Lo sappiamo tutti: Trieste viene annessa all’Italia molto tardi, a Prima Guerra Mondiale finita. Ma in pochi sono a conoscenza della terribile guerra che si stava preparando nel capoluogo friulano.
Trieste è un caso geopolitico molto interessante da analizzare, oltre ad essere una città stupenda. Le vicissitudini che ha passato quel territorio nel corso della storia, soprattutto contemporanea, sono molteplici e, alle volte, al limite dell’incredibile. Molti di noi la legano solamente al Risorgimento e alla Prima Guerra Mondiale, ma la realtà è che Trieste si è vista protagonista di molte altre svolte interessanti. Come, per esempio, la dimenticata quasi-guerra di metà ‘900. Ma andiamo a vedere insieme.
Trieste in compendio
Trieste ha una storia parecchio lunga e complessa, ma riportiamone giusto i sommi capi per capire la modernità. Nel ‘700 diventa un importantissimo centro portuale per l’Impero Austro-ungarico, che la considera un ottimo punto di congiunzione fra la cultura mediterranea e quella mitteleuropea e slava. Essendo un meltingpot di lingue, tradizioni e etnie da sempre, Trieste è anche una viva casa-base dell’irredentismo italiano. Infatti, la popolazione si divide fra i fedelissimi dell’Impero, tipicamente di discendenza slava, e chi si sente già italiano dentro. Fra molti conflitti intestini, si arriva fino al primo conflitto globale, che porta all’annessione di Trieste nel 1920, con il trattato di Rapallo. Ma molte questioni rimangono irrisolte.
La Seconda Guerra Mondiale e l’inizio delle complicazioni
Con la Seconda Guerra Mondiale, Trieste si attesta ancora come comodo territorio di confine, a metà fra il fascismo italiano e il comunismo non allineato jugoslavo. Il fatto che nemmeno 3o anni prima quella terra fosse passata arbitrariamente all’Italia non va bene a molti, tanto che la Liberazione dal regime viene presa come una lotta di supremazia. Il primo maggio, infatti, le truppe di Tito occupano la città, cacciando i fascisti prima degli Alleati e instaurando la legge jugoslava. Qualche giorno dopo, Tito proclama Trieste una territorio indipendente, non nascondendo però le sue mire di annessione. Nel 1947 viene firmato il Trattato di Parigi, con il quale Trieste diviene territorio libero, provvisoriamente diviso fra zona A (il centro cittadino), sotto il controllo degli Alleati, e zona B (la periferia), sotto la Jugoslavia.
La guerra sfiorata del 1953
Alla fine del 1953, Tito tiene un discorso patriottico alla Nazione jugoslava, nominando anche Trieste. Una cattiva traduzione in italiano, però, fa intendere che voglia annettere militarmente la zona B della città, invadendo una parte italiana. L’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Pella, risponde a tono con un discorso in Campidoglio, nel quale afferma che l’Italia è pronta a difendersi. Conseguentemente, manda delle truppe tra Trieste e Gorizia, così da scongiurare un’invasione comunista. Inoltre, propone un referendum popolare in tutto il territorio triestino, per far sì che sì che la popolazione scelga democraticamente sotto quale dominio vivere. La Jugoslavia, però, rifiuta. Si sfiora la guerra, con entrambi gli eserciti schierati ai rispettivi fronti e le proteste nella città friulana. Dobbiamo aspettare il 1954, però, con il Memorandum di Londra, per vedere una discesa definitiva della tensione. Gli Alleati, che fanno da garanti, propongono che la zona A rimanga sotto l’Italia e la zona B alla Jugoslavia. Soltanto nel 1975, con il Trattato di Osimo, queste divisioni divengono rigidi confini e smettono del tutto le rivendicazioni per Trieste.