Il 17 giugno 1789 inizia formalmente la rivoluzione francese: ripercorriamone le tappe principali

Il 17 giugno 1789 il Terzo Stato si autoproclama assemblea nazionale: scopriamo l’inizio della rivoluzione francese.

la tempesta di il bastiglia, 14 luglio 1789 (colorato incisione) by French  School, (18th century)

Tra gli avvenimenti che hanno cambiato radicalmente la storia della Francia e dell’intera Europa non possiamo non menzionare la rivoluzione francese. Per molti storici è proprio da qui che inizia l’età contemporanea, è qui che nascono le idee veramente moderne destinate a plasmare il pensiero politico dei secoli successivi. Si tratta di una rivoluzione interminata e interminabile, la cui spinta rinnovatrice non si arresterà facilmente neanche dopo la fine del decennio rivoluzionario.

Lo scoppio della rivoluzione: non solo la presa della Bastiglia

Per far fronte alla grave crisi finanziaria che ormai da anni investiva il Paese, il re Luigi XVI decise di convocare l’Assemblea degli Stati Generali, che si riunirono ufficialmente il 5 maggio 1789.

Gli Stati Generali erano costituiti da tre ordini: nobiltà (1,5% della popolazione), clero (0.5%) e Terzo Stato (98%, comprendeva tutti i francesi che non erano né nobili né ecclesiastici: grande e piccola borghesia, proprietari terrieri, contadini e braccianti).

Da un lato, la nobiltà e il clero non accettavano la neo-tassazione imposta che di fatto metteva fine ai privilegi fiscali di cui fino a quel momento avevano goduto e che li poneva sullo stesso piano del terzo stato; inoltre, si pronunciavano a favore del mantenimento della società degli ordini.

Dall’altro lato, il Terzo stato era ormai stufo di veder trionfare la nobiltà e il clero che, alleandosi, ottenevano sempre la maggioranza (la votazione, infatti, avveniva per ordine e non per testa). Il Terzo stato chiedeva, quindi, il raddoppio dei propri membri e che finalmente si votasse per testa.

Per capire meglio quale fosse il ruolo del Terzo stato, citiamo la celebre formula dell’abate Sieyés (Che cos’è il terzo stato?, 1789):

Che cos’è il Terzo stato? Tutto. Che cosa ha rappresentato finora nell’ordinamento pubblico? Nulla. Che cosa chiede? Di diventare qualcosa.

Avviati i lavori degli stati generali e ottenuto soltanto il raddoppio dei propri membri, il Terzo stato decise di autoproclamarsi Assemblea Nazionale (17 giugno) e il 20 giugno, in seguito alla chiusura da parte del re della sala ove abitualmente ci si riuniva, il Terzo stato si spostò nella Sala della Pallacorda e giurò di non sciogliere la riunione fin quando non fosse stata stabilita una nuova costituzione.

Pochi giorni dopo, il re invitò anche gli altri due ordini a unirsi al Terzo Stato: nasceva così l’Assemblea Nazionale Costituente.

Nel frattempo il popolo parigino, in seguito alla rivolta istituzionale, alla mobilitazione formale del Terzo stato e al licenziamento di Necker, insorse e il 14 luglio assaltò la prigione-fortezza della Bastiglia, simbolo dell’ancien regime.

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Dalla monarchia alla repubblica

La spinta rivoluzionaria si diffuse nelle campagne, nacquero nuove municipalità, venne abolito il regime feudale e il 26 agosto venne approvata la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, il cui testo ha ispirato anche la “Dichiarazione universale dei diritti umani” emanata dalle Nazioni Unite (1948).

Seguì la requisizione dei beni ecclesiastici e l’approvazione della costituzione civile del clero (1790), il trasferimento del re a Parigi e la suddivisione della Francia in ottantatré dipartimenti. Nel 1791, dopo il tentativo di fuga del re, venne approvata la costituzione (3 settembre): il re deteneva il potere esecutivo e poteva esercitare il diritto di veto, l’Assemblea deteneva il potere legislativo: la nazione assumeva finalmente un ruolo centrale, era l’effettiva sovrana. La costituente si sciolse e subentrò l’Assemblea legislativa, eletta a suffragio censitario, costituita da 250 deputati moderati, 350 costituzionali e 136 giacobini.

Nel 1792 l’Assemblea Legislativa dichiarò guerra all’Austria e alla Prussia: la rivoluzione francese divenne una questione internazionale e le idee rivoluzionarie dilagarono in tutta Europa.

Dopo una manifestazione alle Tuileries, il re venne “sospeso” e arrestato (10 agosto 1792), verrà poi condannato a morte e ghigliottinato nel gennaio del 1793.

La battaglia di Valmy (20 settembre 1792) vide trionfare della Francia e segnò, come affermato da Goethe “l’inizio di una nuova era nella storia del mondo”. Il giorno dopo venne dichiarata la decadenza della monarchia e proclamata la repubblica (I repubblica francese: 1792-1804). Nacque una nuova assemblea la Convenzione, eletta a suffragio universale, formata dai deputati della Montagna (di tendenza giacobina), dalla Pianura o Palude (centro) e dalla Gironda (costituita dai più moderati).

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La fine della rivoluzione

Le tensioni interne alla Convenzione vennero superate grazie all’intesa tra montagnardi e deputati del centro e, sconfitti i girondini, furono istituiti il tribunale rivoluzionario contro i sospetti, i comitati di vigilanza rivoluzionaria, il Comitato di Salute pubblica che controllava l’esecutivo e furono approvate una serie di leggi, come quella sui sospetti. Iniziò il periodo della dittatura giacobina, del Terrore di Robespierre (l’incorruttibile): la sospensione delle libertà e l’uso indiscriminato della violenza vennero considerati come strumenti indispensabili per salvare la nazione.

Soltanto nel 1794, dopo un’ulteriore intensificazione della repressione e dell’eliminazione degli avversari politici (Grande Terrore), Robespierre e i suoi sostenitori, accusati di violenza, furono arrestati e condannati a morte.

La rivoluzione non era ancora finita: in poco tempo fu smantellata l’organizzazione della democrazia totalitaria giacobina e la Convenzione si dedicò alla stesura di una nuova costituzione (1795, costituzione dell’anno III della Repubblica): essa prevedeva, tra l’altro, il restringimento del diritto elettorale su base censitaria, l’istituzione di un parlamento bicamerale e l’affidamento del potere esecutivo a un Direttorio di cinque membri.

Vi furono, poi, una serie di rivolte da parte dei realisti (represse dal generale Bonaparte) o dalla sinistra più radicale (vd congiura degli eguali, prontamente sventata), un colpo di stato realizzato con l’intervento dell’esercito, annullamenti delle elezioni e intanto continuava la guerra per l’espansione territoriale: la campagna di Italia venne affidata a Napoleone e si concluse nel 1797 (trattato di Campoformio); e, successivamente, il vittorioso generale organizzò una spedizione in Egitto (1798).

Al suo rientro, anche per sedare la ripresa dell’attività giacobina, Napoleone attuò un colpo di stato (18 brumaio 1799) con l’appoggio di Sieyès:  Napoleone mise fine al caos, la sua ascesa sancì la fine della rivoluzione, durata un decennio, 1789-1799.

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