Topolino era fascista? Come Walt Disney è riuscito a fare più propaganda di Mussolini

Quando anche Topolino e Paperino vennero reclutati per essere utilizzati nella propaganda di Hitler e Mussolini tra cinema e carta stampata. 

Cartolina dell’epoca raffigurante il duce mentre tiene in braccio una bambina.

Strano ma vero. In tempi di guerra ogni strumento diventa utile se utilizzato per fini propagandistici, anche i cartoni animati. Vediamo insieme come la storia abbia attraversato anche nella cinematografia Disneyana.

DISNEYLAND E IL TERZO REICH: COSA LI ACCOMUNA?

È noto come la cinematografia mondiale si lasci ispirare dagli eventi storici, portando la realtà sullo schermo come un tempo faceva il genere neorealista. Il potere del cinema sta nel suo riflettere la società oltre quello di veicolare messaggi politici con l’obiettivo di influenzare gli spettatori. Per tale ragione durante i regimi registi di fama mondiale sono diventati uno strumento per propagare tali messaggi. Der Fuehrer’s face fu un cortometraggio animato prodotto dalla Disney uscito in piena Seconda guerra mondiale e valse alla Disney il suo ennesimo Oscar come miglior cortometraggio d’animazione. Il cortometraggio mostra la giornata di Paperino fra saluti nazisti e la lettura del Mein Kampf per poi essere accompagnato in una fabbrica bellica. Il duro lavoro porta Paperino all’esaurimento, fino a quando non suona la sua sveglia, capendo di aver fatto solo un incubo. Nel finale abbraccia la Statua della Libertà, dimostrandosi orgoglioso della sua cittadinanza Americana. Il finale del film è molto più aperto di quanto possa sembrare, in quanto oltre a mostrare l’influenza del regime nazista, evidenzia quanto sia stato ponderante il ruolo degli Stati Uniti in qualità di paladini della giustizia. Oltre la Disney abbiamo l’Olympia di Leni Riefenstahl, documentario che la regista girò alle Olimpiadi del 1936, realizzato per esporre la potenza del regime Nazista sul grande schermo, quasi come se il documentario fosse realmente un film della parentesi Nazista. Per tale ragione ogni film che non venisse prodotto dalla Germania non veniva proiettato in alcuna sala, anche se le dichiarazioni del proprietario di un cinema affermarono che nella cancelleria del Reich i film Disney fossero proiettati assiduamente. Sarà stato per la vicinanza del creatore di Topolino al regime oppure per la presenza di numerosi riferimenti nei prodotti Disney alla Germania di Hitler? Probabile, ma si dice che anche lo stesso Mussolini fosse un grande fan dei prodotti firmati Walt Disney, in quanto si vociferava che al duce piacesse leggere Topolino tra un’apparizione pubblica e l’altra. A causa dello spropositato successo del fumetto, arrivato per la prima volta in Italia nel 1930 con il quotidiano torinese La gazzetta del popolo, si aprì la caccia ai diritti e solo Mondadori riuscì a vincerla. I rapporti tra Mondadori e il Duce non erano certo un segreto, proprio sotto la Mondadori venne pubblicata la biografia Dux e, sempre la Mondadori, era riuscita a contendersi l’acquisto e la divulgazione di diverse opere come quelle di d’Annunzio, poeta vicino alle ideologie del Duce, destinate alle scuole. Vi furono inoltre contatti diretti fra Disney e il Duce stesso come confermato da Romano Mussolini, figlio del Duce, in quanto dichiarò che un giorno a Villa Torlonia si presentò lo stesso Walt che regalò a lui e alla sorella Anna Maria una statuetta in legno di Topolino. Ma con l’ingresso degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale, neanche Topolino venne risparmiato.

Immagine tratta dal cortometraggio.

