Scopriamo attraverso le opere di Apollonio Rodio, Euripide e Pier Paolo Pasolini il fascino e la complessità di Medea.

Dall’epica alla tragedia, dal teatro al cinema, dalla Grecia classica all’età contemporanea, la figura di Medea per la sua complessità è sempre stata nel corso del tempo oggetto di importanti opere teatrali e cinematografiche.
MEDEA NE “LE ARGONAUTICHE”
Quanto di Medea raccontato nella tragedia di Euripide può essere compreso solamente conoscendo l’inizio della sua storia con Giasone raccontata ne “Le Argonautiche”, poema in esametri in quattro libri di Apollonio Rodio. Secondo il mito Zeus aveva salvato Elle e Frisso, figli di Atamante, dalle insidie mortali tese loro dalla matrigna, inviando in soccorso un ariete dal vello dorato. L’animale avrebbe dovuto trasportare I due fratelli al di là del Ponto ma a destinazione arriva solo Frisso perché Elle cade in mare durante il viaggio; il re della Colchide ospita il giovane Frisso che sacrifica l’ariete a Zeus in segno di riconoscenza. Tuttavia, poiché l’oracolo voleva che il vello tornasse in Grecia, Elia, re di Iolco in Tessaglia, affida a Giasone figlio del suo fratellastro il pericoloso compito di recuperare il vello sperando in questo modo di eliminare per sempre l’unico legittimo pretendente al trono. Nei quattro libri vengono perciò narrate le imprese che Giasone e gli argonauti dovranno compiere. Nel terzo libro Afrodite su richiesta di Era e Atena invia suo figlio Eros a Medea la figlia del re Eeta perché si innamori di Giasone. Per concedere il vello Eeta pone condizioni durissime; Giasone dovrà aggiogare due torri feroci, arare un campo enorme, seminarvi i denti di serpente e uccidere gli uomini armati che nasceranno dei. Giasone supera le prove Solo grazie al filtro magico datogli da Medea Giasone riuscirà a superare le prove; la giovane infatti dopo aver invano resistito all’amore per lo straniero cede alla passione e si accinge a seguirlo in Grecia.

LA TRAGEDIA GRECA DI EURIPIDE
“Medea” è una tragedia di Euripide rappresentata nel 431 a.C. La tragedia comincia con Medea che viene ripudiata da suo marito Giasone. Quest’ultimo ha infatti preferito a lei la figlia di Creonte, re di Corinto, Glauce. Creonte, poiché teme che Medea con le sue arti magiche possa vendicarsi, decide di mandarla in esilio ma, convinto dalle preghiere della donna, le concede ancora un giorno. Medea userà infatti quel giorno per mettere in atto la sua vendetta. In un acceso dibattito con Medea Giasone cerca inutilmente di giustificare il ripudio sostenendo di aver pensato al futuro dei figli e della stirpe, dal momento che Medea era una barbara, ma lei lo accusa di essere un mistificatore. Così Medea fingendo di riappacificarsi con Giasone e con la famiglia regnante, decide di donare a Glauce un peplo e una corona che sono però imbevuti dei suoi filtri magici; a portare questi doni saranno i suoi stessi figli che la donna vuole uccidere per arrecare il massimo dolore possibile al marito. Tuttavia dopo che i doni sono stati inviati Medea dovrebbe compiere l’infanticidio ma la donna indugia venendo sopraffatta dall’amore materno, infine però vinta dalla brama di vendetta agisce. Anche Glauce e Creonte muoiono dilaniati dai doni mortali di Medea, Giasone vorrebbe vendicarsi ma Medea è ormai in salvo sul carro del Sole. La tragedia si conclude con Giasone che inveisce contro la natura Barbara di Medea, la quale portando con sei i figli gli avrebbe sottratto anche l’ultima consolazione, ovvero la loro sepoltura. La coesistenza di fattori razionali e irrazionali nella figura di Medea emerge in particolar modo nella rhésis del quinto episodio, che precede l’uccisione dei figli; a quel punto infatti l’analisi razionale della sua situazione conferma a Medea la necessità di compiere quella vendetta alla quale è irresistibilmente spinta da un impulso irrazionale. Per questo motivo Medea è divenuta il simbolo degli estremi a cui puoi giungere la natura umana.

IL FILM “MEDEA” DI PASOLINI
“Medea” è un film del 1969 diretto da Pier Paolo Pasolini, ne fu produttore Franco Rossellini e attrice principale, nel ruolo di Medea, Maria Callas. Il film venne girato in Cappadocia, ad Aleppo (Siria), a Pisa e a Grado e ripercorre la storia di Medea dall’arrivo di Giasone in Colchide fino al triste epilogo in cui la donna compie la sua vendetta uccidendo i figli suoi e di Giasone. A differenza della tragedia euripidea, il film si conclude con Medea che, dopo aver ucciso i suoi figli, incendia la sua dimora; Giasone tenta di riportarla alla ragione ma Medea, tra le fiamme, risponde solo con un’ultima invettiva piena di rabbia nei confronti del marito. La partecipazione di Maria Callas nel ruolo di protagonista venne considerata un evento straordinario e tra la famosa cantante lirica e Pasolini nacque un’amicizia che continuò anche dopo la produzione del film. Nel libro di Nico Naldini “Pasolini, una vita” vengono riportate le parole che Pasolini avrebbe utilizzato per spiegare la scelta della Callas quale protagonista del film:
“Ho pensato subito a Medea sapendo che il personaggio sarebbe stato lei. Delle volte scrivo la sceneggiatura senza sapere chi sarà l’attore. In questo caso sapevo che sarebbe stata lei, e quindi ho sempre calibrato la mia sceneggiatura in funzione della Callas. […] Lei viene fuori da un mondo contadino, greco, agrario, e poi si è educata per una civiltà borghese. Quindi in un certo senso ho cercato di concentrare nel suo personaggio quello che è lei, nella sua totalità complessa”.
