Con “Alien Vs. Predator”, ecco spiegate le tecniche di caccia degli animali marini

Grazie a questo celebre film, andremo alla scoperta di tutte quelle tecniche di caccia che sono più diffuse tra gli animali marini.

“Alien vs. Predator” è un film datato 2004 in cui vengono spiegati i rapporti tra cacciatori, ovvero i Predator, e le prede, cioè gli Alien. Nel film, i Predator vengono per l’appunto descritti come una specie estremamente intelligente e con avanzate tecnologie in grado di renderli abilissimi cacciatori. Allo stesso modo, nel mondo acquatico, si sono evolute diverse tecniche di caccia a seconda della preda e dell’anatomia del predatore.

RAM FEEDING

Questa, è una tecnica utilizzata prevalentemente dai pesci e prevede l’apertura della bocca attraverso la contrazione del muscolo ipoassiale sternoioideo, con conseguente abbassamento della mascella. La sola apertura della bocca risulta però essere abbastanza limitata e pertanto, per aumentare le possibilità di catturare la preda, i pesci aumentano la velocità di nuoto quando sono piuttosto vicini alla preda e, una volta in prossimità di questa, aprono la bocca per poi compiere un ultimo scatto per afferrarla. A questo punto, la bocca viene nuovamente chiusa attraverso la contrazione dei muscoli adduttori della mandibola. Questa tecnica di caccia viene prevalentemente utilizzata da teleostei ed elasmobranchi.

SUZIONE

Un’altra tecnica utilizzata frequentemente dai pesci è quella della suzione, tecnica che prevede una fase d’aspirazione per ingerire le prede. In questo caso si verifica l’espansione della cavità buccale e delle camere opercolari che, insieme, determinano una diminuzione della pressione all’interno della bocca in grado di aspirare l’acqua e le prede al suo interno. Questa tecnica viene specialmente utilizzata dai teleostei più evoluti, ossia quelli che presentano un sufficiente numero di componenti ossee nel cranio coinvolte nelle operazioni di alimentazione.  Inoltre, in molto pesci, per aumentare le possibilità di successo durante la caccia, si ha un misto tra le tecniche di suzione e ram feeding.

FILTRAZIONE

Questa tecnica viene invece utilizzata nel momento in cui le prede sono di piccole dimensioni e, la loro cattura, può avvenire solamente da parte di quei pesci che presentano strutture adatte a questo processo. Il processo di filtrazione è reso possibile grazie alla presenza di strutture molto ramificate associate alle branchie, ovvero gli archi branchiali e le branchiospine. Queste importanti strutture sono localizzate sul fondo della bocca e sono organizzate in lamine contrapposte, di modo tale che vadano a costituire un vero e proprio filtro. Gli animali filtratori possono poi essere distinti in due gruppi, ovvero i filtratori attivi e i filtratori passivi. Al primo gruppo sono per esempio ascritti lo squalo balena e lo squalo bocca grande e, grazie alla contrazione di una sorta di pompa aspirante localizzata sul pavimento della cavità orale, sono in grado di richiamare acqua dall’esterno per inviarla alla faringe. Nel gruppo dei filtratori passivi sono invece ascritti lo squalo elefante, l’aringa e gli sgombri e, in questo caso, gli animali nuotano in avanti mantenendo la bocca aperta. Dalla bocca, l’acqua raggiunge le branchie e infine le branchiospine, dove il cibo rimane intrappolato. Il cibo può pero essere separato anche con metodi che non prevedono la filtrazione. In alcune specie marine, la particolare struttura degli archi branchiali consente la formazione di un vortice d’acqua sul palato dove, il muco presente, intrappolerà le particelle alimentari contenute nell’acqua.

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