QUANDO LA PROPAGANDA INCONTRA I BAMBINI

Veicolare messaggi politici utilizzando come strumenti i media sono l’obiettivo della propaganda. Se diffondere un’ideologia ai tempi della Grande Guerra era qualcosa di limitato e circoscritto, con la Seconda guerra mondiale diventerà realtà. Ogni regime infatti ha avuto i suoi metodi propagandistici, dai cosiddetti Bücherverbrennungen in cui vennero bruciati centinaia di migliaia di libri fino al culto della personalità di Stalin. Già si conosce il processo di censura che investi l’Italia intera nel momento in cui Mussolini  prese il potere, ma questo processo propagandistico non toccò solo la politica e i mass media: basta citare il processo linguistico che vide la cancellazione di termini stranieri all’interno della lingua italiana e che, per tale ragione, libri di Hemingway non arrivarono mai nelle librerie italiane. Come dimenticarsi poi di quella volta in cui Louis Armstrong venne in concerto in Italia e venne presentato come Luigi Fortebraccio. Tanti I poeti come Pirandello e gli artisti come il futurista Marinetti abbracciarono le ideologie fasciste e contribuirono nella sua diffusione. Per tale ragione opere straniere sparirono dalla circolazione, eccetto quella piccola creatura con una coda e due orecchie la cui popolarità era ormai insuperabile. Il nostro Mickey Mouse ebbe una rapida evoluzione dapprima con l’uscita di numerosi cortometraggi e, successivamente, sulla carta stampata, apparendo nelle strisce a fumetti dei quotidiani. La sua notorietà sarà tale che, nel momento in cui in pieno regime fascista Mussolini proibì la circolazione di film stranieri in modo tale da ripulire il cinema italiano, la stessa sorte toccherà alla carta stampata e al nostro Topolino, subendo però un trattamento diverso: infatti gli verrà semplicemente italianizzato il nome, proprio come accadde a Luis Armstrong, passando da Mickey Mouse a Tuffolino. Non si trattò però di un semplice cambio di nome in quanto, a causa dell’entrata degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale, non vennero concesse proroghe e, per tale ragione, vi fu una sostituzione del personaggio. Assunse infatti un volto più umano e vennero ampiamente cambiate anche le trame a cui i piccoli lettori erano ormai abituati. Per la situazione che si era venuta a creare, Topolino dovette essere utilizzato per fini propagandistici differenti vista la sua diffusione in tutto il mondo. Ad esempio, negli Stati Uniti continuò ad essere il Mickey Mouse di sempre, anche se non mancarono storie come Topolino nella seconda guerra mondiale (in originale: Mickey Mouse on a Secret Mission) la cui trama riprende la Francia occupata dai tedeschi con Topolino che deve combattere contro due spie naziste. In Italia invece vi fu soltanto una guerra burocratica dopo che Hitler, una volta essere venuto a conoscenza dell’utilizzo di Topolino, volle bloccare la diffusione del fumetto ovunque, anche in Italia. Un moderno processo di manipolazione che portò ad evidenziare come in un regime l’utilizzo dei media determini il suo successo, rientrando anche in un processo pedagogizzante. Dalla radio il cui utilizzo veicolava comunicazioni sui successi della propria Nazione, dal giornale che si ridusse ad un bollettino fino alle arte, dalla musica al cinema, ogni media diventò manifesto della propria Nazione.

L’ARTE DEL CONSENSO: L’ARMA PIÙ FORTE

L’arrivo delle leggi fascistissime del 1925 con la fondazione dell’Ovra, dell’istituzione di un tribunale speciale che doveva giudicare reati di tipo politico, di tutti i partiti politici bollati come fuorilegge e, infine, con la censura sulla stampa e su organi di propaganda, il regime assunse il volto di regime totalitario. Per totalitarismo si intende un paradigma che racchiude: il culto del capo, il controllo dell’apparato economico e, infine, il regime controlla anche i mezzi di comunicazione partendo dalla radio a finire al cinema e ovviamente i giornali, sui quali il capo viene elevato rispetto alla popolazione venendo definito come eccezionale in tutto. Si arrivò a formare addirittura un ministero definito della propaganda che avesse il compito controllare le notizie in uscita per evitare possibili danni d’immagine. Per tale ragione, in tempi di guerra, le cui potenze mondiali conducevano parallelamente la guerra all’immagine della propria Nazione, fu specialmente il cinema ad arruolarsi per combattere questa guerra di consensi. Rappresentare la propria ideologia anche attraverso la scelta di creare personaggi di bianchi a discapito di quelli dalla pelle nera (spesso associati agli antagonisti) ne sono la prova. Tale discrepanza è stata nuovamente sollevata con l’uscita de La Sirenetta in cui per la prima volta la protagonista ha la pelle nera, suscitando non poche polemiche. Il cinema stesso veniva aiutato economicamente dal regime e, con la nascita dell’istituto Luce (Sigla di L’Unione Cinematografica Educativa) l’arma più forte, come veniva chiamata da Mussolini, divenne finalmente il sogno diventato realtà di cui parlava Cenerentola. Non si parlò più di educare quanto di inculcare il rispetto del regime da parte di uomini il cui culto li rese delle divinità nonostante, a quanto si dicesse, il film preferito di Hitler fosse Biancaneve e i sette nani.

 

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