Lasciamoci colpire dalla rivisitazione moderna di Madeline Miller del mito ovidiano.

Rivisitare un mito è una grande responsabilità, ma permette di dare importanza e valore a elementi che, per via di strutture culturali, non hanno mai avuto spazio o parola. È il caso del racconto Galatea dell’autrice Madeline Miller.
La natura del mito
Il fascino dei miti è indiscusso. Racconti che abbattono barriere temporali e spaziali e, nonostante il lungo viaggio attraverso i secoli, continuano ad avere una forza comunicativa tale da avere sempre qualcosa da insegnare.
Il vero potere dei miti, però, risiede nella loro peculiare capacità di funzionare come materiale inesauribile a cui attingere: in questo modo il mito continua a vivere sospeso nel tempo nella sua nuova veste. La stessa natura del mito prevede che racconti orali che giravano intorno a uno stesso nucleo tematico si stabilizzino in una versione che, a tavolino, è stata scelta per loro.

Il mito di Pigmalione
È il caso del mito di Pigmalione: scultore molto famoso che, non soddisfatto dai costumi troppo lascivi delle donne del suo tempo, decide di dedicarsi alla realizzazione di una statua di marmo dalle fattezze perfette, da poter amare come donna vera (una Barbie ante litteram a grandezza naturale). Per lei ha solo parole e gesti d’amore, la ricopre di regali e la tratta come fosse la sua regina, mettendo in atto un vero e proprio rituale del corteggiamento.
È Ovidio, nel X libro delle Metamorfosi, a riportarci questa strana storia, andando così a stabilire una volta per tutte che quella sarebbe stata la versione del mito conosciuta e tramandata. Di storie di amori per statue o quadri ne è pieno il mondo antico, sintomo della veridicità di queste pulsioni che in noi contemporanei fa nascere un sorriso, non privo di giudizio.
Nel Pigmalione ovidiano, però, vi è una svolta inaspettata: la statua, fatta di freddo e immobile marmo, dopo l’intervento di Venere, si anima, prende colore, e si ammorbidisce (letteralmente ndr) abbandonandosi tra le braccia del suo amante, nonché creatore.
“I baci a lei dati sentì la fanciulla,
e arrossì, e un timido sguardo
levando alla luce insieme vide
il cielo e l’amante“
E così la fanciulla non più statua ha preso vita e dall’amore e unione dei due nascerà la figlia Pafo, che, secondo il mito, darà il nome all’isola dove è avvenuta la metamorfosi.
Il punto di vista della statua
Apparentemente è un mito come un altro, dal tema particolare ma che rispetta la struttura della narrazione classica che ci affascina ma non ci stupisce, andandosi a piazzare tra le letture piacevoli e scorrevoli (se lette in traduzione ndr).
L’autrice contemporanea Madeline Miller, però, non è della stessa opinione: amante del mito e della sua rivisitazione in chiave moderna, la scrittrice statunitense affida alla statua ovidiana la narrazione, andando così a ribaltare completamente l’impianto narrativo. Da passiva e accomodante accettatrice del proprio destino a donna stufa di comportarsi da oggetto del desiderio del marito e pronta a tutto per risollevare la sua condizione e quella della figlia Pafo.
La donna/statua ha, nella narrazione della Miller, un nome, un corpo, una voce, un pensiero: è una persona, Galatea, laddove nel mito ovidiano è solo un elemento privo di qualsiasi umanità e personalità, un mezzo nella narrazione.
Madeline Miller nel 2021 ha infatti pubblicato un breve racconto, in cui ad avere la parola è proprio la donna/statua del mito di Pigmalione, Galatea, da cui il libro prende il titolo.
Che Galatea possa avere un pensiero e una parola propri, però, al marito (che nel racconto non viene mai nominato come Pigmalione) non piace affatto. Egli decide di rinchiuderla in una clinica, obbligando la ragazza a rimanere ancorata a un solo compito: in quanto donna perfetta, perché non umana del tutto, ogni giorno deve esser pronta a ricevere il marito e ricostruire il teatrino della sua metamorfosi in donna, stando attenta a compiacerlo con una minuziosa interpretazione.
“La sola cosa difficile sono le dita, cui mio marito
ama dire di aver dedicato un anno intero per farle apparire reali […]
Quindi devo concentrarmi e tenerle
proprio come piace a lui, se no si rovina tutto.”
Il passaggio dal mondo classico a un mondo più moderno rompe completamente l’incantesimo del mito: ci troviamo di fronte all’ennesimo episodio di violenza psicologica e fisica subita da una donna; una donna che, però, ha smesso di far di tutto per compiacere il marito, non crede nella perfezione assoluta tanto agognata dal Pigmalione moderno (e non) ed è pronta a rivendicare la propria libertà ad ogni costo.