Fastidioso, lagnoso, fifone, bevitore convinto e donnaiolo, ma ha anche dei difetti. Nonostante la sua presenza a volte pesante, è in realtà utile riconoscere l’importanza di Ranuncolo, spalla cantante di “The Witcher”.

“The Witcher” è una serie tv fantasy del 2019 prodotta per il sito di streaming Netflix, con protagonista il celebre attore britannico Henry Cavill (“Superman”). La storia, già famoso gioco di ruolo per PC, prende ispirazione dall’omonima serie di romanzi del polacco Andrzej Sapkowski, e narra le avventure di Geralt di Rivia, un “witcher” (in italiano uno “strigo”), cioè un umano potenziato creato per uccidere i mostri. La serie si prende la libertà di costruire intorno alla figura dell’enigmatico e apatico Geralt anche le vite di chi lo circonda, da Cirilla di Cintra a Yennefer di Venderberg fino al bardo Ranuncolo, canticchiatore di professione.
RANUNCOLO
Nella serie di romanzi il vero nome di Ranuncolo è Julian Alfred Pankratz, visconte di Lettenhove, noto nella versione polacca semplicemente come Jaskier e traslato in inglese come Dandelion. Il suo scopo è quello di accompagnare il witcher Geralt di Rivia nel corso delle sue avventure, allietandolo con le sue canzoni melodiose colme di racconti eroici, di cui è un esperto. Nella serie Ranuncolo incontra Geralt durante il secondo episodio, decidendo di seguirlo nella sua spedizione, desideroso di comporre una canzone eroica. Così, come fu nello Shrek del 2001, un nuovo Ciuchino parte all’avventura accollandosi ad un reticente solitario, canticchiando in maniera inopportuna durante tutto il tragitto. Nonostante il nemico non sia stato sconfitto, alla fine di questo episodio Ranuncolo deciderà comunque di comporre la celebre canzone “Toss a coin to your Witcher” affermando con convinzione, davanti alle proteste di Geralt per il testo troppo falso e irrispettoso, che “Con il rispetto non si fa la storia” (né tantomeno le hit). Questo mette ben il luce il carattere del bardo, che si rivela spettatore non davvero necessario degli eventi, ben convinto della preferenza del pubblico di sentir cantare belle avventure piuttosto che la verità. Ranuncolo, pur non frequentando più le ricche corti di Cintra, canterà ogni evento della serie, plasmandone le sfaccettature a sua necessità così come il momento richiede, a volte con l’aiuto del suo mandolino, a volte solo con una litania intollerabile, facendo il punto della storia fin dove la si conosce.

L’AEDO
Guardando il modo in cui si approccia alla storia, viene naturale accostare la figura di Ranuncolo a quella dei famosi cantori di poesie della storia, primi tra tutti gli aedi. L’aedo (dal greco aoidòs, cantare) detto anche “rapsodo”, nell’Antica Grecia era colui che si dilettava nell’intonare poemi. Essendo la civiltà greca una cultura prevalentemente orale, la trasmissione di opere e poemi epici doveva essere affidata a uomini in grado di tramandare la memoria dei popoli. L’aedo narrava la storia più antica, come la guerra di Troia, le avventure di Odisseo, o la semplice mitologia greca, proponendo versioni mitiche di un tempo che la popolazione bramava di conoscere. Dovendo ricordare tutto a memoria, non era raro che cambiasse versione ad ogni nuovo racconto, aggiungendo dettagli su eventi che non sempre aveva detto la volta prima, togliendone poi altri per riproporli di nuovo la volta successiva. L’importante per l’aedo era avere formule fisse, come epiteti e scene emblematiche per ricordare i fatti importanti, aiutandosi anche con la narrazione in versi e l’uso della lira (una specie di chitarra). A causa della sua capacità di allietare con questi argomenti così sentiti dalla popolazione, l’aedo ricopriva un ruolo davvero essenziale nella società. Era chiamato ad esibirsi in case aristocratiche durante le feste private, durante i simposi, e spesso addirittura durante le celebrazioni religiose.
