Pompei ed Ercolano sono due siti archeologici che, ancora oggi, continuano a stupire.

Nuovi studi mettono in luce domande riguardanti due città antiche davvero all’avanguardia.
Ercolano e Pompei
Ercolano e Pompei sono due città che si sono rivelate molto importanti per studi geologici e sociali.
Oltre all’interesse suscitato dai ritrovamenti avvenuti dopo il disastro che le ha distrutte, le due città hanno dato l’occasione di osservare con attenzione situazioni che sono rimaste in stand by per secoli.
Le ville lussuose appartenute a medici e personaggi facoltosi, i dipinti e i vasellami ritrovati ci parlano di due delle città antiche più belle, ricche e meglio conservate del mondo.

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse Pompei, si rivelò ancora più drammatica per gli abitanti di Ercolano, prestigioso luogo di villeggiatura affacciato sul golfo di Napoli.
Dopo l’eruzione del Vesuvio Ercolano, situata più vicino all’epicentro del disastro, venne investita da una nube di gas rovente che si rivelò mortale per i suoi abitanti che vennero inceneriti nell’arco di due fasi distinte.
Pompei, invece, risparmiata dalla prima ondata, venne investita da calore e cenere. Questa semplice ma sostanziale differenza ha portato alla luce nuove domande.
L’eruzione a Ercolano
Ercolano, quindi, venne travolta da due diverse correnti piroclastiche che colpirono Ercolano.
Per correnti piroclastiche si intende il flusso di materiale magmatico e gassoso ad alte temperature che scende dai fianchi di un vulcano a velocità molto elevata.
La prova è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Reports” da un team di studiosi del Dipartimento di Geologia dell’Università di Roma Tre e del Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate – Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense dell’Università Federico II di Napoli.
Per stabilire i tempi e l’intensità delle due ondate i ricercatori si sono basati sull’analisi della riflettanza, ovvero sull’osservazione di diversi campioni di legno carbonizzato raccolti nel sito archeologico della città.
In base al grado di carbonizzazione è stato possibile ricostruire i due eventi termici che hanno investito i poveri abitanti.

I due fenomeni di Ercolano
Il primo fenomeno che colpì Ercolano fu quello che gli scienziati hanno definito “una corrente di densità piroclastica diluita” (o PDC), ovvero una nube di cenere incandescente con temperature tra i 495° C e i 555° C.
Questa massa letale vaporizzò all’istante, come già aveva dimostrato uno studio precedente, chiunque si sia ritrovato sulla sua strada, lasciando, dopo il suo passaggio, un sottile strato di cenere sul terreno.
Dopo qualche ora dal primo flusso piroclastico ne arrivarono altri e seppellirono per molto tempo la città di sotto una spessa coltre di cenere che misurava 20 metri.
Il secondo fenomeno ebbe luogo quando una gigantesca nube nera collassò lungo i fianchi del Vesuvio dando origine a una colata piroclastica (composta da gas, cenere, vapore acqueo e magma) che con una velocità di 100 km orari si riversò sulla spiaggia della senza lasciare possibilità di scampo agli abitanti che finirono vaporizzati dalla colata rovente o avvolti da un mare fatto di lava.
L’eruzione a Pompei
Diversa fu la sorte toccata gli abitanti di Pompei che vennero sepolti vivi da materiale grossolano, come pomici e lapilli.
I Pompeiani, però, potrebbero non essere morti per il soffocamento dovuto alle ceneri ma per un’ondata di calore (a circa 300 °C) provocata dall’eruzione.
La posizione dei corpi che sono stati ritrovato (ripiegati su loro stessi), si suppone non sia stata dettata dal tentativo di ripararsi dalle ceneri ma dalle contrazioni muscolari innescate dall’intensità del calore.
Gli abitanti di Pompei non sono stati ritrovati inceneriti ma nella stessa posizione in cui avevano esalato l’ultimo respiro.
In conclusione
Quindi, secondo lo studio, il motivo per cui a Ercolano non sono state trovate vittime nelle posizioni caratteristiche di Pompei è dovuto al flusso piroclastico incandescente che ha distrutto (tranne un rarissimo caso scoperto nel 2020), i tessuti molli.
I ricercatori ritengono che un’esplosione di quella portata abbia trasformato le vittime in un mucchio di ossa carbonizzate e cenere e ciò spiegherebbe perché corpi ben conservati, come quelli di Pompei, non siano mai stati trovati a Ercolano.