“Strappare lungo i bordi” è la nuova frontiera del tragico? Ce lo spiega Aristotele

La serie di Zerocalcare sembra slegata in una serie di gag comiche che negli episodi finali acquisiscono tutt’altro senso… Sino a divenire ciò che Aristotele identifica con la tragedia.

Figura 1: Alice e Zero che fanno amicizia. Immagine tratta dalla serie tv.

La serie racconta di Zero, un ragazzo che a sedici anni si innamora a prima vista di Alice. La sua insicurezza lo porta però non solo a non dichiararsi mai alla ragazza, nonostante lei lo ricambi, ma nemmeno a cogliere i suoi tentativi di approccio. In seguito a una serie di relazioni sbagliate e insuccessi lavorativi, la storia di Alice finisce per sfociare in tragedia…

La mediocrità del protagonista

Aristotele nella Poetica analizza gli elementi che devono presenziare in un’opera affinché si possa definire una tragedia. Nonostante nel teatro greco antico si parli di eroi, divinità e personaggi di una certa importanza, il protagonista non deve essere perfetto. Se lo fosse, il pubblico non riuscirebbe a simpatizzare con lui, non proverebbe pietà e timore e non riuscirebbe a raggiungere la catarsi. Il primo requisito affinché dunque gli spettatori si emozionino è quello di creare un personaggio imperfetto, che sbaglia e crea dolore prima di subirne. Ecco quindi che sin dall’antichità gli eroi sono personaggi che sbagliano, con dei difetti (come ad esempio nel caso di Edipo che vediamo spaventato dal perdere il trono, arrogante e avventato) che li porteranno a scegliere la strada della rovina.

Così anche Zero, seppur fondamentalmente buono (si preoccupa per i suoi amici, è sempre pronto ad aiutare, ha sempre un occhio di riguardo per tutti) ha l’enorme difetto di aver paura dell’avvenire. Quasi come la scelta 0 di Kierkegaard, è impossibilitato nel compiere qualsiasi decisione possa cambiare la sua vita. Vorrebbe infatti che tutto rimanesse immutato, ma soffre quando vede gli altri andare avanti (come ad esempio nel caso dell’incontro con la ragazzina-topo a cui faceva ripetizioni dieci anni addietro).

Strappare lungo i bordi: tutte le citazioni della serie di Zerocalcare
Figura 2: Zero a casa di Alice, mentre la consola. Immagine tratta dalla serie tv.

La punizione superiore alla colpa

Proprio questa paura del cambiamento che lo porta all’impossibilità di agire, avrà una profonda conseguenza sul suo rapporto con Alice. Non riuscendo mai a comprendere i comportamenti della ragazza, infatti, presto il loro rapporto diventa quello di due semplici amici che nel frattempo cominciano a uscire e fidanzarsi con altre persone, di cui però si dicono poco. Alice finirà quindi per ingabbiarsi in una relazione molto tossica con un ragazzo che la maltratta e la picchia; quando, dopo tanti tira e molla, riesce ad uscirne, è Zero che cerca. I due si ritrovano a casa di lei, abbracciati, quasi sul punto di baciarsi… Ma la tensione diventa per l’impaurito Zero insostenibile e il ragazzo si defila. Non risponderà neanche alle chiamate di Alice che, a causa di alcuni problemi di lavoro, da Roma si deve ritrasferire a Biella dai genitori. Poco tempo dopo la ragazza si suicida (fuori scena: il fatto è riportato solo verbalmente, come il genere richiede sin dall’antichità).

Come accennato precedentemente, la colpa dell’eroe nella tragedia è di poco conto rispetto alla punizione. Spesso nella tragedia, infatti, la sorte che il protagonista subisce è infinitamente più dolorosa rispetto a quella che sarebbe dovuta essere rispetto agli errori da lui commessi. Questo è anche il caso del suicidio di Alice: come anche Zero riconosce, non si può infatti dire che sia stato lui ad ucciderla. La decisione della ragazza è stato frutto di diversi fattori che non dipendevano da lui, sebbene forse un supporto più concreto da parte sua avrebbe potuto fare qualche differenza, oppure molta… Ecco che il protagonista è devastato dal dolore, dai sensi di colpa, dall’angoscia per quanto accaduto. Ed ecco che lo spettatore prova compassione e timore.

La catarsi

Siamo quindi all’episodio finale: il funerale è in corso e il protagonista scopre quello di cui tutta la vita è stato ignaro (o ha negato a sé stesso di vedere). Alice aveva tentato più volte di dichiararsi e lui non lo aveva mai compreso. Il dolore lo devasta, tanto che esce boccheggiando dalla palestra in cui i genitori della ragazza stanno ancora tenendo il discorso funebre, incapace di inalare aria. Assieme a lui anche noi proviamo le stesse sensazioni, il protagonista sta venendo punito in maniera totalizzante per colpe che forse non dovrebbero neanche essere chiamate tali, per le sue debolezze.

A far scattare la catarsi è Sarah. Arriva proprio quando Zero è a pezzi e lo soccorre, ricomponendo i cocci sparsi. Lo aiuta a dare un senso, ad affinare le sue emozioni. Queste, per citare la filosofa Nausbamm, sono giudizi: noi giudichiamo un oggetto, un evento o una persona, e in base al giudizio proviamo determinate risposte emotive. Sarah riesce a farci aggiustare il tiro: è questo che significa catarsi; capire quando provare adeguate risposte emotive (e quindi timore e pietà) e per chi. Lo stesso avviene a Zero; il protagonista riesce così a comprendere, tramite la sua guida, cosa sia giusto provare o meno. E sullo sfondo non riesce a scomparire quell’ironia comica che accompagna tutta la serie: battute liberatorie, a suo modo aiutanti della stessa catarsi (citata non a caso dallo stesso Armadillo durante il tragitto per andare al funerale, con la riflessione sardonica sulla somiglianza tra le parole “catarsi” e “catarro”) che purificano così l’animo dello spettatore assieme, forse, a quello dell’autore.

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