Caso PPP: gettiamo luce sul delitto Pasolini con lo spettacolo di Carlo Lucarelli

A metà tra un’inchiesta e un diario, “PPP/ Un segreto italiano” è uno spettacolo prodotto da Carlo Lucarelli che racconta la vita, l’assassinio, le opere e il pensiero di Pasolini, adottando un punto di vista innovativo. 

Carlo Lucarelli, il 'mio' Pasolini un giallo ancora irrisolto - Libri -  Altre Proposte - ANSA

Il 5 novembre andrà in scena l’adattamento drammaturgico di “PPP/ Un segreto italiano”, opera di Lucarelli che mostra il lato umano e al contempo crudo dell’intero caso PPP, un’occasione da non perdere per approfondire la vita e il pensiero di uno dei più grandi scrittori del ‘900 italiano e per cercare di svelare il mistero che aleggia dietro la sua morte.

Chi è Carlo Lucarelli?

Carlo Lucarelli (1960-) è uno scrittore e sceneggiatore italiano, autore di famose collane di gialli e produttore di opere teatrali, conduttore di programmi radiofonici e televisivi.

Tra i suoi ultimi lavori, troviamo “PPP/ Un segreto italiano“, adattamento teatrale dell’omonimo romanzo-inchiesta pubblicato nel 2015, che verrà rappresentato il 5 novembre al Teatro Massimo di Cagliari per la quarta edizione del festival “Legger_ezza”.

L’intero spettacolo è stato prodotto grazie alla collaborazione de “La Fabbrica Illuminata” e “Il Crogiuolo” e “lanciato” nel 2022, a cento anni dalla nascita di Pasolini; Lucarelli sarà in prima linea, accompagnato dall’attrice Elena Pau e dal pianista Alessandro Nidi.

Tra parole e musica, Pasolini rinasce, si riappropria della sua vita, dei suoi spazi, delle sue passioni, dei suoi pensieri, dei suoi ideali.

PPP / Un Segreto Italiano”, al Teatro Massimo di Cagliari Carlo Lucarelli  omaggia Pier Paolo Pasolini - S&H Magazine

Oltre la letteratura: il Pasolini civile

Volevo raccontare il Pasolini intellettuale” afferma Lucarellii segreti attorno alla sua morte e cosa ha rappresentato per i cittadini italiani della mia generazione […]. La forza del pensiero e dell’eredità che Pasolini ci ha lasciato sta, al di là dei bellissimi film, libri, poesie, nell’attualità di una passione civile, politica, storica nei confronti del nostro Paese”.

Perché non si può fare a meno di sottolineare il ruolo che Pasolini ha rivestito tra gli anni ’50 e ’70, non solo come poeta, romanziere, regista, giornalista, ma anche come attivista sociale e politico.

Sono gli anni delle stragi, e “sapere troppo” è un rischio per la propria incolumità. Pasolini lo sapeva.

E Lucarelli, nel suo libro come nell’omonimo spettacolo, ce lo fa notare, descrivendo il Pasolini civile.

Pasolini (1922-1975) aveva esordito come poeta dialettale, scrivendo le “Poesie a Casarsa” – confluite poi in “La meglio gioventù”; negli stessi anni, ha composto poesie in lingua raccolte in “L’usignolo della Chiesa Cattolica” (scritto tra il 1943 e il 1949). Negli anni ’50 si è dedicato alla poesia civile con gli undici poemetti de “Le ceneri di Gramsci”, seguiti da “La religione del mio tempo”, “Poesie in forma di rosa” e “Trasumanar e organizzar”, sperimentando quello che potremmo definire giornalismo in versi. In contemporanea, si è occupato della stesura dei suoi due romanzi di formazione “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta” i cui protagonisti appartengono al sottoproletariato delle borgate romane. In “Una vita violenta” emerge anche il tema politico: infatti, il giovane picchiatore fascista prenderà la tessera del PCI.

Inoltre, Pasolini è stato un grande regista cinematografico, tra le sue pellicole ricordiamo Accattone (1961), Mamma Roma (1962), la Trilogia della vita e “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975).

Nel 1955  ha fondato a Bologna “Officina”, rivista politicamente impegnata.

Infine, la sua parabola di grande scrittore si chiude con gli “Scritti corsari” (1975) e le “Lettere luterane” (1976), pubblicate postume, che raccolgono gran parte dei suoi interventi militanti su riviste e giornali: si tratta di articoli “incendiari”, brutalmente sinceri, a volte apparentemente contraddittori, controversi, attaccabili, eccessivamente esposti e pericolosamente critici.

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Un personaggio scomodo da eliminare

La notte del 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini viene ucciso. Il presunto colpevole è il diciassettenne Pino Pelosi che lo avrebbe massacrato di botte e, poi, investito ripetutamente con l’auto.

I più credono che si sia trattato di un efferato delitto politico, messo a punto da più persone che “avevano paura” di Pasolini.

Pasolini era uno che non si faceva i fatti suoi, una persona che parlava troppo, un giornalista che scriveva troppo. Occorreva farlo stare zitto.

Poche settimane prima di essere assassinato stava scrivendo il suo terzo romanzo “Petrolio” (rimasto incompiuto), riguardante la misteriosa morte di Enrico Mattei, presidente dell’ENI, vittima di un presunto incidente aereo; stava indagando sui colpevoli delle stragi e aveva affermato di conoscere i nomi dei responsabili del “golpe”: “Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969 […] Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974“.

Pasolini sapeva di essere un personaggio scomodo, sapeva di dover morire.

Alla ricerca della verità perduta

L’oscura vicenda di Pasolini si collettivizza: il caso PPP è diventato il dramma di tutti, tanto da essere definito un “segreto italiano”.

Il suo è stato un delitto politico. I colpevoli temevano Pasolini e la sua incontenibile volontà di parlare, di raccontare, di ribellarsi, di esporsi, di intervenire.

Come sottolinea, ancora una volta, Lucarelli il caso PPP è un giallo irrisolto: “Esiste una verità giudiziaria, e un colpevole, Pino Pelosi, ma la sentenza passata in giudicato non convince […]. In PPP cerco di rendere conto di una verità soggettiva, partendo da una certezza: Pier Paolo Pasolini è stato ucciso consapevolmente da più persone; i colpevoli forse lo odiavano, forse gli faceva paura […].  La verità oggettiva forse non la conosceremo mai“.

Ci sono troppe cose che non quadrano: tra indagini misteriose, piste improbabili, complotti assurdi, confessioni estorte, processi infiniti, accuse credibili e condanne inverosimili.

Purtroppo (almeno al momento), non bastano le analisi politiche, le ricerche storiche, le ricostruzioni; ci sono molti indizi, ma l’incongruenza regna sovrana e più passa il tempo, più diminuiscono le probabilità di trovare il vero colpevole, il mandante.

“PPP/ un segreto italiano” cerca di raccontare come sono andate le cose, come potrebbero essere andate, cerca “di mettere insieme i fatti per arrivare alla verità” (cit Lucarelli), come lo stesso Pasolini ci ha insegnato.

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