travolta nel vortice della scrittura e di un amore malato con Dino Campana – scelta ovviamente opinabile quella di lasciare tutto, ma pur sempre scelta.

Tanti, tantissimi sono i nomi, da renata Viganò alla Anna Maria Ortese, dalla Dacia Maraini a Saffo e ad Alda Merini, e le storie di donne che hanno avuto il coraggio di scegliere ciò che sapevano esser giusto per loro e, consapevolmente, ne hanno accettato le conseguenze.

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