IL BARDO
Diretto discendente dell’aedo è sicuramente il bardo. Il bardo (dal latino bardus) si esibiva nelle corti dei signori, specialmente nelle zone delle popolazioni celtiche di Irlanda e Galles. Sotto pagamento egli tesseva, con l’uso della musica, di storie e di poesie in rima, le lodi dall’aristocratico che lo pagava. In caso di mancato stipendio era autorizzato a comporre invece una satira, dove accentuava i maggiori difetti della società di cui signori facevano parte. Così come in Grecia, i popoli celtici non avevano una grande tradizione scritta, perciò l’esposizione orale era privilegiata quando si desiderava ripercorrere la storia di un popolo. Di nuovo, come gli aedi, in quanto memoria del mondo, i bardi erano una fetta essenziale della società. Lì citò anche Giulio Cesare come membri autorevoli della casta sacerdotale dei celtici, insieme ai druidi e ai vati, in certi luoghi distinti dalla gente comune anche per il mantello che indossavano. Come Ranuncolo ben rappresenta, i bardi avevano la nomea di essere giullari indottrinati, esperti nel parlare e nel trasformare piccole imprese in grandi gesta epocali. Arrivarono ad essere presi talmente tanto in considerazione che, alla fine, girava voce che non averne uno al proprio servizio fosse un presagio di grande sfortuna, così come rifiutargli sostentamento quando erano in viaggio. Spesso, quando si fermavano nelle taverne e nelle osterie, ricevevano comunque vitto e alloggio in cambio di alcune esibizioni per i clienti. Esempio di questo è la scena della seconda stagione in cui Ranuncolo, ospite di una taverna, beve e mangia cantando “Burn Butcher Burn“, giocando con l’assonanza della parola “butcher” (macellaio) a quella di “witcher”. Ringrazia il pubblico e gli ricorda “if you can” (se potete) di lasciare un soldo al bardo.
LO SCALDO
Lo stesso ruolo svolevano gli scaldi, cantori di epoca vichinga. Essi creavano, non dissimilmente da aedi e bardi, poemi di difficile composizione metrica, in cui dimostravano la loro erudizione. Dovevano elogiare i signori che li assumevano, cantandone le gesta, sottolineandone le origini mitiche ed eroiche. A poco a poco le loro rime divennero anche il simbolo delle aspettative del popolo, in quanto si fecero ben presto portatori di un tipo di poesia detta “scaldica”. La poesia scaldica era un tipo di poesia complessa, composta da formule metriche e parafrasi impossibili da decifrare. I temi toccavano vari argomenti a seconda dell’interesse dello scaldo. Potevano essere panegirici, o versi di riflessione sulle proprie speranze, o anche semplici composizioni per singoli eventi. In quanto simbolo delle speranze del popolo divennero ben presto conosciuti e importanti nella società, accolti volentieri dalle corti del paese e ricompensati con preziosi gioielli e pagamento sostanziosi detti skaldfé (ricompensa dello scaldo).
IL MENESTRELLO
I menestrello, più semplicemente, nella società feudale di Francia e Sicilia del X secolo, erano incaricati di intrattenere il castello dove alloggiavano. Erano musicisti di umili condizioni, che si proponevano di esibirsi con danze come il saltarello nelle piazze o nelle corti, allietando le genti con la loro musica di natura profana, del tutto priva di sacralità. Non componevano la loro musica, piuttosto preferivano cantare ballate già esistenti, come poemi composti da altri, su eventi mitico già noti. In una storia come “The Witcher”, la presenza di Ranuncolo, musico, bardo, menestrello, scaldo e aedo, oltre a divertire il pubblico, attenua e storicizza anche la profonda aria fantasy che si respira nella saga. “The Witcher” tratta di magia, umani potenziati, mostri ed elfi, creando inevitabilmente un universo a parte. Ricostruisce da capo storie e mitologie di cui il pubblico, nonostante il miglior sforzo possibile di immaginazione, è sostanzialmente inconsapevole. Ranuncolo infastidisce, ma insegna, fungendo da memoria di un mondo di cui non si conosce niente e di cui non si hanno altre informazioni se non le scene su schermo o la narrazione del libro. Influenzato dall’ambientazione medievale, il suo personaggio si inserisce perfettamente nel contesto senza stonare, divenendo, anzi, parte storica accurata di un mondo che ha ben poco di reale.