Il teatro tragico e comico è l’espressione più caratteristica della cultura ateniese del V secolo a.C.

Nel panorama delle forme culturali che l’antichità ha trasmesso alle epoche successive l’invenzione del teatro costituisce un modello fondamentale con cui tutta la tradizione occidentale ha dovuto inesorabilmente misurarsi.
1. IL TEATRO GRECO
Il teatro greco nacque ad Atene nel V secolo a.C., in età classica, e fu l’espressione più caratteristica della cultura ateniese di quel periodo. Gli ateniesi di quel periodo erano a conoscenza di tre tipi di opere teatrali; la tragedia, la commedia e il dramma satiresco. Secondo la tradizione il primo uomo di teatro sarebbe stato Tespi. Le notizie sulla sua vita sono molto confuse ma la sua esistenza è attestata da fonti di inconfutabile attendibilità. Infatti troviamo il suo nome menzionato non solo in documenti letterari e poetici, ma anche in testimonianze più marcatamente storiche quali la Suda ed il Marmor Parium, un’iscrizione risalente al III secolo a.C. Per quanto riguarda il luogo d’origine del tragediografo, se la Suda identifica Tespi quale nativo di Icario, altre testimonianze lo definiscono invece ateniese di nascita. È comunque certo che Tespi svolse la sua attività di drammaturgo ed attore ad Atene, intorno alla metà del VI secolo, dunque negli anni della tirannia di Pisistrato. Gli attori erano esclusivamente maschi, infatti le donne non potevano recitare. Gli attori indossavano delle maschere che azzeravano qualsiasi possibilità di espressione facciale. Ad Atene e dintorni le rappresentazioni teatrali si tenevano in occasione di tre festività nel corso dell’anno, dedicate a Dioniso, dio del teatro: le “Grandi Dionisie”, le “Lenee”, le “Dionisie rurali”.

2. LA TRAGEDIA
L’origine della tragedia, sulla quale delle notizie antiche sono scarse e frammentarie, è una delle questioni più controverse di battute nella storia degli studi classici. In particolare nel clima culturale che caratterizzò il periodo del positivismo fu oggetto di indagine e discussione. La testimonianza da cui si parte per affrontare il problema del dove e del come la tragedia sia nata è la “Poetica” di Aristotele. Aristotele afferma che il peloponnesiaci rivendicavano l’origine della tragedia sulla base di un argomento etimologico: le forme teatrali si chiamano drammi perché imitano persone che agiscono e, dal momento che per esprimere il concetto di “fare, agire” si usa un verbo dorico non un verbo attico il dramma avrebbe avuto origine in area dorica. Nello specifico Aristotele individua come punto di partenza il ditirambo, ovvero un componimento corale in onore di Dioniso lo stesso Dio al quale si collega l’occasione festiva che fa da cornice alla rappresentazione. La tragedia quindi sarebbe derivata dalle performance di coloro che intonavano il ditirambo dando l’avvio al canto, in seguito si sarebbe ampliata e perfezionata gradualmente fino a raggiungere dopo diversi mutamenti la sua forma compiuta. Molti studiosi hanno considerato attendibile la testimonianza di Aristotele e, integrandola con fonti più tarde, l’hanno posta come punto di partenza di un’indagine che ricostruisse le origini del ditirambo e ne individuasse legami con il genere tragico. I più grandi tragediografi furono Eschilo, Sofocle ed Euripide.
3. LA COMMEDIA E IL DRAMMA SATIRESCO
La commedia costituisce non meno della tragedia un’espressione fondamentale della cultura di Atene, dove raggiunse il suo periodo di massima fioritura nella seconda parte del V secolo avanti Cristo. Le origini della commedia vanno cercate nei rituali agricoli di fertilità; infatti secondo Aristotele la commedia si sviluppò dalle “falloforie”, vale a dire delle feste connesse al ciclo annuale della vegetazione. Nel clima diligenza tipico del rituale agricolo trovano spazio travestimenti e rappresentazioni mimiche accompagnate da espressioni sboccate sino all’oscenità che nel pensiero primitivo avevano la funzione magica di fugare gli influssi nefasti e di stimolare la forza rigeneratrice della natura. Fu la tragedia a fornire alla commedia il modello per l’organizzazione drammaturgica. La commedia è legata all’attualità cittadina seppure fantasticamente rimodellata; l’eroe comico è caratterizzato dalla capacità di sovvertire completamente la realtà: può volare sino al cielo, scendere nell’Ade e modificare le cose a suo piacimento senza alcun vincolo di verosimiglianza e senza macchiarsi di “hybris”. La commedia si conclude con una sconfitta ma, mentre nella tragedia la sconfitta e la sofferenza toccano l’eroe, nella rappresentazione comica questo destino è riservato al suo antagonista. Questo scontro tra bene e male, tra virtù e corruzione è tradotto in forma drammatica mediante una struttura caratteristica della commedia antica, vale a dire l’agone o scontro di parole. Infine, per quanto riguarda il dramma satiresco, esso era una rappresentazione di tipo comico, di solito messa in scena dopo le tragedie, allo scopo di risollevare l’animo degli spettatori, incupito dagli eventi tragici.