Pandora: James Cameron immagina un pianeta le cui connessioni sono naturali

Nel 2009 esce al cinema Avatar di J. Cameron, un film che pone al centro della sua storia un’opposizione fra tecnologia e natura.

Il pubblico in sala è sempre rimasto affascinato dagli effetti speciali utilizzati e sperimentati nei film di Cameron, ma in pochi hanno compreso che il suo immaginario tocca la grande questione “tecnologia vs natura”.

Pandora

Pandora è un pianeta lontano 44 anni luce dalla Terra e la cui natura è superiore a quella terrestre. Fa parte del sistema stellare triplo Alfa Centauri, nello specifico si tratta di una luna del sistema gassoso nominato Polifemo (i nomi inventati dal regista fanno tutti riferimento alla mitologia greca). I Na’vi sono il popolo che abitano Pandora, ignari della potenziale tecnologia del pianeta che permette una perfetta compatibilità fra gli individui e una gestione “orizzontale” delle pratiche comuni. La differenza fra gli umani e i Na’vi è abissale: questi ultimi sono degli indigeni dalla pelle bluastra con alcune caratteristiche umanoidi (numero di arti e occhi) e possono arrivare a tre metri di altezza. Ciò che rende favoloso questo pianeta agli occhi dello spettatore è il sistema nerveo che permette una connessione fra popolazione, fauna e flora. I Na’vi possono creare un legame con gli animali, soprattutto con i Banshee e i Direhorse, connettendo la loro lunga treccia, contenente terminazioni nervose, con il sistema nervoso dell’animale con cui vogliono comunicare.

Una compagnia interplanetaria terrestre da tempo opera su Pandora alla ricerca di giacimenti di unobitainum, un cristallo ferroso le cui componenti sono necessarie per risolvere i gravi problemi di energia sulla Terra, causati da una catastrofe ecologica. L’essere umano non riuscirebbe a sopravvivere su questo pianeta dato che l’atmosfera non è respirabile, così la troupe di scienziati ha creato degli avatar per poter esplorare la flora e entrare in contatto con il popolo dei Na’vi.

I media nel sistema naturale di Pandora

Se pensiamo al periodo in cui stiamo vivendo, il sistema naturale di Pandora potrebbe essere una trasfigurazione della tecnologia mediale contemporanea. L’intero sistema di connessioni che vi è tra la popolazione e la natura del pianeta è una metafora della globalizzazione e dei dispositivi tecnologici con cui lavoriamo e viviamo ogni giorno. Secondo lo studioso E. Eugeni, ormai i nostri apparati tecnologici hanno cambiato la vita dell’essere umano attraverso «attraverso un’esperienza veloce, frammentaria e, a volte, shockante»: ormai è ben chiaro all’uomo ciò che è che è naturale e ciò che è artificiale. Nel mezzo di questa divisione troviamo i media che, sin dall’Ottocento, hanno costituito uno spazio di negoziazione.

Questo aspetto sociale e mediatico lo ritroviamo all’interno delle moderne narrazioni, tra cui Avatar. All’interno di esse vi è costantemente un conflitto fra la natura e l’artificiale e gli autori di storie fantascientifiche arrivano ad ipotizzare possibili conciliazioni e visioni del mondo tanto reali, delle volte, da spaventarci.

La fantasia di Cameron

Nel 2009 J. Cameron fa uscire nelle sale cinematografiche Avatar un film che non solo sperimenta nuove tecnologie CGI e una recitazione in motion capture, ma proietta lo spettatore in un mondo la cui natura mette in connessione tutte le creature, mentre l’uomo va alla ricerca dei meccanismi che lo governano. Un mondo in cui le connessioni diventano parte integrante della natura e di chi lo abita, connessioni che permettono di creare un legame con tempi remoti e ricordi di essere umani già vissuti. Connessioni nel mezzo di una natura selvaggia e più forte con cui l’essere umano non ha nessuna compatibilità!

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