Per ricercare l’origine della Giornata mondiale della tubercolosi, bisogna tornare indietro al 1882 attraverso il contributo di un medico tedesco.

140 anni sono passati da quel 24 marzo 1882, data simbolo della scoperta delle cause scatenanti di un morbo, la tubercolosi, che proprio in quel periodo minacciava l’Europa. A distanza di oltre un secolo, oggi ne ricordiamo la ricorrenza.
La peste bianca
La tubercolosi è una malattia infettiva diffusa, oltre che nell’uomo, anche nel regno animale, sebbene solo la varietà bovina possa avere per noi delle complicanze. Nonostante la sua forma più comune colpisca i polmoni, talvolta può estendersi ad altri organi concavo-cavernosi. Nella sua forma più grave, nel caso di immunodeficienza da HIV per esempio, si può sviluppare una tubercolosi miliare diffusa nell’organismo. La malattia si trasmette per via aerea tramite goccioline di saliva o secrezioni bronchiali, talvolta striate di sangue.
Tuttavia, si tratta di un’infezione piuttosto lenta. Chi venga colpito, dovrà aspettare infatti tra i 21 giorni e le 3-4 settimane perché possa risultare contagioso. Anche se, in media, la malattia poi progredirà all’interno dell’organismo entro i primi cinque anni, o comunque almeno entro i due anni.
Chiamata nel corso del tempo con diversi nomi provenienti dalla tradizione antica, quello che sicuramente colpisce è che venga nominata “peste bianca” per via del pallido aspetto che i malati assumevano. L’accostamento di tali termini può risultare contraddittorio se pensiamo al bianco come di un colore puro, vergineo. Questa espressione infatti può assumere un ulteriore livello di significato, specie durante l’Ottocento europeo.

La tubercolosi nell’Europa del Romanticismo
Sebbene sia un morbo antichissimo, ritrovandone gli effetti sui resti di un mammut di 18.000 anni fa, sembra che il suo picco sia sia raggiunto tra XVIII-XIX secolo. Risale a questo periodo la nomina di peste bianca, seguendo quell’ideale tipico del Romanticismo, dell’attenzione al piano emozionale. Non a caso tale “malattia romantica”, che ricordo, impiegava anni per il suo sviluppo all’interno dell’organismo, garantiva l’emergere di una sensibilità nuova in chi fosse infetto.
La sua alta mortalità non lasciava scampo, non restava far altro che mettere in ordine ciò che rimaneva in ballo prima di tirar le cuoia. Sempre più spesso si iniziò a considerare la morte da tubercolosi quasi come se fosse un buon modo per andarsene, rappresentando così la purezza spirituale. Fu poi Lord Byron a scrivere nel 1828 di desiderare una morte come quella che “concedeva” la tubercolosi, inaugurando un nuovo modo di riferirsi ad essa come la malattia degli artisti.

La scoperta di Robert Koch
Nato nel 1843 in una piccola cittadina vicino Hannover, in Germania, Koch fu il terzo di tredici figli, la maggior parte dei quali emigrati oltre oceano. La sua esperienza con la medicina ebbe inizio nel 1862 all’Università di Gottinga, facendosi subito riconoscere per le proprie doti attraverso la vittoria di premi per le sue ricerche. Rimanendo quasi sempre all’interno dei confini nazionali, nel 1870 si arruolò come medico militare nella guerra franco-prussiana, per poi essere assegnato come ufficiale medico a Wöllstein. Qui aprì quello studio che, a distanza di un decennio, lo marchierà come padre della batteriologia.
Continuando ad esercitare la professione, nel tempo libero si dedicava allo studio in laboratorio di agenti patogeni come quello dell’antrace. Arrivò alla conclusione che a provocare le malattie fossero, in certi casi, dei piccoli organismi individuati grazie ai rudimentali microscopi dell’epoca. Il salto di qualità ci fu dal 1880 quando divenne consigliere imperiale per la sanità, posizione che gli permise di mettere a punto nuove sperimentazioni. Di lì a poco individuò infatti, la presenza di batteri all’interno del sangue e a coltivarli in vitro per approfondirne la natura. Quel batterio, noto oggi come bacillo di Koch, venne iniettato in cavie animali confermando la natura batterica del contagio della tubercolosi. Tutti risultati, questi, resi noti il 24 marzo 1882 ad una conferenza a Berlino, confluendo poi nell’articolo “L’eziologia della tubercolosi”.
Esattamente 100 anni dopo, dal 24 marzo 1982 l’Assemblea generale della Nazioni Unite deciderà di dedicare la giornata alla lotta contro l’allora “peste bianca”, in onore all’opera scientifica di Koch.
