Il 7 giugno del 1654, Luigi XIV viene incoronato re di Francia, facendo iniziare il mito del Re Sole e della monarchia assoluta.
Sono passati ben 368 anni da quando Luigi XIV è salito sul trono del Regno di Francia, consegnandosi alla storia come il sovrano più eccentrico e potente di sempre. Il Re Sole, infatti, è ormai diventato un personaggio della cultura pop, oltre che una pietra miliare imprescindibile nei programmi scolastici di ogni ordine e grado. Ma, oltre al lusso di Versailles, il regno di Luigi XIV è interessante, almeno a livello accademico, per le scelte politologiche prese da lui e dai suoi collaboratori.
Il regno di Luigi XIV
Incoronato il 7 giugno del 1654, Luigi XIV Borbone prende il posto del padre, Luigi XIII, al comando della Francia. Il suo sarà il regno più longevo della storia transalpina, vista la sua notevole durata di settantadue anni. Il periodo in cui si trova a vivere è uno dei più complessi di sempre, non solo per il suo Stato, quanto per tutto il mondo fino ad allora conosciuto. Infatti, deve affrontare come sovrano ben tre conflitti, oltre a diversi crisi economiche e sociali. Alla storia si regala come colui che pronunciò la famosa massima “L’Etat c’est moi“, chiaro segno della sua visione politica assolutista.
Jean Bodin e Les six livres de la République
Facciamo un salto indietro al 1576. In quell’anno, il famoso teorico politico Jean Bodin pubblica il suo capolavoro, Le six livres de la République. E’ un trattato politico composito, in sei tomi, il cui obiettivo è quello di definire lo Stato e la sovranità sulla base del diritto e i limiti che questi si devono porre per quanto riguarda l’esercizio del potere. Secondo lui, lo Stato è il governo giusto che si esercita con il potere sovrano su diverse famiglie e su tutto ciò che esse hanno in comune fra loro. Sua anima e cardine è il potere sovrano, che è assoluto e perpetuo, indivisibile e inalienabile. Infatti, non è cedibile a persone che non siano regnanti; è indivisibile fra più organi, ma appartiene a un’istituzione sola; è perpetuo in quanto non è sottoposto a vincoli temporali, ma è ereditario; è assoluto, sciolto da leggi precedenti e da lui emanate, perché non riconosce alcuna istanza superiore ed è in grado di dare regole ai sudditi, rimanendone esente.
Monarchia limitata e assoluta
Sebbene Bodin venga tacciato di assolutismo, questo si installerà veramente con la venuta di Luigi XIV al trono di Francia. All’epoca del filosofo politico, vi era una monarchia limitata, in quanto l’autorità regia veniva moderata da poteri che la Costituzione assegnava ai magistrati e ai Parlamenti locali, che, allora, ufficializzavano le leggi. I limiti della monarchia erano, per Bodin, le leggi di natura, quelle divine e quelle fondamentali (consuetudinarie, riguardano lo status e la podestà del sovrano, come legge salica, inalienabilità del de magno regio, divisione sociale in ceti, cattolicità del sovrano e intangibilità della proprietà privata dei capifamiglia). Inoltre, il regime monarchico è per lui il miglior modo di organizzare uno Stato, oltre che il più stabile e sicuro; può essere democratico, se il re permette a tanti sudditi di avere una funzione pubblica.